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domenica 28 giugno 2015

Hillsong :End of Day (We are young) sottotitoli in italiano

                UNA PREGHIERA....QUASI CARMELITANA......

La storia di Padre Aldo Trento :missionario in Paraguay (ho incontrato Don Giussani e mi ha cambiato la vita!)



Ricominciare ad amarsi. La storia di Anna Maria e Luca


ALL OF ME cantata da Madison,12 anni affetta dalla sindrome di Down


Madison, 12 anni, è una bambina affetta dalla sindrome di down con una voce bellissima che perfeziona ogni giorno di più grazie alla passione che mette nello studio delle tecniche vocali, una cosa che -per chi è nelle sue condizioni è fuori dall’ordinario.
Secondo uno studio pubblicato sul giornale on line “Down Sindrome Education International”, infatti, per fare ciò che fa Madison ci vuole il doppio della forza, dato che chi è nato con la sindrome di Down ha naturalmente una voce piuttosto bassa.
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Ma lei invece con l’impegno è riuscita a tirare fuori una voce melodiosa e recentemente ha pubblicato su Youtube un video dove canta una cover di John Leged “All of Me”.
“Voglio essere fonte di ispirazione”, ha spiegato Madison a commento del video
Grande Madison...continua così!Sei già di esempio!

Padre Ignacio-María Doñoro :Ho finto di essere un trafficante e ho comprato quel bambino per 26 dollari”

Dal sito :Aleteia

Ho finto di essere un trafficante e ho comprato quel bambino per 26 dollari”

Padre Ignacio-María Doñoro aiuta i bambini nell'Amazzonia peruviana con l'Hogar Nazaret





P Ignacio María Doñoro www.hogarnazaret.es



Il sogno di padre Ignacio-María Doñoro de los Ríos (Bilbao, 1964), cappellano militare in aspettativa, era sempre stato quello di diventare tenente colonnello.

Un altro sogno ha tuttavia incrociato il suo cammino, e ha dovuto scegliere. L'alternativa era aspettare sette giorni e ottenere la carica desiderata o confermare l'aspettativa che aveva chiesto e andare in America per dedicare la propria vita a quelli che definisce “i bambini crocifissi”, fondamentalmente quelli che sono stati vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e che in precedenza erano stati abbandonati dai propri genitori.

Vive a Puerto Maldonado, nell'Amazzonia peruviana, dove dirige l'Hogar Nazaret (www.hogarnazaret.es), da dove vuole restituire a molti minori i diritti di cui sono stati privati aiutandoli a recuperare la propria infanzia. Il luogo soffre gli effetti dello sfruttamento minerario illegale.

Assiste 450 bambini in due case, una per bambini e l'altra per bambine. I residenti permanenti sono 25.

Il suo sogno è ora costruire una città per bambini che si chiamerà San Giovanni Paolo II e nella quale costruirà una casa di accoglienza per bimbi in situazioni speciali e verrà avviata una produzione agricola e di allevamento che dia delle risorse agli Hogares Nazaret, case per volontari e aule per ospitare gli studenti di vari Paesi che vogliono avere un'esperienza di vita con gli Hogares.

Per realizzare questo progetto serve una collaborazione economica. Offrono il proprio aiuto i peruviani della zona, anche se non dispongono di grandi risorse, ma anche imprenditori e privati spagnoli. C'è bisogno di qualcosa di più, però, perché le necessità sono tante e tanti sono i bambini che hanno bisogno di scoprire che l'amore esiste.

Bosnia, Kosovo, Inchaurrondo...

La storia di padre Ignacio-María risale alla sua vocazione sacerdotale, al suo servizio per circa sette anni nelle parrocchie di Cuenca (Spagna) e poi nelle Forze Armate come cappellano militare.

Da bilbaino, ha sempre avuto una sensibilità particolare nei confronti delle vittime del terrorismo, e per questo ha chiesto di servire uno dei gruppi più colpiti dall'associazione terroristica dell'ETA, la Guardia Civil.

Dopo la sua partecipazione a missioni come quelle in Bosnia o in Kosovo rispettivamente nel 1997 e nel 2000, nel luglio 2001 è stato destinato alla Guardia Civil di Inchaurrondo (San Sebastián). Lì, come succede in questi casi, i bambini erano quelli che soffrivano di più, e per questo il suo lavoro si concentrava su di loro organizzando viaggi, laboratori e gruppi di animazione. Anche se non lo sapeva, quella destinazione doveva segnare l'inizio di un grande cambiamento nella sua vita.

Un giorno padre Ignacio ha ricevuto una donazione di circa 3 milioni delle vecchie pesetas (circa 20.000 euro) per comprare dei giochi ai figli dei membri della Guardia Civi. Riflettendo su cosa fare con quel denaro, ha concluso che i giochi non erano quello di cui avevano realmente bisogno quei bambini.

Poteva destinare il denaro ad altri piccoli molto più bisognosi. Pensava a Paesi dell'Africa o dell'Asia, ma alla fine la scelta è ricaduta su San Salvador (El Salvador), dove si è recato nel 2002 per aiutare le Figlie della Carità, che assistevano madri single con figli in situazioni di carestia in un periodo in cui per quel motivo morivano circa 50 bambini al giorno. Il denaro sarebbe servito a comprare cibo per i minori.

