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mercoledì 20 maggio 2015

LA FEDE DIVENTA OPERANTE ATTRAVERSO LA CARITA' (testimonianza di Jean Vanier)

Risultati immagini per jean vanier




http://www.vicariatusurbis.org/wp-content/themes/abba/DOCUMENTI/Diocesi/LA%20FEDE%20DIVENTA%20OPERANTE%20PER%20MEZZO%20DELLA%20CARITA%20Jean%20Vanier.pdf#page=1&zoom=auto,-12,2

Leggi il bellissimo testo cliccando sul link sopra (lo puoi anche copiare)

"Bisogna che io passi dalla testa al cuore.
Nella testa ho delle certezze,certezze teologiche:quando si è nel cuore non abbiamo più
certezze.
Risultati immagini per jean vanierE’ l’incontro,è l’ascolto.Scopro le mie difficoltà di ascoltare,scopro la mia povertà.
Pertanto l’incontro con il povero è l’incontro con Gesù.
Risultati immagini per jean vanierNon è sempre facile pregare: è semplicemente avere un incontro in cui mi
sento vuoto davanti a Gesù, dove tocco le mie angosce e le mie paure.
Risultati immagini per jean vanierSpesso per me la preghiera diventa un essere un povero davanti a Gesù,
e imparare che
è un lungo cammino per imparare ad
Risultati immagini per jean vanieramare"
(J. Vanier)

Suor Maria Cristiana: LA CLAUSURA - "una porta sul mondo"

 
LA TESTIMONIANZA DI UNA SUORA
DI CLAUSURA CHE ABITA NEL CONVENTO VICINO ALLA MIA ABITAZIONE.

CONOSCO PERSONALMENTE ALCUNE DI QUESTE SUORE,
FREQUENTO LA LORO CHIESA E POSSO VERAMENTE DIRE CHE TRASMETTONO 
GIOIA E SICUREZZA A TUTTI COLORO CHE LE VANNO A TROVARE...

VERAMENTE,LA PRIMA CARITA' E' AMARE DIO E GLI ALTRI COME VOLTO DI DIO..

LA PORTA SUL MONDO E' LA LORO OFFERTA E LA LORO PREGHIERA

domenica 17 maggio 2015

LA STANZA DEL RE-Libretto sul Castello interiore di S.Tersa D'Avila-sul sito Frammenti di Luce

Cliccando sopra l'indirizzo si può leggere e scaricare il bel libretto  http://www.frammentidiluce.org/wp-content/uploads/2013/06/la-settima-stanza-libretto.pdf



   UN GRAZIE particolare: ai Padri Carmelitani Scalzi che hanno consentito questa esperienza di    popolo,alla   Fondazione Frammenti di Luce insieme conP. Luigi Gaetani


Il Progetto Frammenti di Luce nasce ed opera dall’anno 2002, con lo scopo
di Evangelizzare attraverso i mezzi e le espressioni dell’Arte, desiderando
percorrere la Via pulchritudinis,come itinerario privilegiato per raggiungere tutti e riscoprire valori e patrimonio della tradizione cristiana.
L’esperienza è nata a Roma nell’anno 2002 in collaborazione con il M° Marco Frisina
ed è stata realizzata in ambiti differenti: incontri giovanili, rassegne artistico-musicali,
pastorale carceraria, catechesi liturgiche, eventi ecclesiali a carattere nazionale, incontri diocesani del clero, grazie alla collaborazione di numerosi artisti e consacrati
Frammen

Lena Collin - Seeking my Beloved - Cerco il mio amato

                                                      CERCO IL MIO AMATO

 A commento a questa bella canzone mi vengono in mente il brano della Bibbia e le parole di S.Paolo

Bibbia-Cantico dei Cantici - Capitolo 3 

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore».
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l'amato del mio cuore?».
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice. 


 Cantico dei Cantici - Capitolo 5

 Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!


 EPILOGO

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.



Se si cerca di comprare l'amore, se ne avrà disprezzo, anche dando in cambio una fortuna.

Il versetto annuncia quello che von Balthasar chiama il “miracolo” dell'amore. Esso, come la Rivelazione di Dio, non è deducibile da me. Se dimostrassi che l'amore di un altro per me ha origine in me e non nella piena libertà dell'altro, lo avrei distrutto, negato nella sua essenza.

