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lunedì 17 agosto 2015

"Se qualche volta cadete..." S.Teresa d'Avila

Notizie di questi giorni e FESTA DELL'ASSUNTA

In Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù. Questa festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene (papa Benedetto XVI). Buona Festa dell'Assunta!
E in Italia?

In Francia il 15 agosto campane a distesa e preghiere per i cristiani d’Oriente perseguitati.
papaboys.org


USA: donna dichiarata clinicamente morta durante il parto ritorna in vita dopo che il marito prega


"Quello che è grave nella Chiesa di oggi è una sostanziale debolezza, se non equivocità, delle strutture formative ecclesiastiche responsabili della formazione del clero e di una sana intellettualità cattolica che dovrebbe essere espressione della cultura cattolica e, in forza di essa, protesa al dialogo con le varie posizioni che si profilano nella società”. .(Don Luigi Negri)
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Per gli amici del Movimento Ecclesiale Carmelitano tornati da Avila

Festival Biblico Gli appuntamenti del fine settimana
(Pamela Villoresi nella sua interpretazione di S. Teresa d'Avila)



LA GIOIA INCONTRATA AD AVILA ATTRAVERSO S.TERESA VI ACCOMPAGNI SEMPRE NEL CAMMINO DELLA VITA !

"Teresa intese la vita come un cammino di perfezione lungo il quale Dio conduce l’uomo, di mansione in mansione, fino a Lui e, allo stesso tempo, lo mette in viaggio verso gli uomini. Per quali cammini vuole portarci il Signore, seguendo le orme di santa Teresa e tenuti per mano da lei? .....
Teresa di Gesù invita le sue monache a «procedere con letizia» servendo (Cammino 18, 5). La vera santità è gioia, perché «un santo triste è un triste santo». I santi, prima di essere eroi coraggiosi, sono frutto della grazia di Dio agli uomini. Ogni santo ci mostra un tratto del multiforme volto di Dio. In santa Teresa contempliamo il Dio che, essendo «sovrana Maestà, eterna Sapienza» (Poesia 2), si rivela vicino e compagno e prova gioia a conversare con gli uomini: Dio si rallegra con noi. E, sentendo il suo amore, nella santa nasceva una gioia contagiosa che non poteva dissimulare e che trasmetteva attorno a sé. Questa gioia è un cammino che bisogna percorrere per tutta la vita. Non è istantanea, superficiale, tumultuosa. Bisogna cercarla già «agli inizi» (Vita 13, 1). Esprime la gioia interiore dell’anima, è umile e «modesta» (cfr. Fondazioni 12, 1). Non si raggiunge con la scorciatoia facile che evita la rinuncia, la sofferenza o la croce, ma si trova patendo travagli e dolori (cfr. Vita 6, 2; 30, 8), guardando al Crocifisso e cercando il Risorto (cfr. Cammino 26, 4). Perciò la gioia di santa Teresa non è egoista né autoreferenziale. Come quella del cielo, consiste nel «gioire della gioia di tutti» (Cammino 30, 5), mettendosi al servizio degli altri con amore disinteressato. Come disse a uno dei suoi monasteri in difficoltà, la santa dice anche oggi a noi, soprattutto ai giovani: «Non smettete di camminare gioiosi!» (Lettera 284, 4). Il Vangelo non è un sacco di piombo che si trascina pesantemente, ma una fonte di gioia che colma di Dio il cuore e lo spinge a servire i fratelli!"

martedì 11 agosto 2015

Oltre 5.500 giovani si danno appuntamento ad Avila per l’Incontro Europeo dei Giovani nel contesto del V Centenario della Nascita di Santa Teresa di Gesù


Punto
05//08//2015


Oltre 5500 giovani di tutta Europa (Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, Polonia, Malta, Lettonia) sono giunti ad Avila per partecipare all'Incontro Europeo dei Giovani, che si celebra nel contesto del V Centenario della Nascita di Santa Teresa di Gesù.
L'incontro, organizzato dalla Conferenza Episcopale Spagnola in collaborazione con la diocesi di Avila e con l'Ordine del Carmelo Scalzo, ha scelto come motto la frase teresiana: "In tempi cattivi, amici forti di Dio".
L'appuntamento ruoterà attorno alla figura di Santa Teresa di Gesù, con l'obiettivo di far conoscere la sua figura e la sua importanza nella vita della Chiesa. Ogni giorno i giovani si divideranno in gruppi, seguendo i tre itinerari previsti, che portano il nome delle opere più significative della Santa.
Le mattinate saranno dedicate alla catechesi e alla formazione, dirette dagli oltre 30 vescovi spagnoli che saranno presenti ad Avila. I pomeriggi avranno una dinamica più ricreativa e libera, con la proposta "scegli la tua avventura": un totale di 15 attività per accostarsi a Santa Teresa e vivere la fede da giovani.
Nelle serate, la protagonista sarà la musica. Tre festival musicali offriranno ai giovani la possibilità di apprezzare degli artisti cattolici contemporanei

Preghiera mondiale per la pace in occasione dei 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila.