Con quel viaggio, la sua vita ha subito una svolta.

La visione di un bambino

“In quella situazione di orrore, una notte non riuscivo a dormire, mi sentivo male chiedendomi cosa potessi fare. Mi sono alzato e mi sono messo a scrivere a mo' di catarsi per cercare di razionalizzare quella situazione.

All'improvviso mi è venuta alla mente con molta forza l'immagine di un bambino di 14 anni. Portava una maglietta del Real Madrid e faceva gesti strani – ho scoperto in seguito che la metà del suo corpo era paralizzata a causa di una malattia. Il giorno dopo ho raccontato a una delle suore quello che mi era successo, e quando le ho descritto il bambino è rimasta di sasso. Mi ha mandato da madre Rosa, una religiosa alla quale rimanevano appena tre mesi di vita a causa di un cancro. Le ho raccontato tutto, le ho detto che era come se Dio mi stesse rivolgendo una chiamata.

Lei si è messa a piangere e mi ha raccontato che il bambino apparteneva a una famiglia che soffriva per la carestia e che avevano deciso di venderlo perché era malato. Pensai che fosse una bugia, ma la verità alla fine si è imposta. La verità del traffico di bambini.

Mi sono detto: 'Ho il mio denaro e Dio mi ha messo qui per comprare quel bambino'. Alla fine, anche se la suora si mostrava molto reticente perché diceva che era estremamente pericoloso, l'ho convinta: 'Sorella, lei morirà presto e io sono pazzo'”.

Comprare un bambino per 26 dollari

“Siamo andati a cercare il bambino. Era nudo. L'hanno vestito. Ho chiesto quanto costava. Ho capito 25.000 dollari, ma lo avevano venduto per 25. Ne ho pagati 26, ho afferrato il bambino e l'ho messo con un gesto brusco nel camioncino fingendo di essere un trafficante.

Sulla strada verso l'ospedale, il bambino si è fatto la pipì addosso per la paura e ha iniziato a gridare. Gli ho detto: 'Tranquillo, sono un sacerdote, ti sto riscattando, non temere. Come ti chiami?'. 'Mi chiamo Manuel'. Ho replicato: 'Manuel significa 'Dio è con noi'. Se Dio è con noi, nessuno può essere contro di noi. Non preoccuparti, perché non ti succederà nulla. Darò la mia vita per te se sarà necessario'.

Quando siamo arrivati all'ospedale si è fatto di nuovo la pipì addosso, e quando il medico gli ha chiesto di togliersi i vestiti per visitarlo si è bloccato, spaventatissimo. L'ho abbracciato: 'Manuel, darò la mia vita per te, Dio è con noi'. Mi ha guardato con tanto affetto... Non avevo mai visto uno sguardo così. Davvero, ho visto lo sguardo di Dio, il suo sorriso. Ho sentito che Dio era lì, chiedendo aiuto. Manuel si è curato, ma il problema non era solo Manuel. Il problema è che c'erano molti Manuel. In quel momento mi sono reso conto che ero molto avaro con Dio”.

Cercando di aiutare altri bambini

Tornato in Spagna, padre Ignacio-María ha iniziato a lavorare creando varie associazioni per ottenere sovvenzioni che coprissero, all'inizio, i progetti di San Salvador, e poi altri a Bogotà (Colombia), Tangeri (Marocco) e Beira (Mozambico), sempre al servizio dei bambini in situazioni particolarmente delicate.

È in questo contesto che ha deciso di creare la propria opera a Puerto Maldonado, per la quale conta su risorse apportate dal presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, che ha donato un'ingente somma, e da José Ramón de la Morena e El Larguero, il suo programma radiofonico sportivo.

A Puerto Maldonado strappa i bambini dalla morte e dal traffico e poi ne sistema la situazione legale – iscrizione al Registro Civile, certificato di nascita e documento di identità –, perché una volta che il bambino “esiste” non può più essere oggetto di traffico.

Ottiene per loro anche assistenza medica e scolarizzazione, e man mano che passa il tempo si “curano le ferite dell'anima, fino a sentirsi una famiglia normale”.

Il passaggio dei bambini per la casa è transitorio, perché anche se formano una vera famiglia è bene che un parente – una zia, una nonna, una sorella maggiore – si faccia carico di loro.

Gestione dell'orrore e ricordi

Un'altra delle grandi sfide è la gestione degli orrori che questi piccoli hanno dovuto subire. “Non cerchiamo di far sì che i bambini blocchino i propri ricordi, come se non fosse accaduto niente. È successo. Una massima che orienta l'Hogar Nazaret è che 'il perdono ci riconcilia con noi stessi, ci libera', e si impara ad amare amando'”. Non c'è risentimento, solo amore.

Non si recrimina neanche con Dio per la vita vissuta, anzi, i bambini si sentono più vicini a Lui. “Quanto è buono Dio a darmi questa opportunità”, aggiunge il sacerdote, che crede che questi bambini abbiano molto da insegnare alla nostra società occidentale. Soprattutto elasticità e perdono.


Abusi sessuali su bambini

Tra tutte le storie che il sacerdote ha vissuto a Puerto Maldonado – e che si possono leggere su www.hogarnazaret.es –, ce n'è una inedita che come quella di Manuel ha segnato un prima e un dopo nella sua vita.