Un amore che mi è donato, posso “intenderlo” sempre e solo come un miracolo, non posso manipolarlo empiricamente o trascendentalmente, neppur conoscendo il carattere comune della natura umana: perché il tu resta sempre l'alterità a me contrapposta.

Nell'istante in cui affermo di aver capito l'amore di un'altra persona per me, cioè lo spiego o con le leggi della sua natura umana o lo giustifico con motivi esistenti in me quest'amore è definitivamente perduto e fallito e la via per il contraccambio è tagliata. 
Il vero amore è sempre incomprensibile e in quanto tale è dono.

La gratitudine, la capacità di poter pronunciare nel cuore e nelle labbra il grazie, nasce proprio dalla consapevolezza che non sono io a generare, a “comprare”, l'amore dell'altro per me. Ma esso ha motivo solo in sé.
Caratteristica distintiva dell'egocentrico, all'opposto, è proprio la sua incapacità di vivere in rendimento di grazie.
Ecco allora che il Cantico, al suo termine, enuncia che tutto ciò che è cantato nei suoi versi, l'amore dell'uomo e della donna, l'amore di Dio e dell'anima, l'amore del Signore e della sua Chiesa, non nasce dal fatto che l'uno o l'altra seducano con cosmetici e moine o acquistino mettendo in gioco addirittura tutti beni in proprio possesso, ma solo dall'insondabile mistero della libertà dell'amore.  
Ed è solo l'amore che può chiamare all'amore. E' solo l'amore che può destare l'amore.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova (1 Cor 13, 3).
 

Madre Teresa Di Calcutta - Film Completo In Italiano..... e sue parole sulla carità

 
La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è una promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.

È nel momento in cui si accetta, in cui si fa il dono di sé, che si è sicuri della fede.
Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe.
.it/aforismi/religione/frase-117341?f=a:1006>
 
Abbiamo il potere di essere in Paradiso già da ora, di essere felici con Lui in questo momento, se amiamo come lui ci ama, se aiutiamo come Lui ci aiuta, se doniamo come Egli dona, se serviamo come Egli serve...

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/paradiso-e-inferno/frase-113698?f=a:1006>
Un giornalista americano, vedendo Madre Teresa lavare un uomo coperto di piaghe esclamò: "Io non lo farei per un milione di dollari!" E lei, ridacchiando: "Nemmeno io!"

La vostra gioia è il mezzo migliore per amare i vostri nemici.

Se giudicate la gente, non avrete il tempo di amarla.

Qual è la peggiore sconfitta? Scoraggiarsi! Quali sono i migliori insegnanti? I bambini!

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/comportamento/frase-105570?f=a:1006>
da PensieriParole <http://www.pensieriparole
Ho scoperto un paradosso,
che se ami
finché ti fa male,
poi non esiste più dolore,
ma solo più amore.
È facile amare chi sta lontano. Non è sempre facile amare chi vive vicino a noi.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/amore/frase-78312?f=a:1006>
da PensieriParole <http://www.pensieripa
Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso.
Assicuratevi di lasciare lavorare la grazia di Dio nelle vostre anime, accettando qualunque cosa egli vi mandi e dando a Lui tutto ciò che Egli voglia prendersi da voi. La vera santità consiste nel fare la sua volontà con un sorriso.
e.it/aforismi/religione/frase-54501?f=a:1006>
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/sorriso/frase-59273?f=a:1006>role.it/aforismi/comportamento/frase-83101?f=a:1006>.it/aforismi/amore/frase-106299?f=a:1006>

Non importa quanto si dà
ma quanto amore si mette nel dare.
Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell'amore.