Una Preghiera mondiale per la pace in occasione dei 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila. A proporla sono i Carmelitani scalzi che quest’anno ricordano la mistica spagnola con una serie di celebrazioni nei cinque continenti. A sostenere l’iniziativa anche Papa Francesco, che ha elevato la sua preghiera all’inizio della Messa odierna a Santa Marta, alla presenza del preposito generale e del vicario dei Carmelitani scalzi.

“Mi unisco di cuore a quest'iniziativa - ha detto il Papa - affinché il fuoco dell’amore di Dio vinca gli incendi di guerra e di violenza che affliggono l’umanità e il dialogo prevalga dovunque sullo scontro armato. Santa Teresa di Gesù interceda per questa nostra supplica”.
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La Preghiera prende spunto dal seguente testo teresiano"Tutto il mondo è in fiamme [...]e noi dovremmo sprecare il tempo in domandare cose, che se venissero esaudite, potrebbero impedire a qualche anima di entrare in Cielo? No, sorelle mie, non è questo il tempo da sciupare in domande di così poca importanza!" (Teresa de Jesús, Cammino di perfezione 1,5).
Ecco il testo completo della preghiera
Tutto il mondo è in fiamme è il grido di dolore di Teresa nel vedere i conflitti, le guerre e le divisioni della società e della Chiesa della sua epoca. Oggi anche noi facciamo nostro quel grido e lo presentiamo a Gesù sotto forma di supplica: Signore, il mondo è in fiamme!
Come Santa Teresa, sappiamo che le nostre forze non basteranno per raggiungere il dono prezioso della pace. Afferriamoci allora, con esse, alla forza della croce redentrice di Cristo: "¡Oh Signor mio, mia misericordia e mio bene! Quale più grande tesoro posso io desiderare in questa vita se non d'esservi così strettamente unita, che non ci sia alcuna separazione tra Voi e me? Che cosa non si può intraprendere per Voi avendovi così vicino?"
Accanto alla Croce di Gesù, per mano della Vergine Sua Madre e nostra Madre, per mano di Teresa, preghiamo Dio che aumentino le occasioni di dialogo e incontro tra gli uomini, che impariamo a chiedere perdono, affinché la pace sgorghi nel mondo come frutto della riconciliazione che Egli è venuto a portarci.
Preghiamo:
Signore Nostro Dio, che per il Tuo Spirito hai chiamato Santa Teresa di Gesù, per mostrare alla Tua Chiesa il cammino della perfezione, concedici di vivere la sua dottrina e accendi in noi il desiderio della vera santità, il cui frutto è la riconciliazione che porta alla pace. Per nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

lunedì 10 agosto 2015

Che gioia è se non è condivisa? (articolo di P.Aldino Cazzago sui 2 giovani sposi generosi di Kilis)