Era solo da qualche mese nella casa del Perù, ma non riusciva a sopportare la situazione di dolore dei bambini, tanto che pensava di tornare in Spagna. “Non ce la facevo più”, ha confessato. Aveva praticamente deciso di andarsene quando una notte è arrivata la polizia con il procuratore e uno psicologo.

Portavano con sé un bambino, secondo lo psicologo “il caso più bestiale” che avesse visto.

Aveva 5 anni, si chiamava Tareq ed era stato usato per pratiche sadomasochiste con sangue. Il bambino era distrutto e sarebbe stato trasferito nel reparto di Psichiatria di un ospedale di Lima, ma quella notte aveva bisogno di un posto in cui dormire.

“Non so se sono pronto a una cosa del genere, ma se è solo questione di una notte...”, ha detto padre Doñoro. Quando se ne sono andati, ha raccontato, Tareq si è messo a gridare. “È passata mezz'ora e pensavo che si sarebbe stancato. È passata un'ora, poi due, poi tre... Erano le due del mattino e non sapevo più cosa fare, per cui ho svegliato una signora che vendeva gelati e gliene ho comprato uno al cioccolato. Giel'ho dato e si è azzittito. Benedetto rimedio”.

È passato un giorno, poi due, tre, una settimana e nessuno veniva a prendere Tareq. “Mi sono dovuto arrangiare come potevo. C'erano notti in cui gridava molto, ci alzavamo, bevevamo dell'acqua e mi abbracciava con molta forza. Era stato nella zona mineraria illegale e aveva la pelle e i capelli bruciati. Aveva molte punture di parassiti”.

Continuavano a non venire a prenderlo, e quindi il missionario spagnolo lo ha curato finché non ha recuperato il suo aspetto naturale. “È arrivato ad andare all'asilo. Ricordo che una volta mi è capitato di portarlo cantando e ballando per strada e gli è piaciuto talmente che da quel giorno lo facevamo sempre. È diventato un bambino molto gradevole”, riconosce il sacerdote.

Un giorno si sono presentati nella casa dei membri del sistema giudiziario e la polizia. “Mi hanno chiesto di Tareq e io gliel'ho indicato. L'hanno chiesto di nuovo perché non ci credevano. Allora ho alzato lo sguardo e ho visto che il poliziotto iniziava a piangere. Gli hanno chiesto se voleva andare con loro in una casa più bella o restare con me. Ha detto: 'Resto, devo aiutare il sacerdote, questi bambini sono molto birichini'”.

“Mi hanno chiesto cosa avessi fatto. Ho confessato che lo avevo solo amato moltissimo, perché in lui c'era Dio”. Tareq ora vive con una zia e Ignacio va avanti con “questo progetto di Dio” grazie alla sua storia.

Di tanto in tanto va a far loro visita, e racconta che “a Tareq continuano a piacere i gelati al cioccolato”.



[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

MIO VIAGGIO NELLE MARCHE E IN UMBRIA....giugno 2015...e tre giorni al Mare!

Urna con S.Chiara

Urbino

S.Rufino

S.Damiano

Basilica S.Francesco..interno



S.Giuseppe da Copertino....Osimo
Santuario di Loreto
Casa di Maria...Loreto
Assisi
Panorama di Assisi
Urna con S.Francesco
Finalmente al Mare....a Numana

TENERAMENTE FOLLE....film da vedere,,,trama,foto e trailer in italiano







Teneramente folle foto 1La commedia sentimentale o romantica (con quella “sofisticata”) è sempre stato affare principalmente americano. Ora qualche insidia viene dalla Francia, con le sue peculiarità, che ci sta dando parecchio sotto e con notevoli esiti non soltanto nazionali (mentre le insidie non vengono certo dall’Italia che sta logorando a ritmo vorticoso, buttando via nella routine più piatta, la sua grande e specifica, inimitabile, tradizione di commedia). La sceneggiatrice Maya Forbes esordisce nella regia ricorrendo alla propria memoria infantile degli anni Settanta. Non conosciamo i dettagli della sua biografia ma a quanto pare racconta cose di cui ha avuto esperienza.