Il giorno più bello? Oggi
L'ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi
L'errore più grande Rinunciare
La radice di tutti i mali? L'egoismo
La distrazione migliore? Il lavoro
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
I migliori professionisti? I bambini
Il primo bisogno? Comunicare
La felicità più grande? Essere utili agli altri
Il mistero più grande? La morte
Il difetto peggiore? Il malumore
La persona più pericolosa? Quella che mente
Il sentimento più brutto? Il rancore
Il regalo più bello? Il perdono
Quello indispensabile? La famiglia
La rotta migliore? La via giusta
La sensazione più piacevole? La pace interiore
L'accoglienza migliore? Il sorriso
La miglior medicina? L'ottimismo
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto
La forza più grande? La fede
La cosa più bella del mondo? L'amore.
Madre Teresa di Calcutta
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/frasi-motivazionali/frase-22575?f=a:1006>le.it/aforismi/amore/frase-45814?f=a:1006>
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/amore/frase-48580?f=a:1006>

mercoledì 13 maggio 2015

LA CARITA' - M.E.C. Scuola di Cristianesimo 10 Aprile 2015 (P.Antonio Sicari)-IL VIDEO

Quando tu ti avvicini ad una persona sofferente accade una Liturgia del Prossimo.......E' Cristo che va incontro a Cristo (è la Carità)

PADRE ALDO TRENTO: L’ammalato come il sano ha una imperiosa necessità di fissare il volto di Gesù....

padre-aldo-trento-malati

La carità:la carezza di Gesù.. 

Quante persone entrano in questa clinica per morire e se ne vanno col sorriso che solo Dio può donare

Invia per Email Stampa
marzo 24, 2015 Aldo Trento
Tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)
Vengono per morire ma incontrano Gesù e con Lui la vita. «Adesso posso affermare con certezza che grazie alla mia malattia ho conosciuto il Signore e questo incontro mi ha insegnato a pregare, a perdonare e a ringraziare». Come fa uno a dire questa cosa? Quanti di noi provati duramente dalla malattia hanno conosciuto in essa la carezza di Gesù? Una carezza un po’ strana, qualcuno la chiama sberla. Chiamate questo modo di procedere di Dio come volete. In 10 anni ho accompagnato a morire quasi 1.500 ammalati la cui età media gira attorno ai quarant’anni. Tutti sono saliti al Cielo con il sorriso sulle labbra. Un sorriso impossibile se non avessero incontrato Gesù. Chi se non Lui può alleviare il dolore? Certamente tutto ciò che la scienza ci dà è una cosa grande, ma se non accade questo incontro anche le medicine non servirebbero a nulla. L’ammalato come il sano ha una imperiosa necessità di fissare il volto di Gesù che si manifesta nell’abbraccio di chi gli sta accanto e in due sacramenti in particolare: la confessione e la comunione. Senza questa esperienza non potrei offrire nessuna cura palliativa a coloro che già vedono le porte del Paradiso aperte. La Chiesa parla della morte come il giorno della nascita.
paldo.trento@gmail.com
Sono cresciuto con i miei genitori fino a quando non si sono separati. Avevo undici anni e per alcune circostanze sono andato a stare con mio zio che viveva a Pirayu. In quel momento ho iniziato a lavorare come venditore di giornali per guadagnare qualcosina e poco a poco gli amici, per così dire, mi hanno offerto la possibilità di vendere droga. Nel giro di un anno ho provato tutto, dalla marijuana alla cola de Zapatero. Guadagnavo abbastanza per riuscire a comprare da bere a mio zio che era alcolizzato. La situazione non era facile, la compagnia che avevo era terribile tanto che un giorno decisi di uscire di casa e di andare a vivere per strada. Di notte mi fermavo in un edificio vecchio e abbandonato nel centro di Asunción insieme ad altri ragazzi con i quali era abitudine aggredire e rubare per riuscire a comprare le droghe. A 17 anni per la prima volta sono entrato nel carcere minorile di Panchito López: di solito quando la polizia mi prendeva alla fine mi liberava. Quella volta no: così è iniziato il mio calvario.
In cella sono stato aggredito e percosso: era uno modo per vedere se ero abbastanza forte per stare lì dentro. Ho incontrato poi un conoscente che mi ha mostrato un padiglione dove nascondevano i coltelli e così sono entrato sempre più nella malavita: sono stato in quel luogo per quattro mesi per poi tornare di nuovo in strada con la stessa vita di prima. E nel giro di poco la polizia mi ha beccato per furto d’auto e mi ha portato di nuovo in cella.
Un dolore insopportabile
Quella volta mi sono spaventato molto: avevo solo 19 anni, ma già una moglie e un figlio di un anno. Lei l’avevo conosciuta alla fermata dell’autobus, era una ragazza di Caaguazù e lavorava come impiegata domestica. Io volevo uscire da quel mondo, ero cosciente che dovevo occuparmi della mia famiglia, ma il bisogno di drogarmi era troppo forte e affondavo sempre di più. Sono tornato nuovamente nel carcere di Tacumbu ed è stato terribile: ogni giorno era una lotta riuscire a vivere. Sono uscito dopo 6 mesi, ma a quel punto mia moglie si era già fatta un’altra vita. Una cosa pazzesca, io le volevo davvero bene. Così mi sono ributtato nella droga, non mi interessava nulla, volevo solo dimenticare. E alla fine mi hanno ributtato a Tacumbu. Questa volta per 5 anni. È stato allora che ho conosciuto alcune persone cattoliche. Dentro al carcere ho incontrato Gesù, mi sono reso conto che davvero Lui fa nuove tutte le cose, anche la mia vita. È stato difficile, lo è ancora.
Mi hanno liberato dopo qualche anno per buona condotta e ho iniziato a lavorare nel mercato di Abasto finché un giorno, molto malato, alcuni amici mi hanno portato in ospedale. Avevo l’Aids, lo sapevo, ma non mi curavo. Dopo 4 mesi mi hanno trasferito alla clinica Divina Providencia. Qui passo momenti molto belli in compagnia di persone che mi amano davvero. Voglio dare solo un consiglio alle persone che sono nel mondo della dipendenza: solamente con l’aiuto di Dio possiamo uscire dal fango nel quale viviamo.
Luis

