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lunedì 20 luglio 2015

DOTTOR KORCZAK (A.Wajda, 1990) Durante molti anni ho letto dozzine di libri interessanti sull’infanzia.” ... . Ora leggo bambini interessanti.


 Korczak è un precursore nel campo dell’ educazione e della letteratura per bambini. Egli affronta con coraggio argomenti e problematiche educative innovative ed importanti.  “La democrazia deve essere appresa daccapo in ciascuna generazione” è il suo messaggio principale ” e va quindi posta in termini di autoeducazione; anche perchè il bambino sente la costrizione, soffre per questi vincoli, anela alla libertà…ma non la troverà…Non possiamo dare al bambino la libertà finchè noi siamo in ceppi.”
Il suo vero nome è Henry Goldszmit, nasce nel 1878 da famiglia agiata. Sceglie, meditando, il suo ebraismo. Altruistico, sogna un’infanzia felice per tutti. Scrive “Il nodo Gordiano” firmandosi Janusz Korczak, nome di un suo eroe letterario. Lavora gratuitamente nelle biblioteche e inizia il suo speciale “dialogo” con i bambini di ogni ceto sociale insegnando loro l’importanza della lettura.

Egli spiega che  il bambino è considerato NIENTE, non ha nessun DIRITTO. Gli si dà qualcosa solo per benevolenza. Quanti bambini hanno sofferto segretamente nell’infanzia! Pensiamo dunque  ai patimenti fisici e psicologici dei poverissimi bambini dei bassifondi di Varsavia che Korczak visita spesso con amici sociologi e psicologi. Nel 1901 scrive “Ragazzi di strada” per denunciare le problematiche dei bambini mal curati.
Diventa pediatra nel 1905. Scrive trattati, articoli, novelle ed anche poesie.  Studia sociologia e psicologia.

Dice che occorre apprezzare il bambino per quello che è e non per l’uomo che diventerà.

Il suo grande progetto di vita diventa “La casa degli orfani” dove si attuano i principi pedagogici e sociologici volti a soddisfare i bisogni dei bambini, con particolare riguardo alla suddivisione degli spazi per le diverse attività sia personali che di gruppo. Darà ad ognuno di loro un “pezzetto di mondo da autogestire”. Dichiara “Non sono essi gli schiavi più antichi?”
L’inaugurazione ufficiale della Casa degli Orfani che ospita non solo orfani, ma anche bambini con particolari difficoltà e in stato di semiabbandono avviene il 27 febbraio 1913.

Durante molti anni ho letto dozzine di libri interessanti sull’infanzia.” scrive Korczak . Ora leggo bambini interessanti. Leggo lo stesso bambino una volta, due volte, una terza volta, una decima volta e non so ancora tutto, perchè un bambino è un mondo intero grande e vasto che esiste da sempre ed esisterà sempre.”

Dopo l’invasione della Polonia da parte dei Nazisti viene invitato da amici  ripetutatemente a lasciare l’orfanotrofio situato nel ghetto. Korczak si rifiuta categoriacamente e seguirà fino alla fine i suoi 200  bambini nel campo di concentramento di Treblinka dove morirà con  loro.

 Una persona meravigliosa.
(Trentoblog)

La preghiera in S.Teresa d'Avila ( Una riflessione di padre Pio Janes )


A 400 anni dalla nascita di Fra Lorenzo della Resurrezione

"Mi occupavo del mio Dio […] perfino quand’ero immerso nel mio lavoro. […] Ecco la mia pratica ordinaria da quando sono entrato in religione. Ne ho ricavato grandi vantaggi. […] Infine, a forza di ripetere tali atti, essi ci diventano più familiari e la presenza di Dio diviene come naturale”
“Ho abbandonato tutte le mie devozioni e le preghiere non obbligatorie e mi dedico solo a mantenermi sempre alla Sua santa presenza, nella quale rimango con una semplice attenzione e uno sguardo generale e amoroso in Dio, che potrei chiamare presenza attuale di Dio, o meglio ancora un colloquio muto e segreto dell’anima con Dio, che non si interrompe quasi più. …”.

(Fra Lorenzo della Resurrezione)
...di cui ricorrono i 400 anni dalla nascita..