Teneramente folle foto 6Siamo a Boston, la città americana più "europea", più aristocratica e colta, e tra le più antiche. Sul finire del decennio Settanta si fa ancora sentire forte l’influenza della mentalità controculturale del decennio precedente. L’antefatto è che due giovani, Cam e Maggie, si sono innamorati nel bel mezzo dell’eroica stagione studentesca, hanno unito i loro destini e hanno avuto due figlie. Cam viene da una famiglia importante e ricca di Boston, Maggie ha la pelle nera e non viene certo dal privilegio. Ma, se togliamo la sicurezza sociale di formazione che gli consente di vivere con disinvoltura signorile o snob una condizione effettiva di povertà (resta un signore anche alla guida dei suoi rottami o con indosso abiti arrangiati), a Cam la provenienza serve poco. Perché se la passa male. Si è sviluppata in lui una grave patologia psichiatrica: disturbo bipolare o maniaco-depressivo. Alterazione di umore, impeti di autostima e impennate di iperattività e loquacità (ma anche di irritabilità) alternati a fasi di abbattimento autodenigratorio. L’instabilità emotiva e comportamentale lo rende uomo, marito e padre inaffidabile. E si deve allontanare dalla famiglia per curarsi. Ma non cessa affatto il reciproco amore e desiderio di condivisione, di stare insieme e tornare insieme. A un certo punto però, data l’incalzante indigenza (Cam, pur dotato di mille risorse, non può più lavorare), Maggie deve rimboccarsi le maniche. Ed essendo a sua volta dotata e ambiziosa, ha ottenuto l’opportunità di trasferirsi temporaneamente a New York, alla Columbia University. Come organizzare la vita? Il patto, azzardato, è quello di far tornare Cam a casa per occuparsi delle ragazze, due brillanti e simpaticissime pesti. Disoccupato dall’inesauribile fantasia, Cam si rivela un padre divertentissimo compagno di giochi. Ma il ménage è un disastro, la casa e il regime alimentare non ne parliamo, e lo stress per lui (ma anche per le figlie) insopportabile. Con tutte le ricadute del caso che schiacciano la mamma-moglie sotto una montagna di sensi di colpa. Eppure l’amore resiste, più forte di tutto.

Film di atmosfere, di scrittura e di attori, più che di intreccio e di azione. Dall’inconfondibile sapore giovanile confermato dal suo giro festivaliero che lo ha portato dal Sundance al Torino film festival. Tutto è lieve, anche le cose più serie. Maggie è la Zoe Saldana del molto più cupo Il fuoco della vendetta accanto a Christian Bale, oltre che naturalmente di Avatar. Ma il merito e il peso maggiore è quello di Mark Ruffalo, nel ruolo di Cam. Attore versatile, da Foxcatcher a Tutto può cambiare, da I ragazzi stanno bene a Shutter Island, le cui potenzialità non sono state forse ancora del tutto esplorate malgrado i suoi quarantotto anni.

Saluti dalla comunità MEC di Arese e in contemporanea il nostro gruppetto di Brescia



Ieri insieme con P.Agostino mi sono recato ad Arese ad incontrare il gruppo del Movimento Ecclesiale Carmelitano di questa località.Momento gioioso di convivenza con catechesi,s.messa e cena insieme.Sono alcuni anni che partecipo a questi bei momenti di amicizia ed ieri in particolare c'è stato un momento di scambio di saluti col mio gruppetto di Brescia che era in quel momento alla festa in castello dei S.Pietro e Paolo a cui è. dedicato il nostro convento di carmelitani di Brescia.
Ecco alcuni 'scatti" che abbiamo condiviso...

lunedì 15 giugno 2015

preghiera:LA TUA VOLONTA' SI COMPIA IN ME (S.Teresa d'Avila)

LA TUA VOLONTA' SI COMPIA IN ME


In questo istante, o mio Dio,
liberamente e senza alcuna riserva,
io consacro a te il mio volere.
Purtroppo, Signore, la mia volontà
non sempre si accorda con la tua.
Tu vuoi che ami la verità
e io spesso amo la menzogna.
Tu vuoi che cerchi l'eterno
e io mi accontento dell'effimero.
Tu vuoi che aspiri a cose grandi
e io mi attacco a delle piccolezze.
Quello che mi tormenta, Signore,
è di non sapere con certezza
se amo te sopra ogni cosa.
Liberami per sempre da ogni male,
la tua volonta' si compia in me:
solo tu, Signore, sii il mio tutto.
Amen
Santa Teresa d'Avila (1515-1582)

Don Giussani:come vivere il tuo tempo libero delle vacanze...consigli utili per un cristiano

Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il tempo della libertà, non come liberazione dallo studio e del lavoro, ma perché obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e della sincerità. È il tempo in cui viene a galla quello che vuoi veramente.
 C'è in me la presenza di qualche cosa di reale come il mare e le montagne. Io sono sempre io.
 Il tempo della vacanza è quello della personalità. Bisogna salvare in esso la permanenza di un criterio (momento di fedeltà e di continuità).
 Dopo un po' di tempo anche la novità cessa e provoca la noia. La novità è la vera ricerca del nostro destino. Bisogna fare per questo attenzione agli altri.
 Adattarsi a un ambiente in vacanza non vuol dire compromettersi con esso.
In vacanza dobbiamo fuggire perciò fuggire queste tentazioni :
 - considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto prima
 - non avere  un programma
 - accettare di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli che mi circondano
 - paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità del tempo
Questi i consigli:
 Fissare dei punti nella giornata (sapere ciò a cui si va incontro) di cose serie, di preghiera.
 Saper riprendere sempre. Scrivere.  Disporsi a vivere con bontà. Avere discrezione con l'ambiente.
 Evitare certe esperienze.
Appunti da un Raggio con Don Giussani 9 giugno 1962