martedì 12 maggio 2015

LETTERA DI DAVIDE PIVA AGLI UNIVERSITARI DA NORCASIA (Colombia)

Un anno in Colombia, perchè…

Un anno in Colombia, perchè…
LETTERA DI DAVIDE PIVA AGLI UNIVERSITARI
Hola compañeros!!!
Come va? Vi scrivo da Norcasia, ridente cittadina appartenete al dipartimento di Caldas, che sorge nel mezzo di due cordigliere delle Ande Colombiane. Qua la natura è uno spettacolo, abbondante in forme e varietà di animali e vegetali… da restare a bocca aperta! Per quello che mi è sembrato in questi due giorni, la povertà è tanta, sia materiale, che spirituale, che educativa. Nonostante questo la gente è molto accogliente e simpatica, anche se non capisco ancora nulla di quello che dicono! Per ora mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua, perché non riesco a fare un discorso di senso compiuto con una persona, e mi ritrovo a fare e gesti e versi che non capirei nemmeno io stesso. Ma confido di imparare presto la lingua e cominciare a fare sul serio.
Comunque, tralasciando tali baggianate, vi scrivo per raccontarvi un po’ le motivazioni che mi hanno spinto a venire in missione, e soprattutto per mantenere i contatti con voi. Non voglio infatti che la mia sia un’esperienza solitaria, distaccata da ciò che state vivendo in Italia. Infatti noi tutti, anche se lontani e occupati in faccende diverse, condividiamo il medesimo desiderio di bellezza, pace e amore, che cerchiamo di raggiungere attraverso la fede e con le nostre opere. Per questo spero che anche voi vi prendiate a cuore la mia missione, come io cercherò di prendere a cuore le vostre. Inoltre mi piace pensare che la nostra amicizia per tutto questo tempo resterà sacra e vera come lo è sempre stata, e continui nel reciproco ricordo ed affidamento al Signore durante la preghiera.
Il primo motivo che mi ha mosso verso questa scelta è semplicissimo: un naturale e genuino desiderio di fare del bene al prossimo. Da sempre ciò che più mi ha smosso e riempito il cuore di gioia e di speranza sono stati esempi di opere di carità e gratuità e, nei casi in cui sono io stato io l’artefice di questi gesti, mi sono sentito realizzato ed in Comunione con Dio e con le persone. Voi direte: “Stolto, puoi farlo anche qua a Brescia il bene!”. Verissimo! Ma nell’ultimo anno mi sono sentito particolarmente chiamato a venire a Norcasia, per varie ragioni: perché il progetto che andremo a realizzare è particolarmente legato a ciò che ho studiato, perché ho conosciuto le suore e P.Arcesio e ne sono rimasto affascinato, perché Tommo ha bisogno di aiuto. E poi penso che sia più facile riuscire a fare del bene in una terra dove la povertà è molta e le necessità sono numerose. Oltretutto Punto Missione, e quindi il MEC, cercavano qualcuno che potesse recarsi a Norcasia… Forse molti sarebbero partiti volentieri, ma le loro situazioni in Italia non glielo hanno permesso. Io che ho avuto la fortuna di poter venire, sento forte il mandato da parte loro e da parte vostra. È come se mi diceste: “Vai Davide, sappiamo che puoi fare tante belle cose, vai e porta alto il nostro nome in Colombia!”. Quindi la mia responsabilità aumenta ancora di più, poiché non riguarda solo la gente del posto, ma riguarda anche voi… io rispondo alla chiamata con fierezza, e spero di esserne all’altezza!!!
