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domenica 23 ottobre 2016

Miracolo Eucaristico a Buenos Aires quando era arcivescovo papa Francesco

Nel 1996, quando papa Francesco era vescovo ausiliare a Buenos Aires, un noto Miracolo Eucaristico ebbe luogo. E’ lo stesso Papa attuale che chiese che la reliquia fosse fotografata ed il fatto fosse esaminato.
Nel 1996, quando papa Francesco era vescovo ausiliare del Cardinal Quarrancino a Buenos Aires, un noto Miracolo Eucaristico ebbe luogo. E’ lo stesso Papa attuale che chiese che la reliquia fosse fotografata ed il fatto fosse esaminato. I risultati sono stupefacenti. Il 18 agosto 1996 alle 19.00, il Padre Alejandro Pezet celebrava la S.Messa nella Chiesa che si trova nel centro commerciale della città. Mentre stava finendo di distribuire la S. Comunione, una donna si avvicinò per dirgli che aveva trovato una ostia gettata in fondo alla chiesa. Recandosi sul luogo indicato, Padre Alejandro video l’ostia profanata. Dal momento che non poteva consumarla, la mise in un piccolo contenitore d’acqua e mise il tutto nel tabernacolo della cappella del SS Sacramento. Lunedì 28 agosto, aprendo il tabernacolo, vide con grande stupore che l’ostia si era trasformata in una sostanza sanguinosa.
Egli informò Mons.Jorge Bergoglio che diede istruzioni perché l’Ostia fosse fotografata in modo professionale. Le fotografie, scattate il 6 settembre, mostrano chiaramente che l’ostia, che era diventata un frammento di carne sanguinante, era anche molto aumentata di dimensioni. Per molti anni l’Ostia rimase nel tabernacolo ed il fatto era rimasto nel più rigoroso silenzio. Dal momento che l’ostia non aveva subito alcuna visibile decomposizione, Mons.Bergoglio decise di farla analizzare scientificamente. Il 5 ottobre 1999, alla presenza dei rappresentanti di Mons.Bergoglio, divenuto arcivescovo, il dott. Castanon prelevò un campione del frammento sanguinante e lo inviò a New York per essere analizzato. Poiché non voleva influenzare i risultati dell’esame, decise di non rivelare l’origine del campione al team di scienziati. Uno degli scienziati era il noto cardiologo e patologo medico legale, il dotto Frederic Zugiba. Egli stabilì che la sostanza analizzata era vera carne e vero sangue contenente DNA umano. Zugiba dichiarò: “Il materiale analizzato è un frammento del muscolo cardiaco che si trova nella parete del ventricolo sinistro in prossimità delle valvole. Questo muscolo è responsabile della contrazione del cuore. Va ricordato che il ventricolo sinistro del cuore pompa sangue a tutte le parti del corpo. Il muscolo cardiaco in esame è in una condizione infiammatoria e contiene un gran numero di globuli bianchi. Ciò indica che il cuore era vivo al momento del prelievo. La mia tesi è che il cuore era vivo dal momento che i globuli bianchi, al di fuori di un organismo vivente, muoiono, perché hanno bisogno di un organismo vivente per sostenerli. Quindi la loro presenza indica che il cuore era ancora vivo quando il campione è stato preso. Per di più questi globuli bianchi sono penetrati nel tessuto, ciò indica che il cuore aveva subito un grave stress, come se il proprietario fosse stato picchiato duramente sul petto”.
Due australiani il giornalista Mike Willesee e l’avvocato Ron Tesoriero, furono testimoni di questi test. Conoscendo la provenienza del campione, furono sbalorditi dalle dichiarazioni del dott.Zugiba. Mike Willesee chiese allo scienziato per quanto tempo avrebbero potuto restare vivi dei globuli bianchi del sangue, qualora fossero appartenute ad un pezzo di tessuto umano conservato in acqua. Il dott Zugiba rispose che esse avrebbero cessato di esistere nel giro di pochi minuti. Il giornalista rivelò allora al dottore che il frammento dal quale era stato effettuato il prelievo, era stato tenuto per un mese in acqua normale e poi, per tre anni, in un contenitore di acqua distillata e che solo dopo ciò era stato prelevato il campione per l’analisi. Il dott Zugiba rimase molto colpito dai fatti e dichiarò che non esisteva alcuna spiegazione scientifica. A sua volta domandò: “Dovete spiegarmi una cosa: se questo campione proviene da una persona morta come è possibile che mentre esaminavo il campione, i globuli erano in movimento e pulsavano? Se questo cuore proviene da qualcuno che è morto nel 1996, come può essere tuttora in vita?” Solo allora Mike Willesee rivelò al dott Zugiba che il campione analizzato proveniva da un’Osta consacrata (pane bianco non lievitato) che si era misteriosamente trasformata in carne umana sanguinante. Sbalordito da questa informazione, il dott Zugiba rispose: “Come e perché un’ostia consacrata possa cambiare la sua specie per diventare carne viva e sangue umano, rimarrà un mistero inspiegabile per la scienza, una mistero del tutto al di là della mia competenza”.
Dopo questi fatti, il dott Ricardo Castanon Gomez dispose che il referto di laboratorio risultante dagli esami del campione dell’ostia di Buenos Aires, fosse messo a confronto con gli esami del Miracolo di Lanciano, ancora una volta senzarivelare l’origine del campione esaminato. Gli esperti che eseguirono questo confronto conclusero che i due referti riguardavano ambedue campioni provenienti dalla stessa persona. Segnalarono anche che i due campioni rivelavano sangue tipo AB +. Questo sangue rispetta le caratteristiche di un uomo nato e vissuto in Medio Oriente. Solo la fede nell’intervento straordinario di Dio può dare una risposta ragionevole! Dio desidera che prendiamo coscienza che Egli è veramente presente nel mistero dell’Eucarestia. Il Miracolo Eucaristico di Buenos Aires è un segno straordinario confermato dalla scienza. Attraverso questo segno Gesù desidera risvegliare in noi una fede viva nella sua Reale Presenza nell’Eucarestia, reale e NON simbolica. E’ solo con gli occhi della fede e non con i nostri occhi umani che lo vediamo sotto l’apparenza del pane e del vino consacrati. Nell’Eucarestia, Gesù ci vede e ci ama e desidera salvarci. (L’Arcivescovo Bergoglio è diventato Cardinale nel 2001 e questo Miracolo è stato pubblicato dopo lunghe ricerche).