Il sacro Cuore di Gesù e S.Caterina da Siena


S.Caterina da Siena si trovava un giorno nella cappella della chiesa dei frati Predicatori di Siena, dove usano radunarsi le suore della Penitenza di san Domenico. Le altre erano uscite, ma lei vi s’era trattenuta a pregare. Riscossasi finalmente dall’estasi, si alzò per tornare a casa. Una luce dal cielo a un tratto l’avvolse, e nella luce le apparve il Signore, che teneva nelle sue sante mani un cuore umano, vermiglio e splendente. Quantunque all’apparire dell’Autore della luce, lei fosse caduta tutta tremante a terra, il Signore le si avvicinò, aprì nuovamente il petto di lei dalla parte sinistra, e introducendovi lo stesso cuore che teneva nelle mani, disse: «Carissima figliola: come l’altro giorno presi il tuo cuore ecco che ora ti dò il mio, col quale sempre vivrai». Ciò detto, egli richiuse l’apertura che aveva fatto nel costato di lei, e in segno del miracolo, rimase in quel punto della carne una cicatrice, come asserirono a me e ad altri le sue compagne, che poterono vederla. Quando in tutti i modi volli sapere la verità dell’accaduto, lei stessa fu obbligata a confessarmelo, ed aggiunse che da quel momento non poté più dire: «Signore, ti raccomando il mio cuore».

 — Avendo dunque ricevuto non meno graziosamente che meravigliosamente questo cuore, dall’abbondanza della sua grazia scaturirono le grandi opere di Caterina, e germogliarono le sue meravigliosissime rivelazioni.

mercoledì 10 giugno 2015

Stelle Sulla Terra -Storia Di Un Bambino Dislessico- film completo

 
"Anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano ‘anestetizzati’ verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite. Quante volte vediamo arrivare a lavoro “un uomo, una donna con una faccia stanca” perché ha dovuto accudire durante la notte un figlio, uno dei suoi cari e nonostante la stanchezza “la giornata continua con il lavoro”.
Queste cose sono eroiche, è l’eroicità delle famiglie, “eroicità nascoste” che si vivono “quando uno è ammalato, quando il papà, la mamma, il figlio, la figlia…"(Papa Francesco nel discorso di oggi...)

 
Stelle sulla terra è un film drammatico del 2007 diretto da Aamir Khan. Prodotto di Bollywood, racconta la storia di un bambino di nove anni che soffre di dislessia, al tempo non molto conosciuta, identificata poi da un insegnante con D.S.A. (Disturbo Specifico di Apprendimento).
Il film è prodotto da Aamir Khan Productions e fu inizialmente concepito e sviluppato dai coniugi Amole Gupte e Deepa Bhatia.

Ishaan è un bambino di otto anni con grandi difficoltà a scuola perché dislessico. Ripete la terza classe e ogni materia rappresenta un problema. Dopo un incontro con gli insegnanti, i genitori decidono di iscrivere il bambino in un collegio dove diventa amico di Rajan Damodran, il migliore studente della classe. Ishaan vive questa nuova situazione come una punizione e soffre molto per la separazione dalla famiglia; inoltre anche nel nuovo istituto il bambino non riesce a fare progressi e sprofonda nella depressione, fino all'arrivo di un nuovo maestro di arte, Ram Shankar Nikumbh o "Nikumbh Sir". Il docente, dislessico lui stesso sin da bambino si rende subito conto di trovarsi davanti un bambino con dislessia e contemporaneamente rimane profondamente colpito dalla creatività e dal talento che Ishaan dimostra nell'arte. Decide dunque di prendersi personalmente cura del bambino, intraprende con lui un percorso di riabilitazione della lettura e della scrittura e indice una gara di pittura per tutta la scuola per permettergli di mostrare la sua grandissima abilità in questo campo. Ishaan fa un bellissimo disegno e arriva primo battendo il proprio maestro e finalmente sul suo viso si stampa un sorriso.

Manifestazione organizzata da "Difendiamo i nostri figli" a Roma, in piazza San Giovanni, il 20 giugno 2015 alle 15,30- video presentazione

Manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma “Per promuovere il diritto del bambino a crescere con mamma e papà, vogliamo difendere la famiglia naturale dall’assalto a cui è costantemente sottoposta da questo Parlamento, vogliamo difendere i nostri figli dalla propaganda delle teorie gender che sta avanzando surrettiziamente e in maniera sempre più preoccupante nelle scuole”. Il comitato “Da mamma e papà”, spiega così la convocazione a Roma per il prossimo 20 giugno di una manifestazione che si annuncia imponente a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna, senza dover subire già dalla scuola dell’infanzia la propaganda dell’ideologia gender definita da Papa Francesco “un errore della mente umana“. Spiegano i promotori:
“Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all’avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà che dell’ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell’utero in affitto. Ci troveremo tutti in piazza a Roma, schierati a difesa della famiglia e dei soggetti più deboli, a partire dai bambini”.
La manifestazione, che si terrà a piazza San Giovanni dalle 15.30, è promossa dal comitato “Da mamma e papà” a cui aderiscono personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo. Portavoce del comitato è il neurochirurgo Massimo Gandolfini.