Leggi qui la sua vita....
 .http://ocdsna-scalzisuipassiditeresa.blogspot.it/2014/01/un-anno-con-fra-lorenzo-della.html

Imparare a vivere alla presenza del Signore... (S.Teresa d'Avila)

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“Quando l’obbedienza vi chiede di applicarvi a cose esteriori: vi mettesse pure in cucina, siate persuase che il Signore è in mezzo alle pentole e verrebbe ad aiutarvi, interiormente ed esteriormente, […] tanto più che il vero amante non cessa mai d’amare e pensa sempre all’amato! […] Però è necessario che nelle nostre opere, anche se non agissimo che per obbedienza e carità, cerchiamo sempre di non distrarci e di volgerci interiormente verso Dio” (S. Teresa di Gesù Fondazioni, cap. 5)

Una bella preghiera alla Madonna del Carmine


 
Maria, dolce Vergine del Carmelo, essendo tu Madre del Redentore sei anche la Madre della Chiesa, comunità riunita nel nome del Padre, del Fi­glio e dello Spirito Santo. 
Tu sei la Madre nostra.
Donaci di entrare nel mistero di Gesù via verità e vi­ta dell'uomo, con l'ascolto appassionato della Parola di Dio e attraverso la grazia dei sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia. 
Rendici capaci di parlare a tutti del tuo amore misericordioso che salva e manifestarlo attraverso la solidarietà, con i poveri di senso della vita, con le persone sole e con i sofferenti di ogni genere. 
Aiutaci ad essere costruttori di pace e di frater­nità superando l'individualismo e promuovendo il bene comune.
Richiama gli uomini alla santità e alla bellezza della famiglia cristiana. 
Veglia sui nostri bambini. 
Proteggi i ragazzi e i giovani dai pericoli che insidiano la loro crescita spi­rituale e umana. 
Conforta gli ammalati e gli anziani. 
Donaci la perseveranza nel bene sino alla morte.
Intercedi per i nostri cari defunti. 
Madonna del Carmine manifesta la tua prote­zione, noi ci affidiamo a te.

PROCESSIONE IL 16 LUGLIO A BRESCIA PER LA FESTA DELLA MADONNA DEL CARMELO

A Brescia si è svolta il 16 Luglio la ormai tradizionale processione dopo la s.messa dal convento di S.Pietro in Castello alla Chiesa del Carmine in onore della Madonna del Carmelo.Una bellissima espressione di popolo con Frati Carmelitani,Movimento Ecclesiale Carmelitano, e tanta gente(c'era anche la banda!)...Alcune fotografie.

lunedì 13 luglio 2015

Papa Francesco nell'omelia di oggi 12 Luglio alla S.Messa ad Asuncion(Paraguay)


"Tante volte ci dimentichiamo che c’è un male che precede i nostri peccati, che viene prima. C’è una radice che causa tanti ma tanti danni, che distrugge silenziosamente tante vite. C'è un male che, poco a poco, si fa un nido nel nostro cuore e “mangia” la nostra vitalità: la solitudine. Solitudine che può avere molte cause, molti motivi. Quanto distrugge la vita e quanto ci fa male! Ci separa dagli altri, da Dio, dalla comunità. Ci rinchiude in noi stessi. Perciò quello che è proprio della Chiesa, di questa madre, non è principalmente gestire cose, progetti, ma imparare a vivere la fraternità con gli altri. È la fraternità accogliente la migliore testimonianza che Dio è Padre, perché «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
In questo modo Gesù, ci apre ad una nuova logica. Un orizzonte pieno di vita, di bellezza, di verità, di pienezza.
Dio non chiude mai gli orizzonti, Dio non è mai passivo di fronte alla vita, non è mai passivo di fronte alla sofferenza dei suoi figli. Dio non si lascia mai vincere in generosità. Per questo ci manda il suo Figlio, lo dona, lo consegna, lo condivide; affinché impariamo il cammino della fraternità, il cammino del dono. È definitivamente un nuovo orizzonte, è una nuova parola per tante situazioni di esclusione, di disgregazione, di chiusura, di isolamento. È una Parola che rompe il silenzio della solitudine.
E quando siamo stanchi o ci diventa pesante il compito di evangelizzare, è bene ricordare che la vita che Gesù ci offre risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per l’amicizia con Gesù e per l’amore fraterno (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 265"

martedì 7 luglio 2015

S. Maria Goretti -film-Cielo sulla palude - 1949 Italiano -diviso in 11 parti



SANTA MARIA GORETTI

Santa Maria Goretti
Piccolo fiore di campo, cielo sulla palude
Fiori senza colori,
e un cielo dagli occhi stranieri.
Ma su quella terra di nome palude
si posò la poesia.
Dietro quei passi
di bambina di Dio.