di P. Aldino CAZZAGO ocd Mentre il problema dell’«invasione» degli immigrati dal Nord Africa domina ormai quotidianamente le cronache di televisioni e giornali di casa nostra, mentre ognuno di noi tenta di elaborare qualche personale riflessione sull’accoglienza senza avere poi il coraggio di esplicitarla in pubblico per paura di qualche spiacevole reazione contraria, si verificano senza troppo clamore e rilevanza mediatica episodi di autentica umanità e di “carità”.
Un pranzo condiviso
Alla fine di luglio due giovani sposi della città turca di Kilis, vicinissima ai confini con la Siria, hanno invitato al loro pranzo di matrimonio ben 4000 persone e, si badi bene, non certo per manie di grandeur. Queste 4000 persone erano e sono una piccolissima porzione del milione e mezzo di profughi siriani che vivono nei campi allestiti entro i confini turchi. L’idea di condividere la loro gioia con altri meno fortunati è venuta al padre dello sposo. «Ho pensato, ha esclamato, che consumare una cena deliziosa con i nostri amici e con la nostra famiglia non era necessario, soprattutto sapendo che ci sono tante persone bisognose vicino a noi». Da lì il passo è stato breve perché è bastato contattare una organizzazione turca che si occupa di assistere i profughi e donarle i risparmi raccolti per la festa di matrimonio. La generosità degli sposi non si è fermata all’atto della donazione del denaro. Le fotografie li mostrano in eleganti abiti nuziali mentre dietro a un camion-bar distribuiscono il cibo ai profughi. «È stato il momento più bello della mia vita, ha commentato il giovane sposo. Vedere la felicita negli occhi dei bambini siriani è stato impagabile. Abbiamo cominciato il nostro viaggio verso la felicità rendendo felici altre persone». La sposa, dopo una prima fredda reazione alla proposta che veniva dalla famiglia del marito, ha cambiato parere e ha detto che quel pranzo condiviso è stata «un’esperienza meravigliosa». Ma i motivi per cui gioire non finiscono qui. Gli amici dello sposo hanno aggiunto che quel gesto di condivisione ha fatto nascere il desiderio di «organizzare una festa simile per il loro matrimonio».
Perché non confessarlo: anche se gli sposi probabilmente non lo sanno, il fatto accaduto ha, per chi lo vuol vedere, un sapore evangelico, e perciò umano, che non può non interrogarci. Tutti ricordiamo le parole di Gesù: «Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”» (Lc 14,12). Chi tra gli sposi di casa nostra farebbe qualcosa di simile a quello che hanno fatto i due giovani sposi turchi? Chi accetterebbe di condividere un momento di gioia così intimo e personale con molti sconosciuti? Non era più facile dirsi: «A che titolo questi profughi dovrebbero aver parte alla mia festa? Porterò a loro la mia generosità in un altro momento».
La vera felicità
Meglio di tante parole, la risposta a questi interrogativi ci pare ben espressa da una pagina de Il Dottor Zivago di Boris Pasternak. Dopo un lungo periodo di assenza da Mosca, Zivago vi fa ritorno mentre la città, lacerata dagli sconvolgimenti rivoluzionari, è in preda alla fame. Riabbracciati la moglie Tonja e il figlio Saša, alcuni giorni dopo, con i vecchi amici organizza un pranzo. La fortuna aveva voluto che prima di scendere dal treno che lo riportava a casa qualcuno gli regalasse un’anitra. Ecco allora le riflessioni di Pasternak attorno a quel pranzo un po’ speciale e ai suoi commensali:
«La grassa anitra era un lusso inaudito per quei tempi già di fame, ma mancava il pane, così che risultava assurda, addirittura irritante, la suntuosità di quel pranzo». Poi prosegue con queste parole: «Ma la cosa più triste era che tutti [i partecipanti al pranzo] sentivano quella serata come una stonatura di contro le condizioni generali di quel tempo. Era impensabile, infatti, che nelle case dall’altra parte dei vicolo si bevesse e mangiasse, in quel momento, allo stesso modo. Fuori della finestra si stendeva Mosca, oscura, muta e affamata. I suoi negozi erano vuoti e la gente aveva dimenticato persino l’esistenza di cose come la selvaggina e la vodka».
Lo scrittore russo conclude la sua intelligente riflessione su quel pranzo così: «Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è vera felicità, tanto che un’anitra e l’alcool, se unici nella città, non sembrano più nemmeno anitra e alcool. Era questo che amareggiava più di ogni altra cosa».
Non sappiamo se i due giovani sposi turchi conoscevano il romanzo di Pasternak. Sappiamo solo che quando gli uomini ascoltano il senso religioso che abita nel loro cuore, seppur per strade e tradizioni diverse, ma non per questo contrarie, arrivano a vibrare per la stessa verità che «tutti ci domina e tutti ci libera» e capiscono che «la verità è vicina, molto vicina all’amore» (Paolo VI). A Mosca ieri, a Kilis oggi, nel romanzo e nella realtà, ciò che rende felice la vita è sempre la stessa verità: la felicità e la gioia vere hanno sempre il sapore della condivisione.