Papa Francesco: non fede “cosmetica” ma carità concreta


LA CARITA' COMINCIA IN FAMIGLIA - Papa Francesco, testo completo udienza generale 10 giugno 2015

Tanti di noi del gruppo di comunione hanno parenti e amici ammalati...il Papa nel suo discorso di oggi sottolinea la loro"eroicità nascosta"

all'Udienza col  Movimento Ecclesiale Carmelitano

Il discorso completo di papa Francesco all’udienza generale in piazza San Pietro nella catechesi di mercoledì 10 giugno 2015 su famiglia e ammalati


In una calda mattinata di sole, papa Francesco ha tenuto la sua udienza generale in piazza San Pietro mercoledì 10 giugno 2015. Di fronte a migliaia di fedeli, il Santo Padre ha svolto la sua catechesi affrontando il difficile tema della malattia e dell’importanza della famiglia

Ecco il discorso completo del pontefice
Nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un ‘di più’ di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo ‘di più’. Tante volte per un padre e una madre, è più difficile sopportare il male di un figlio, di una figlia, che non il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’‘ospedale’ più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne  che garantiscono le cure e aiutano a guarire.
Gesù non si è mai sottratto alla cura dei malati. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un’altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato. I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato… Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene. E questo è al primo posto, sempre!
Ecco il compito della Chiesa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito. La Chiesa invita alla preghiera continua per i propri cari colpiti dal male. La preghiera per i malati non deve mai mancare. Anzi dobbiamo pregare di più, sia personalmente sia in comunità.
Anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano ‘anestetizzati’ verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite. Quante volte vediamo arrivare a lavoro “un uomo, una donna con una faccia stanca” perché ha dovuto accudire durante la notte un figlio, uno dei suoi cari e nonostante la stanchezza “la giornata continua con il lavoro”.
Queste cose sono eroiche, è l’eroicità delle famiglie, “eroicità nascoste” che si vivono “quando uno è ammalato, quando il papà, la mamma, il figlio, la figlia… E si fanno con tenerezza e con coraggio”.
La comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia; un tesoro di sapienza, che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi!

Sono carezze di Dio.

domenica 7 giugno 2015

LETTERA DI PADRE JOSE' ARCESIO DALLA COLOMBIA (“Tutto quello che farete a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me”, dice il Signore.)

Saluti da P.ArcesioVilla de Leyva, 22 maggio 2015

Carissimi fratelli e amici tutti.
Da un angolo di paradiso, situato in Colombia, vi saluto. Questo angolo di paradiso è la Città di Dio dove vivo e dove il Signore ha ispirato la creazione della Fondazione Santa Teresa d’Avila, dalla quale dipendono le 14 città che il Signore Dio ci ha donato.
Qui a Villa de Leyva, abbiamo una bella comunità composta da tre frati carmelitani, dalle Sorelle del Carmelo Apostolico di Nostra Signora di Betlemme, di origine francese, il gruppo carmelitano di Laici di San José, nato nella Città di Dio per pregare ed aiutare nell’accoglienza della gente alcune famiglie povere, un folto gruppo di bambini, alcuni abbandonati e altri a rischio, che vivono con le suore, gli anziani di Posada de San José, che sono anziani poveri e abbandonati, e 130 bambini che vengono durante il giorno, dal Lunedi al Venerdì, per formarsi e crescere in armonia e pace.
Abbiamo capito e sperimentato che è possibile vivere il Vangelo, averlo come regola di vita per tutti. Ci siamo resi conto che il Carmelo Teresiano è una proposta di Vangelo: la preghiera e la vita fraterna ci danno le linee guida per amare e servire i fratelli, specialmente i poveri e bisognosi.
Inoltre abbiamo capito che la prima preoccupazione per i lavori in nome del Signore non dovrebbe essere il denaro, perché, anche se necessario, il Signore ci manda attraverso San Giuseppe quanto e quando necessario. Le cose più importanti sono le persone e la loro volontà e determinazione a vivere come fratelli seguendo le regole di vita che Gesù ci offre. La vita di ciascuno è una ricchezza, nonostante le cattive condizioni di salute e tutti i limiti che abbiamo nel viverla. Siamo tutti importanti in questo sogno di rendere presente il Regno di Dio in mezzo a noi. Ma più importanti sono i poveri, gli anziani, i bambini, i malati, le persone sole e tristi, perché ci portano a Gesù. Gesù viene ad ogni persona che si avvicina alla nostra porta e lì lo riconosciamo e accogliamo. “Tutto quello che farete a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me”, dice il Signore.
Santa Madre Teresa di Gesù ci invita tutti a mettere “quel poco” che si ha, e quel “poco”, insieme, dà una grande forza spirituale, in grado di cambiare molte realtà difficili.
Oggi voglio estendere a tutti voi il mio messaggio di pace, di unità e di amore. Grazie a nome di tutti i miei fratelli, specialmente i più poveri, la loro amicizia, la loro compagnia e la solidarietà. Eppure, anche non conoscendovi, siete già nei nostri cuori mentre preghiamo quotidianamente per i nostri fratelli benefattori.
Se qualcuno di voi volesse venire un giorno a condividere con noi la nostra avventura di fede e di amore, siete i benvenuti. In una delle nostre città di Dio c’é spazio per voi e i vostri cari.
Dio vi benedica abbondantemente. Il Signore rimanga sempre la ragione della loro esistenza e di fornire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per completare questo santo viaggio. San José possa aiutarli a vivere quella vita interiore che porta molta felicità e la pace del cuore. Nostra Signora del Carmelo li copra con il suo manto. Così saremo tutti una grande famiglia, unita nella Speranza di un mondo in cui regna la presenza di Dio in ognuno di noi.
Vostro Fratello
P. José Arcesio Escobar E. OCD

La Carità e la Missione non hanno confini



La Carità e la Missione non hanno confini
Festa di fine anno sociale dei volontari del Baule della Solidarietà, di Punto Missione e degli aderenti al Movimento Ecclesiale Carmelitano
                                        



“Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato” (M. Delbrel)

Domenica 7 giugno 2015
Scuola “Madonna della neve” Adro ore 16
 Festa di fine anno sociale

Programma:      ore 16.00   Accoglienza
ore 16.30   S. Messa celebrata da Padre Antonio Sicari
ore 17.30   Assemblea di testimonianza
ore 19.30   Cena con grigliata offerta dall’Associazione.