Inoltre ho sempre voluto fare un’esperienza duratura lontano da casa, perché credo che sia una tappa decisiva nel percorso di crescita di una persona. Lasciare tutte le proprie comodità, i propri affetti, le proprie certezze, per sfidare l’ignoto e mettersi veramente alla prova… è affascinante e non sarà facile: so che incontrerò molte difficoltà, ma spero di superarle e di tornare a casa più uomo di prima, con occhi nuovi, una mente più aperta ed un cuore più accogliente.
Credo che fino ad ora la mia vita sia stata abbondante di doni e di grazia: una famiglia splendida che mi ha sempre voluto bene, amici grandiosi con cui ho condiviso i momenti più belli della mia vita, ed una storia, il MEC, che mi ha aiutato a diventare quello che sono ed a guardare la realtà con gli occhi e l’intelligenza del Cristiano, alla ricerca di Dio, del bene comune e della santità. Ringrazio ogni giorno il Signore per questi doni, ma sarei un egoista ed un ipocrita se me li tenessi solo per me. Quindi credo che ora sia arrivato il momento di donare anche ad altri, meno fortunati di me, tutto quello che io ho potuto ricevere. Quindi sono qui per portare un po’ di speranza a ragazzi, ma anche ad adulti, che nella loro vita hanno subito molti traumi e sono disillusi riguardo alla bellezza della vita. Spero di dimostrare loro, attraverso la parola ed il comportamento, che una vita migliore è possibile, che ognuno può riscattarsi, essere felice, e diventare nella vita tutto ciò che vuole diventare.
Un altro motivo per il quale affronto con fiducia e grandi aspettative quest’esperienza è la possibilità di far crescere il mio rapporto con Gesù Cristo. Fino ad ora sono rimasto affascinato, quasi incantato, da un tipo di persone di cui ho letto, o di cui mi è stato raccontato, o che ho potuto incontrare. Si tratta di persone che sono riuscite ad abbandonarsi totalmente nelle mani del Signore, facendo totale affidamento su di Lui. Ho notato in loro una marcia in più, una sicurezza, una spensieratezza, e una felicità invidiabili. Si tratta di persone semplicissime, ma in grado di fare opere grandiose, perché sapendo di poter contare su un appoggio dall’alto, non si sono mai fermati davanti a dubbi e paure, ma hanno proseguito su quella che erano certi fosse la strada indicata loro dal Signore. Qui, con il convento delle suore a due passi, e la possibilità (credo almeno) di avere più tempo per me e per i miei pensieri, spero di riuscire a diventare un vero amico di Gesù, di capire la mia vocazione, di comprendere cosa vuole veramente da me, qual è il mio posto nel mondo e in cosa posso essere utile. E quindi di potermi fidare totalmente di Lui, di abbandonarmi alla sua volontà, per essere un vero prolungamento in terra delle braccia di Dio, per fare la sua volontà e contribuire a costruire il Regno di Dio, un regno di pace e felicità.
Vi chiedo quindi di pregare per me, perché ne avrò bisogno, ma anche per la missione ed i miei compagni… io contraccambierò certamente la vostra vicinanza ricordandovi ogni giorno! Nel frattempo prendetevi cura delle nostre amicizie e del MEC, che è un dono troppo importante per essere sprecato!
Ciao ragazzuoli, fate i bravi, divertitevi, e copritevi che altrimenti vi buscate un accidente, che lì fa freddo! Qui invece il sole è sempre alto nel cielo, e riscalda e rallegra l’aere ed i corazon!
Hasta luego hombres, que les vaya bien!
Sempre vostro, Davo :-)

Video e ultime notizie dalla Missione a Norcasia (Colombia) di Tommaso,Stefano ed Andrea

Ecco il racconto e le foto delle ultime settimane dei nostri fantastici ragazzi in Colombia (Tommaso Riva, Stefano Debiasi eDavide Piva), grazie ai loro resoconti Norcasia è sempre più vicina!