La costruzione di un’amicizia (I giovani Mec di Catania dai giovani Mec di Siracusa)

Testimonianza Mec di Catania e Siracusa
gruppo CT SR

di Letizia BRUNO
Sappiamo tutti che è bellissimo avere degli amici con cui condividere i momenti più belli e più brutti della nostra vita. Con gli amici siamo liberi di esprimere i nostri pensieri. Per questo, noi della comunità Mec di Catania, abbiamo deciso di andare a trovare i ragazzi di Solarino (Siracusa) giorno 28 giugno 2015 per costruire una nuova amicizia. E’ stato un giorno da ricordare, pieno di divertimento e scambio di opinioni.
La cosa che mi ha colpito appena siamo arrivati a Siracusa è stato quello di vedere tutti i ragazzi fuori dal portone, lì ad accoglierci con un cartellone con su scritto “BENVENUTI”, tutto questo è stato molto commovente. Prima di iniziare la giornata, occorreva che memorizzassimo tutti i nomi delle persone presenti, eravamo tanti, circa trenta; quindi abbiamo pensato di giocare a “radio chiama radio” un gioco ricco di risate che serve proprio ad imparare i nomi di tutti.
Memorizzati tutti i nomi dei ragazzi, siamo passati al momento del confronto fatto di domande.
lasciare il segnoI giovani di Solarino ci hanno posto tante domande perché volevano conoscere la nostra comunità di Catania. Una domanda in particolare mi ha colpito: “Come vi siete conosciuti, è stato difficile per voi costruire una comunità?”. Ovviamente per noi giovani del Mec di Catania, a questa domanda è stato facile rispondere perché, noi ci conosciamo sin da quando eravamo nel pancione delle nostre mamme e di conseguenza è stato naturale stare insieme. Come dire… siamo nati all’interno della comunità e non abbiamo avuto alcuna difficoltà.
Un’altra domanda fatta è stata:
“Il vostro rapporto di amicizia riamane anche al di fuori della comunità?”. Certo che sì! Che amicizia sarebbe altrimenti. Anche se facciamo parte della comunità siamo dei ragazzi come tutti gli altri che amano uscire con gli amici, passare delle serate tutti insieme, anche e soprattutto per conoscerci meglio. A volte succede anche noi di non voler andare a Messa, però alla fine daiii… oltre a incontrare i nostri amici incontriamo Colui che ci ha creato, non è fantastico?
Credo che anche a Lui faccia molto piacere vedere che siamo tutti insieme uniti in preghiera.
Dopo questo momento di confronto, siamo andati a mangiare tutte le delizie che i ragazzi di Solarino hanno preparato solo per noi! Bellissima accoglienza. Buonissimo tutto!
Dopo pranzo, dato che era tutto buonissimo eravamo sazi a non finire, allora abbiamo proposto di vedere un nostro programma video su dvd chiamato “IVeli” (come la trasmissione televisiva ICarly) nel quale sono state registrate le nostre esperienze e le nostre attività durante questi anni vissuti insieme, oltre a delle interviste in cui si parla di argomenti prettamente adolescenziali.
Dopo tanto divertimento e tante osservazioni abbiamo deciso di effettuare le “riprese video” per la seconda puntata di “IVELY” proprio lì a Solarino. Tutti i ragazzi erano felicissimi di questa idea.
Quindii viaa… “Benvenuti noi siamo Vale ed Eli (Valeria ed Elisabetta) e siamo in diretta da Siracusa! Adesso intervisteremo i nostri nuovi amici e chiederemo loro cosa ne pensano di questa nuova amicizia che ci lega e se hanno passato una bella giornata con noi”
Le risposte dei ragazzi sono state bellissime. Siamo davvero diventati veri amici.
A quel punto i nostri compagni di Siracusa volevano un ricordo di questa bellissima giornata, oltre alle tante foto fatte, hanno deciso di imprimere le nostre e le loro mani colorate con i colori a tempera, su di un cartellone. Ovviamente felici per come eravamo, i colori non sono finiti solo sul cartellone ma anche in faccia, sulle braccia e su tutti i vestiti.  Divertente per noi, non molto per le nostre mamme… ohps!segnicolori
Finita questa bellissima giornata dovevamo fare ritorno a casa, eravamo un pò tristi e stanchi, non volevamo lasciarci. Però di una cosa eravamo certi, ci saremmo reincontrati e questo ci ha fatto stare benissimo.
Con la neonata comunità di Solarino siamo in contatto via cellulare, parliamo ogni singolo giorno siamo davvero uniti non vediamo l’ora di rivederci. Siamo tutti felicissimi di aver iniziato a costruire questa bellissima amicizia, grazie ragazzi per il vostro affetto. Vi vogliamo bene.