I bambini delle elementari e i ragazzi delle medie durante l’Assemblea seguiranno gli educatori per un loro momento appropriato.



                                           PUNTO MISSIONE UNLUS        

Punto Missione vuole raggiungere ogni persona, senza alcuna limitazione nè geografica nè tematica, con l’intenzione di incontrarla nella sua massima profondità, andando oltre ogni pregiudizio o impressione più superciale.
L’approccio che vogliamo avere nei confronti di ogni persona parte dal considerarla unica e irripetibile, quindi con la massima dignità.
PER QUESTO MOTIVO NON CI PONIAMO ALCUN CONFINE, COSÌ COME IL CUORE DI OGNI UOMO, NÈ IN LARGHEZZA NÈ IN PROFONDITÀ.

       

lunedì 1 giugno 2015

Papa Francesco :"Il missionario è prima di tutto una persona che ha incontrato Gesù.....che prova un intenso desiderio di comunicarlo...e ha bisogno di contemplarlo

Papa Francesco nella sua enciclica EVANGELI GAUDIUM  invita ad imparare dai santi che hanno saputo affrontare le difficoltà della loro epoca vivendo la missione come irradiamento della loro vita profondamente contemplativa. 

« A tale scopo, aggiunge Papa Francesco, vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni »


L’incontro personale con l’amore di Gesù che ci salva

Il missionario è prima di tutto una persona che ha incontrato Gesù, rispondendo alla sua chiamata per rimanere con lui e diventando un testimone del suo amore. Marco presenta la vocazione dell’apostolo nel racconto dell’istituzione dei Dodici: «Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. »
(Mc 3,13-14). In questo testo, è chiaro che il primato va dato allo “stare con lui”, segue l’essere mandati a predicare. Questa è la prima motivazione secondo Papa Francesco: « La prima motivazione per evangelizzare è l ’ amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore èquello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci.»
Siamo chiamati a riscoprire lo sguardo di Gesù che ci ha chiamati, come ha chiamato i primi discepoli. Il Papa fa riferimento alla chiamata di Natanaele e lo sguardo di Gesù, rimasto come buona novella nel quarto vangelo: «Io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi » (Gv 1,48).
In pratica ciò si realizza nella preghiera, espressione dell’amore verso Gesù:«Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e udito,  noi lo annunciamo »(1 Gv 1,3).
 Tutto ciò porta a definire meglio la prima motivazione per ogni uscita in missione: «La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c'è niente di meglio da trasmettere agli altri.»
Partendo da questa dimensione contemplativa, il Papa mostra che il contemplativo arriva a una convinzione fondamentale:« Tutta la vita di Gesù, il suo modo di trattare i poveri, i suoi gesti, la sua coerenza, la sua generosità quotidiana e semplice, e infine la sua dedizione totale, tutto è prezioso e parla alla nostra vita personale. Ogni volta che si torna a scoprirlo, ci si convince che proprio questo è ciò di cui gli altri hanno bisogno, anche se non lo riconoscano: «Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio» (At 17,23). A volte perdiamo l’entusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: l’amicizia con Gesù e l’amore fraterno.»Se perdiamo l’entusiasmo per la missione, bisogna cercare il motivo in questo vuoto di vita spirituale. Chi ama Cristo e il suo Vangelo, si sente per forza portato a raccontare il suo amore a tutto il mondo. I santi volevano comunicare a tutti i costi, la loro fede nell’amore di Cristo.
Erano convinti che soltanto il vangelo può salvare il mondo.«Una persona, dice il Papa, che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno. Non si può perseverare in un’evangelizzazione piena di fervore se non si resta convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione.»

San Paolo - La più bella descrizione dell'Amore


Se non ami - NEK ......l'inno alla carità di S.Paolo.....


Ma furono questo "sguardo" e questa "tenerezza" che gli permisero di rinnovare, da cima a fondo, l’assistenza sanitaria del suo tempo.



DARE E' LA MIGLIORE FORMA DI COMUNICAZIONE.....LA CARITA' NON AVRA' MAI FINE....(Bellissimo Video)

Fratelli, vi mostrerò una via migliore di tutte.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità.
(S.Paolo di Tarso)

I DONI DELLO SPIRITO SANTO....COME AGISCONO?Alcuni esempi di vita in occasione della Pentecoste

Lo Spirito Santo ci risulta uno sconosciuto, e ancor di più i suoi sette doni. Almeno per me è stato tutto un cammino di comprensione e apprendimento su chi è e come agisce nella mia vita. E continua ad esserlo, perché credo che riesco a intravedere ancora molto poco di ciò che fa.