“Io lo perdono e lo voglio con me in paradiso”. A 11 anni, 6 mesi e 20 giorni, Maria Goretti, conosciuta per la gente delle paludi con il nome di Marietta, sul letto dell’ospedale di Nettuno, sale al cielo, perdonando il suo assassino e invocando per lui il Paradiso. Bambina di Dio, cos’hai fatto? Quale grandioso dono hai lasciato all’umanità, a volte dimentica di cielo, ma certamente impastata di terra? Quali altezze ha raggiunto il tuo animo? Ecco il tuo cuore batte forte vicino a quello di ognuno di noi quando ti invochiamo, assetati di misericordia, vogliosi anche noi della grazia del perdono, che dona pace e serenità. Scampoli di cielo, cielo sulla palude, come recita il titolo del film a te dedicato e girato nell’Italia appena uscita dalla guerra, povera e affamata di pace, distrutta dall’odio e assetata di perdono, di riconciliazione. Quella Italia ricorda bene il 24 giugno del 1950: una piazza san Pietro stracolma, oltre mezzo milione di persone, una folla oceanica che si perdeva in via della Conciliazione e nei vicoli di Borgo Pio. Papa Pio XII canonizzava la piccola Maria Goretti: la santa più giovane della storia della Chiesa (dopo i Martiri Innocenti), la prima volta che la Cerimonia si svolgeva all’aperto in Piazza san Pietro e non dentro la Basilica, un fiore di campo, luce per le giovani generazioni, la prima Santa canonizzata alla presenza della Madre vivente, Mamma Assunta, ormai ottuagenaria che vide elevata alla gloria dell’altare la propria figlia, un evento straordinario; presenti anche i fratelli, i nipoti e – in disparte – anche il suo assassino, Alessandro Serenelli, pure lui avanti con l’età, salvato dalla grazia, salvato da quel perdono di Marietta lucidamente concesso sul letto di morte, testimoni la madre Assunta e il parroco Temistocle Signori.
Marietta nasce poverissima il 16 ottobre del 1890 a Corinaldo (Ancona). Prima di sei figli, i suoi genitori Luigi e Assunta, devotissimi, crescono la famiglia nella fede e in piena fiducia della provvidenza. Due sposi straordinariamente timorati di Dio. Marietta bevve a questa fonte. Qualche anno più tardi, spinti dalla fame e dalla povertà, la famiglia Goretti decide di trasferirsi nel Lazio, prima a Paliano vicino Palestrina e poi a Cascina Antica a Le Ferriere di Conca, nell’Agro Pontino, vicino Nettuno. Quanta povertà, i Goretti lavoravano i campi, una lotta impari con la palude e con il padrone che chiedeva più dell’impossibile di un raccolto che era meno del possibile. E poi la malattia, la malaria che falciava le giovani vite dei lavoratori delle paludi, perché nessuno, né lo Stato, né i proprietari terrieri ritenevano giusto dare loro il chinino; la vita di un uomo valeva poche lire, ma in quegli anni si preferivano le poche lire nelle mani di pochissimi piuttosto che la vita di un uomo… così, malato di malaria, muore di colpo a soli 41 anni il papà Luigi. La mamma Assunta rimane sola con i figli piccoli. Ma a fianco alla mamma c’è un fiore di campo, un giglio ammantato di porpora, una bambina di Dio. “Mamma non ti preoccupare, il Signore vedrai ci aiuterà, sarà al nostro fianco, tu lavorerai nei campi e io manderò avanti le cose di casa”: eccola Marietta, in tutta la sua stupenda persona. Piccola ancora, ma fortemente timorata di Dio, proprio per seguire il Santo Evangelio, curava la famiglia e lavorava sodo da mattina a sera. Voleva a tutti i costi fare la prima comunione, ed eccola percorrere a piedi anche più di 40 chilometri ogni volta per andare al catechismo in Parrocchia. Grembiule e corona.
Vivevano con loro, nella stessa Cascina, che era grande, anche la famiglia Serenelli, il papà Giovanni e il figlio Alessandro. Giovanni Serenelli era un uomo rude, ormai vedovo da qualche anno, si occupava ben poco del figlio e aveva poca voglia di lavorare, era arrabbiato con il mondo; quel suo sentimento negativo lo stava corrodendo dal di dentro. Così tante tensioni e tanta violenza si riflettevano dal padre al figlio. Alessandro soffriva molto, una vita di durissimo lavoro, poco pane, nessuna istruzione, nessun punto di riferimento. Nessuna buona fonte da cui bere.
In questo contesto si consuma la tentata violenza e l’assassinio della piccola Marietta per mano di Alessandro Serenelli. Il 5 luglio del 1902, nell’aia davanti la Cascina Antica fervono i lavori di trebbiatura del favino. Verso le tre del pomeriggio, Maria Goretti – sola in casa – viene raggiunta da Alessandro. Il giovane tenta di avere un rapporto con lei (non era la prima volta), Marietta si rifiuta nel Nome di Gesù (“no Alessandro, è peccato, il Signore non vuole”), ma Alessandro questa volta sembra accecato, non ragiona, tenta la violenza, Marietta – terrorizzata – rifiuta con ogni forza…. “fu allora – racconta Serenelli – che presi un punteruolo acuminato… l‘acciuffai brutalmente per un braccio e vedendo che non voleva assolutamente accondiscendere alle mie voglie, andai su tutte le furie e preso il punteruolo, cominciai a colpirla sulla pancia, come si pesta il granturco…”. Maria ha nel corpo quattordici ferite gravi. Morirà il giorno dopo. Non prima però di aver perdonato Alessandro. Una mostra itinerante realizzata un alcuni anni fa a lei dedicata ha come titolo “Non è la Santa brava cinque minuti”. Che significa? Nella cineteca dell’immaginario, di frequente un fotogramma subisce un tale ingrandimento da coprire l’intera trama. Il perdono da lei concesso al suo assassino e anche il rifiuto del peccato rischiano di diventare quel fotogramma. No, non è così! La sua santità è nel quotidiano, negli anni silenziosi e bui passati nel fango della palude. Il perdono non è un flash-simbol, un episodio a sé, le sue radici e il suo humus sono da ricercare e sicuramente trovare nella vita quotidiana di Marietta, sono il frutto e la conseguenza di un percorso intenso di fede, una grazia addirittura - che racchiude su di sé gli anni della sua infanzia (grembiule e corona) passati all’ombra di Dio e alla luce del Vangelo. Con questa grande consapevolezza, ti diciamo grazie Marietta per il tuo perdono. Ancora una volta il Cielo e la terra ti dicono: “Grazie Marietta per il tuo perdono”. Venne la notte e il piccolo fiore conobbe il gelo, l’inverno e il dolore ma nel giardino di Dio rifiorisce oggi e per sempre immensa questa Santa Bambina di Dio.