di Letizia BRUNO
Sappiamo tutti che è bellissimo avere degli amici con cui condividere i momenti più belli e più brutti della nostra vita. Con gli amici siamo liberi di esprimere i nostri pensieri. Per questo, noi della comunità Mec di Catania, abbiamo deciso di andare a trovare i ragazzi di Solarino (Siracusa) giorno 28 giugno 2015 per costruire una nuova amicizia. E’ stato un giorno da ricordare, pieno di divertimento e scambio di opinioni.
La cosa che mi ha colpito appena siamo arrivati a Siracusa è stato quello di vedere tutti i ragazzi fuori dal portone, lì ad accoglierci con un cartellone con su scritto “BENVENUTI”, tutto questo è stato molto commovente. Prima di iniziare la giornata, occorreva che memorizzassimo tutti i nomi delle persone presenti, eravamo tanti, circa trenta; quindi abbiamo pensato di giocare a “radio chiama radio” un gioco ricco di risate che serve proprio ad imparare i nomi di tutti.
Memorizzati tutti i nomi dei ragazzi, siamo passati al momento del confronto fatto di domande.
I giovani di Solarino ci hanno posto tante domande perché volevano conoscere la nostra comunità di Catania. Una domanda in particolare mi ha colpito: “Come vi siete conosciuti, è stato difficile per voi costruire una comunità?”. Ovviamente per noi giovani del Mec di Catania, a questa domanda è stato facile rispondere perché, noi ci conosciamo sin da quando eravamo nel pancione delle nostre mamme e di conseguenza è stato naturale stare insieme. Come dire… siamo nati all’interno della comunità e non abbiamo avuto alcuna difficoltà.
Un’altra domanda fatta è stata:
“Il vostro rapporto di amicizia riamane anche al di fuori della comunità?”. Certo che sì! Che amicizia sarebbe altrimenti. Anche se facciamo parte della comunità siamo dei ragazzi come tutti gli altri che amano uscire con gli amici, passare delle serate tutti insieme, anche e soprattutto per conoscerci meglio. A volte succede anche noi di non voler andare a Messa, però alla fine daiii… oltre a incontrare i nostri amici incontriamo Colui che ci ha creato, non è fantastico?
Credo che anche a Lui faccia molto piacere vedere che siamo tutti insieme uniti in preghiera.lasciare il segno
Dopo questo momento di confronto, siamo andati a mangiare tutte le delizie che i ragazzi di Solarino hanno preparato solo per noi! Bellissima accoglienza. Buonissimo tutto!
Dopo pranzo, dato che era tutto buonissimo eravamo sazi a non finire, allora abbiamo proposto di vedere un nostro programma video su dvd chiamato “IVeli” (come la trasmissione televisiva ICarly) nel quale sono state registrate le nostre esperienze e le nostre attività durante questi anni vissuti insieme, oltre a delle interviste in cui si parla di argomenti prettamente adolescenziali.
Dopo tanto divertimento e tante osservazioni abbiamo deciso di effettuare le “riprese video” per la seconda puntata di “IVELY” proprio lì a Solarino. Tutti i ragazzi erano felicissimi di questa idea.
Quindii viaa… “Benvenuti noi siamo Vale ed Eli (Valeria ed Elisabetta) e siamo in diretta da Siracusa! Adesso intervisteremo i nostri nuovi amici e chiederemo loro cosa ne pensano di questa nuova amicizia che ci lega e se hanno passato una bella giornata con noi”
Le risposte dei ragazzi sono state bellissime. Siamo davvero diventati veri amici.
A quel punto i nostri compagni di Siracusa volevano un ricordo di questa bellissima giornata, oltre alle tante foto fatte, hanno deciso di imprimere le nostre e le loro mani colorate con i colori a tempera, su di un cartellone. Ovviamente felici per come eravamo, i colori non sono finiti solo sul cartellone ma anche in faccia, sulle braccia e su tutti i vestiti.  Divertente per noi, non molto per le nostre mamme… ohps!segnicolori
Finita questa bellissima giornata dovevamo fare ritorno a casa, eravamo un pò tristi e stanchi, non volevamo lasciarci. Però di una cosa eravamo certi, ci saremmo reincontrati e questo ci ha fatto stare benissimo.
Con la neonata comunità di Solarino siamo in contatto via cellulare, parliamo ogni singolo giorno siamo davvero uniti non vediamo l’ora di rivederci. Siamo tutti felicissimi di aver iniziato a costruire questa bellissima amicizia, grazie ragazzi per il vostro affetto. Vi vogliamo bene.