La maggior parte delle volte, se agissi io e solo io le situazioni della vita – da quelle piccole a quelle più complesse – sarebbero un po' diverse. A cosa mi riferisco? Mi infastidirei molto di più, direi molte più sciocchezze, sarei più egoista, mi costerebbe molto di più pregare, comprenderei molto meno alcuni misteri della vita... ma c'è una forza che abita dentro di me che mi muove, mi concentra, mi rende piccola e mi ingrandisce allo stesso tempo - insomma, mi fa sentire più umana: è lo Spirito di Dio che vive in me, che non è altro che l'amore.


Sono tante le situazioni in cui perdiamo (o non ci rendiamo conto) quello che potrebbe essere la nostra vita se lasciassimo agire lo Spirito. Ecco qualche esempio...

1. DONO DELLA SCIENZA
Attraverso la scienza possiamo conoscere il vero valore della creazione nel suo rapporto con il Creatore. Potremmo vedere questo dono in qualcosa che ci succede sempre e di cui a volte ci rendiamo conto e altre volte no: essere di fronte a un grande paesaggio e vedere solo noi stessi al suo interno. La sfida è essere capaci di stupirci, di uscire da noi stessi per vedere di più, vedere Dio nella sua creazione e riconoscere in essa il suo amore.

2. DONO DELLA SAPIENZA
È la capacità speciale di giudicare le cose umane secondo la misura di Dio, alla luce di Dio. Illuminati da questo dono, potremo vedere dall'interno le realtà del mondo. Immaginate come sarebbe se vedessimo le cose come le vede Dio! Il problema risiede nel fatto che la maggior parte delle volte vediamo e giudichiamo le cose in base alla nostra prospettiva umana, e questa spesso è assai limitata e si lascia trascinare dalle emozioni e da criteri passeggeri che finiscono per “rimpicciolire” la nostra vita.

3. DONO DEL CONSIGLIO
Il dono del consiglio agisce come un soffio nuovo della coscienza, aiutandoci a vedere ciò che è buono, ciò che ci rende felici, ciò che ci conviene di più. Succede che di fronte a decisioni importanti nella nostra vita e quando gli altri si avvicinano a noi per chiederci aiuto non sappiamo cosa pensare, cosa dire e men che meno come agire... Sarebbe così bello aprirci, stare alla presenza di ciò che è dentro di noi, di quello Spirito che abita dentro, per vedere, per sostenere, per consigliare e saper agire...

4. DONO DELLA FORTEZZA
La fortezza ci fa operare coraggiosamente ciò che Dio vuole da noi e sopportare le difficoltà della vita, per resistere alle tentazioni delle passioni interne e alle pressioni dell'ambiente. Credo che nessuno possa dire di essere sempre forte, di resistere sempre di fronte alla tentazione. Una delle realtà più evidenti che ci fa scontrare con la nostra umanità è che siamo fragili, ed è lì che troviamo Dio, quando ci sperimentiamo bisognosi della sua forza. Per questo, non esitiamo mai a chiederla, ma prima che sia troppo tardi!

5. DONO DELLA PIETA'
La pietà guarisce il nostro cuore da ogni tipo di durezza e lo apre alla tenerezza nei confronti di Dio e dei fratelli. Per molto tempo ho pensato che avere pietà significasse pregare continuamente come le signore che vedevo da bambina in chiesa, ma come dono dello Spirito significa mettermi nei panni dell'altro, sentire con lui. E come sentire le stesse cose che sente Dio? Cercando di amarlo! E come amarlo di più? Amando gli altri nelle piccole cose: dicendo una parola di incoraggiamento, uscendo dalla mia comodità per aiutare l'altro, non volendo avere sempre ragione... Così saremo di quelle anime che non gridano ma amano.

6. DONO DEL TIMOR DI DIO
Il timor di Dio non vuol dire avere paura perché è un Dio giustiziere e castigatore. Significa avere uno spirito maturo, consapevole della colpa e del peso del nostro peccato, ma fiducioso della sua Misericordia. È il timore dei figli, che deriva dall'amore, come quando eravamo piccoli non volevamo che i nostri genitori si arrabbiassero con noi, non per paura, ma perché ci dispiaceva deluderli, farli soffrire. Il timor di Dio implica nella nostra vita il fatto di dare a Dio ciò che gli è dovuto, far sì che Egli occupi il posto di Dio nella nostra vita e non un altro. Significa dare peso alle nostre azioni, soprattutto a quelle che ci fanno allontanare da Lui.

7. DONO DELL'INTELLETTO
È una grazia che ci aiuta a comprendere la Parola di Dio e ad approfondire le verità che Egli ci insegna. Quante volte ci succede che ci lamentiamo o rimaniamo comodamente a pensare “Il sacerdote parla male, è contorto e noioso, non lo capisco”, o “Non parlo della mia fede perché non so mai cosa dire, ho molti dubbi”... e facciamo tanto poco per risolvere le cose! Per esperienza, vi dico che la fede si rafforza quando la comprendiamo, quando la approfondiamo e non ci fermiamo a ciò che abbiamo imparato quando eravamo bambini. Per poter avere questi doni nella nostra vita, dobbiamo chiederli! In occasione della festa di Pentecoste, chiediamo allo Spirito Santo di effondere su di noi i suoi doni e di renderci partecipi del suo amore infinito.