IL CASTELLO INTERIORE:QUARTE MANSIONI (Testo degli amici di Bologna)


4. Quarte Mansioni - Raccoglimento e abbraccio

INTRODUZIONE:

Possiamo sintetizzare così il passaggio di queste Quarte Mansioni: dalla preghiera in cui ci si raccoglie davanti a Dio, si passa alla preghiera in cui ci si lascia raccogliere (o abbracciare) da Dio.
Avendo già percorso le prime tre Dimore, l'uomo ha ormai compreso d'essere atteso al centro di se stesso, perciò da tempo lavora a "raccogliersi", facendo ogni sforzo per scoprire il meraviglioso spazio e le segrete presenze nella propria interiorità, vincendo la sua ostinata paralisi, la sua sordità, il suo mutismo.
L'ingresso nelle Quarte Mansioni significa che l'anima è ormai giunta alla cosiddetta "orazione di raccoglimento", alla quale si è lungamente preparata: si tratta del vertice del nostro protenderci verso Dio.
L'anima ha cominciato a "raccogliersi" fin dal giorno in cui ha deciso di dedicarsi seriamente al rapporto col suo Signore. Dapprima lo ha fatto sporadicamente, poi un po' più frequentemente, poi ha compreso di dovere consacrare alla preghiera del tempo in maniera stabile, e ha preso la decisione forte e generosa di considerarlo come "tempo che appartiene a Dio".

Santa Teresa insegna che, a partire dalle Quarte Dimore, si sviluppa un'altra storia interiore che non dipende dall'uomo, ma solo dalla grazia di Dio. Dio comincia ad intervenire personalmente per donare alla sua creatura un abbraccio sempre più intimo.