Papa Francesco -Udienza di Mercoledì 5 Agosto 2015- I discorsi del Papa vanno letti integralmente!

La Famiglia - 21. Famiglie ferite (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Con questa catechesi riprendiamo la nostra riflessione sulla famiglia. Dopo aver parlato, l’ultima volta, delle famiglie ferite a causa della incomprensione dei coniugi, oggi vorrei fermare la nostra attenzione su un’altra realtà: come prenderci cura di coloro che, in seguito all’irreversibile fallimento del loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una nuova unione.
La Chiesa sa bene che una tale situazione contraddice il Sacramento cristiano. Tuttavia il suo sguardo di maestra attinge sempre da un cuore di madre; un cuore che, animato dallo Spirito Santo, cerca sempre il bene e la salvezza delle persone. Ecco perché sente il dovere, «per amore della verità», di «ben discernere le situazioni». Così si esprimeva san Giovanni Paolo II, nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 84), portando ad esempio la differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l’ha provocata. Si deve fare questo discernimento.
Se poi guardiamo anche questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli – e i piccoli guardano –, con gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità un’accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni. Per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli. Loro sono quelli che soffrono di più, in queste situazioni. Del resto, come potremmo raccomandare a questi genitori di fare di tutto per educare i figli alla vita cristiana, dando loro l’esempio di una fede convinta e praticata, se li tenessimo a distanza dalla vita della comunità, come se fossero scomunicati? Si deve fare in modo di non aggiungere altri pesi oltre a quelli che i figli, in queste situazioni, già si trovano a dover portare! Purtroppo, il numero di questi bambini e ragazzi è davvero grande. E’ importante che essi sentano la Chiesa come madre attenta a tutti, sempre disposta all’ascolto e all’incontro.
In questi decenni, in verità, la Chiesa non è stata né insensibile né pigra. Grazie all’approfondimento compiuto dai Pastori, guidato e confermato dai miei Predecessori, è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria una fraterna e attenta accoglienza, nell’amore e nella verità, verso i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale; in effetti, queste persone non sono affatto scomunicate: non sono scomunicate!, e non vanno assolutamente trattate come tali: esse fanno sempre parte della Chiesa.
Papa Benedetto XVI è intervenuto su tale questione, sollecitando un attento discernimento e un sapiente accompagnamento pastorale, sapendo che non esistono «semplici ricette» (Discorso al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, Milano, 2 giugno 2012, risposta n. 5).
Di qui il ripetuto invito dei Pastori a manifestare apertamente e coerentemente la disponibilità della comunità ad accoglierli e a incoraggiarli, perché vivano e sviluppino sempre più la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio, con la frequenza alla liturgia, con l’educazione cristiana dei figli, con la carità e il servizio ai poveri, con l’impegno per la giustizia e la pace.
L’icona biblica del Buon Pastore (Gv 10,11-18) riassume la missione che Gesù ha ricevuto dal Padre: quella di dare la vita per le pecore. Tale atteggiamento è un modello anche per la Chiesa, che accoglie i suoi figli come una madre che dona la sua vita per loro. «La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre […]» - Niente porte chiuse! Niente porte chiuse! - «Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità. La Chiesa […] è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, n. 47).
Allo stesso modo tutti i cristiani sono chiamati a imitare il Buon Pastore. Soprattutto le famiglie cristiane possono collaborare con Lui prendendosi cura delle famiglie ferite, accompagnandole nella vita di fede della comunità. Ciascuno faccia la sua parte nell’assumere l’atteggiamento del Buon Pastore, il quale conosce ognuna delle sue pecore e nessuna esclude dal suo infinito amore!

The Sun - Le case di Mosul


IL MEGLIO DI TE (Madre Teresa Di Calcutta)

Film consigliati per l'estate ( VI PROPONGO IN PIU' UN BEL FILM DEL 1935 SU DON BOSCO

Per Annamaria ed amici del blog propongo questi film da vedere in internet per l'estate:

Nei POST PER ARGOMENTI (Sul lato destro del blog) troverete FILM CONSIGLIATI,clicccate sopra e vedrete i post per vederli su youtube.

www.youtube.com/watch?v=gMoIWlx6fms (clicca sopra)   
   LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE

 http://gloria.tv/?media=100419&language=o9CtE7uatTg
 http://gloria.tv/?media=107464&language=3SsSaAhCEfb
SANTA RITA DA CASCIA