Ritratti di Santi: S. Giovanni Paolo II (brano del libro di padre Antonio Sicari)

 Nel periodo che intercorse tra la fine dell’occupazione tedesca e l’organizzazione del potere sovietico, completò in maniera organica la formazione seminaristica e gli studi di teologia. A volte, però, anche il sacerdozio sembrava non bastargli: nella sua anima sentiva l’urgenza di una consacrazione a Dio più radicale, simile a quella di San Giovanni della Croce, il santo carmelitano che l’affascinava con la sua dottrina mistica. Così fece pubblicare, proprio sulla rivista dei carmelitani di Cracovia, un suo poema intitolato Canto sul Dio nascosto, di intonazione tipicamente sanjuanista, che era quasi una promessa a Dio: “Lentamente tolgo luce alle parole… e, piano, in tutto metto il nulla che attende l’alba della creazione, per creare uno spazio alle tue mani tese… O immenso! Occupi solo una minuscola cella ed ami luoghi solitari e vuoti. Poiché Tu sei il silenzio stesso, questo grande Tacere, da ogni suono di voce fammi libero, ed entra in me Tu solo, col tuo fremente essere e col vento che trema fra le mature spighe”. Per l’artista - che un tempo s’era completamente affidato al suono salvifico della “parola” e alla ribalta del palcoscenico - questa invocazione per accogliere il “grande silenzio” di Dio (“da ogni suono di voce fammi libero”) e questa aspirazione ad abitare una cella minuscola e solitaria indicavano una profonda maturazione interiore (alla quale alludevano le “spighe mature”). Ma l’arcivescovo di Cracovia, al quale Karol doveva obbedienza, non volle saperne di quella vocazione monastica. In quegli anni l’esigenza primaria era d’avere nuovi preti capaci di ricostruire, dato che il clero era stato decimato dai nazisti: 3.646 sacerdoti erano stati imprigionati o internati nei campi di concentramento; di essi 2.647 erano stati uccisi. In pratica era scomparso un terzo del clero polacco. Il giovane Wojtyla prometteva una riuscita eccezionale, e il Vescovo non volle perderlo. […] Negli ultimi anni, molti si chiesero perché mai Giovanni Paolo II volesse restare tenacemente al suo posto, “non avendo paura” nemmeno di esporre al mondo, in maniera impietosa (come sanno essere impietose certe riprese televisive!) la propria decadenza fisica, fino ad accontentarsi, in ultimo, di gesti tremuli e di suoni inarticolati. Ma non tutti sapevano o potevano ricordare ciò che lui stesso aveva svelato di quel primo momento in cui aveva accettato la “nomina” a Pontefice. Proprio allora gli si era imposto “un accostamento strano”. Aveva pensato “a quei malati incurabili condannati alla carrozzella, o inchiodati al loro letto, persone spesso giovani e coscienti del procedere implacabile della loro malattia, prigioniere della loro agonia per settimane, mesi, anni” e vi aveva trovato un incitamento “a fare la volontà del Padre celeste, quali che siano la nostra debolezza e le nostre vedute personali”. Per questo aveva accettato l’elezione. Come poteva abbandonare il suo posto, proprio nel tempo in cui quella prima intuizione si faceva realtà? Così, in quegli ultimi giorni del mese di marzo 2005, se ne stava nel suo letto d’infermo, consapevole che migliaia di giovani in piazza assistevano alla sua agonia. Dicono che abbia mormorato: “Vi ho chiamato e siete venuti”, consapevole che - solo per quell’ultima malattia era stato Lui a richiamarli, col suo dolore. “In casa si sentiva tutto - ha raccontato il segretario del Pontefice scomparso -: la piazza, la preghiera, la presenza dei giovani e lui se ne è accorto perché è stato cosciente sino alla fine. L’ultimo giorno, il sabato (2 aprile), io personalmente l’ho sentito dire: Totus tuus”. Più tardi sospirò: “Lasciatemi andare dal Signore”. E andò da Lui, nella sera in cui la Chiesa già era in festa per la “Divina Misericordia”. Padre Antonio Maria Sicari, Il secondo grande libro dei RITRATTI DI SANTI, Jaca Book, Milano 2006