Il raccoglimento naturale viene pian piano afferrato dentro un più profondo e più quieto raccoglimento che Dio stesso produce nell'anima, e si semplifica sempre più, seguendo quanto dice Teresa: "l'essenziale non sta nel molto pensare, ma nel molto amare".

Santa Teresa raccomanda di nuovo di non abbandonare il cammino intrapreso: il rischio è quello di "allontanarsi da Colui che si è offerto di essere loro amico", smettendo di pregare e "giocando" con le occasioni di offendere Dio.




TESTO:
Qui comincia il soprannaturale, parlar del quale è assai difficile, a meno che non mi aiuti Sua Maestà. Queste mansioni, essendo più vicine all'appartamento reale, sono di una magnificenza così grande e contengono meraviglie così stupende …!!!
Gli effetti di questa orazione sono molti, e ne dirò alcuni. Ma prima voglio parlare dell'orazione che ordinariamente la precede.
Si tratta di un raccoglimento che mi sembra anch'esso soprannaturale. Benché non consista nello starsene al buio, nel chiudere gli occhi e in altre cose esteriori, tuttavia gli occhi si chiudono e si desidera la solitudine. L'anima rientra in se stessa e alle volte sale sopra se stessa. (Se si allontana), il gran Monarca che risiede nel castello, vedendo la sua buona volontà si lascia impietosire, e nella sua grande misericordia decide di chiamarla a sé. A guisa di buon pastore, emette un fischio tanto soave da non esser quasi percepito, ma con il quale fa conoscere la sua voce, affinché l'anima, lasciata la via della perdizione, rientri nel castello. E ciò fa immediatamente, perché quel fischio è di così grande efficacia da districarla da tutte le cose esteriori fra le quali viveva. Quando il Signore accorda questa grazia, si ha un aiuto particolare per cercar Dio in noi stessi.

Desidero soltanto avvertirvi che per inoltrarsi in questo cammino e salire alle mansioni a cui tendiamo, l'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in quelle cose che più incitano all'amore. E l'amore di Dio non sta nei gusti spirituali, ma nell'essere fermamente risoluti a contentarlo in ogni cosa, nel fare ogni sforzo per non offenderlo, nel pregare per l'accrescimento dell'onore e della gloria di suo Figlio e per l'esaltazione della Sua Santa Chiesa. Questi sono i segni dell'amore, non già non distrarsi, quasi basti la più piccola divagazione per mandare a monte ogni cosa.
Ma queste cose di orazione si conoscono meglio esaminando gli effetti e le opere che ne seguono: infatti, per provarle non v'è crogiuolo migliore. Soprattutto si richiede umiltà e ancora umiltà.

Oltre le grandi grazie che si ricevono, Dio dilata l'anima e la rende capace di contenere ogni cosa.
Questa soavità e dilatamento interiore si riconoscono anche dall'energia di cui l'anima si sente ripiena, perché nel servizio di Dio non si porta più grettamente come prima, ma con larghezza maggiore. E se prima provava tanta ripugnanza per le tribolazioni, ora le teme di meno, perché la sua fede si è fatta più viva e vede che accettandole per amor di Dio, ottiene la forza di sopportarle con pazienza.
. Quanto più progredisce nella conoscenza di Dio, tanto più bassa è l'opinione che si fa di sé. E avendo assaporato le dolcezze del Signore, ritiene per immondizie quelle della terra, da cui si allontana a poco a poco, rendendosi, così, sempre più padrona di sé. Insomma, resta migliorata in tutte le virtù, e andrà sempre più progredendo, purché non torni ad offendere Iddio, nel qual caso perderebbe ogni cosa, anche se già arrivata alla cima. Però, non si deve credere che per trovarsi con tali effetti basti ricevere questa grazia una o due volte soltanto. Occorre riceverla di continuo: il nostro bene è tutto in questa perseveranza.
Ecco un avviso che raccomando molto a chi si trova in questo stato. Si guardi attentamente dal mettersi nelle occasioni di offendere Iddio.
Qui l'anima non è ancora formata: è come un bambino che comincia a poppare, il quale se si discosta dal petto di sua madre non può aspettarsi che la morte Se tanto insisto sulla fuga dalle occasioni, è perché il demonio mette più impegno nel rovinare un'anima sola di queste, che non molte altre a cui Dio non faccia tali grazie.