Nella banalità di un giorno..S.Giovanni Paolo II

Quando si giunge alla fine di una giornata ci si domanda:"Cosa ho combinato oggi di importante?".
E magari non si ricorda niente di cosi ecclatante che abbia cambiato il mondo o solo il modo di vedere la realtà o solo un momento felice.Girare tra le vetrine ormai è la moda più conosciuta..l'ho fatto anche oggi.Guardare almento un centinaio di volte il telefonino o smartphone come benedetto si chiama oggi..l'ho fatto anche oggi.Girare in macchina e prendersela lunga...l'ho fatto nel traffico anche oggi.Tante cose ricorrono o rincorrono....Eppure un barlume di luce nella banalità c'è? (punto di domanda o esclamativo?)
Si!La novità è la fedeltà alla quotidianità....Non fuggire.E Restare attaccati alle piccole obbedienze di ogni giorno.I genitori anziani da accudire,i figli da consigliare,aiutare,gli amici da sentire,accompagnare,i servizi che dobbiamo fare,le fatiche che dobbiamo sopportare...
E giungere al momento della preghiera per ricordare ed offrire a Dio il giorno che è passato.
Ho vissuto e Lui mi è stato accanto,ha visto quello che tra le righe io non ho visto e c'è stato ..nulla è banale ai suoi occhi ,come nulla è banale ad un Padre..ed io lo sò perchè sono padre anch'io...
Nel capire questo una luce nuova entra nelle cose e nei gesti che ho fatto oggi.
Ed ora li rivedo attraverso i Suoi occhi e sono cose e gesti grandi...
Li ho fatti pensando al bene e Lui per
questo mi vuole bene.E a "Non Avere paura" di un giorno "uguale".
(Oggi era la festa di S.Giovanni Paolo II...e Lui dal cielo mi protegge)
Valter

lunedì 3 ottobre 2016

Signore,insegnaci...(M.Delbrel)

"Signore, insegnaci il posto
Che tiene, nel romanzo eterno
Avviato fra te e noi,
Il ballo singolare della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni;
In essa quel che tu permetti
Dà suoni strani
Nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
Come un vestito da ballo che ci farà amare da te,
tutti i suoi dettagli
Come indispensabili gioielli."
(M.Delbrel)



Offerta della propria giornata a Dio (S.Teresa di Lisieux)

La sua preghiera di offerta della giornata:

"Dio, ti offro tutte le azioni che farò oggi, nelle intenzioni e per la gloria del Sacro
Cuore di Gesù; voglio santificare i battiti del
mio cuore, i miei pensieri e le mie opere più
semplici unendoli ai suoi meriti infiniti, e riparare le mie colpe gettandole nella fornace del suo amore misericordioso.
O mio Dio! ti domando per me e per
coloro che mi sono cari la grazia di compiere
perfettamente la tua santa volontà, di accettare per tuo amore le gioie e le pene di questa vita passeggera affinché siamo un giorno riuniti nei Cieli per tutta l'eternità.
Così sia. 

(S.Teresa di Lisieux)



Intervista a Padre Antonio Sicari sulla figura di S.Teresa di Lisieux

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-teresa-di-lisieuxla-consapevolezza-di-essere-amati-17572.htm#.V--yRepuJEI