"Un saluto a tutti amici di Punto Missione,
queste settimane abbiamo terminato il mese di aprile in maniera molto produttiva raggiungendo degli importanti traguardi.
La nostra fattoria ha cambiato look ed è stata arricchita da delle vivaci palme e da numerosissime piante fiorite che grazie alla loro vivacità donano un pizzico in più di allegria. Le pareti terrose scoscese che fiancheggiavano il viale che porto alla nostra casa sono state adornate con del “mani forajero”, una pianta tappezzante che aiuta con le sue radici, a sostenere il terreno che altrimenti franerebbe per via delle abbondanti piogge.
Anche questo mese i ragazzi della fondazone hanno avuto l'opportunità di apprendere dai corsi del SENA (ente citato nella lettera precedente) nuove nozioni agrarie, comprendendo l'importanza dello stare assieme grazie a divertenti e istruttivi lavori di gruppo.
Abbiamo aggiunto un altro orto ai due costruiti nelle settimane precedenti, impresa non semplice perchè il terreno essendo in forte pendenza ci obbligava a creare un terrazzamento molto alto per portarlo a livello con gli altri. Speriamo che già nelle prossime settimane si possano seminare o trapiantare piante che aiuteranno al sostentamento dell'intera fondazione.
È stata sistemata l'entrata per il capanno degli atrezzi, inoltre nel suo interno è stato creato un ripiano rialzato da terra per poter stoccare il mangime avicolo in un ambiente più asciutto.
Domenica scorsa sono arrivati cento nuovi pulcini di gallina ovaiole che in futuro grazie alle galline deponenti che già teniamo contribuiranno a fornire uova per il fabbisogno della fondazione e per la vendita. I primo lotto di polli da carne che abbiamo allevato sono già pronti per il consumo e pochi giorni fa con l'aiuto dei ragazzi della fondazione e della mano esperta di Don Leo e sua moglie ne abbiamo macellati ben dodici.
foto di Punto Missione Onlus. Tutta la guadua (tipo di legname qua molto utilizzato simile al bambù ma molto più grande) accatastata da tempo nella fattoria è stata tagliata per preparare dei pali che serviranno per i recinti che divideranno i pascoli dalle future aree di coltivazione.
L'avvenimento più importante del mese è l'arrivo delle bufale: finalmente da martedì possediamo tre bufale di razza “bufalipso” adulte e robuste già in grado di produrre parecchio latte e tre vitelli di bufala che assieme alle due che già possediamo in futuro produrranno altro latte prezioso per il sostentamento e la crescita del progetto. Con il bestiame è tornato Doban dopo il suo periodo di formazione ricco di esperienza, di informazioni e pratica riguardante l'allevamento delle bufale. In oltre è stato venduto Francisco, un vitello che faceva parte del nostro lotto di bestiame.
Sono in programma a partire dai prossimi fine settimana delle visite alle famiglie dei ragazzi della fondazione per creare un cooperativismo (non solo dal punto di vista lavorativo/produttivo) tra loro e la nostra fattoria.
Sono stati raccolti dei campioni di terra dalla futura area di coltivazione del caucciù che verranno analizzati dall'università del Caldas per verificare l'idoneità del terreno.
Questo mese è stato molto importante proprio perché grazie alla vendita del latte, del pollame, delle uova e della già efficiente vendita di avocado e limoni il progetto riceve una grande spinta sia dal punto di vista economico che comunitario.
Il ventidue aprile il nostro missionario Stefano ha compiuto 29 anni e lo abbiamo festeggiato nel migliore dei modi con il lancio di uova da parte dei ragazzi (gesto tradizionale per augurare un buon anno), ricchi doni e una grigliata serale nella fattoria.
Come sempre vi inviamo via etere un grande abbraccio da 30 gigabyte e un grande saluto
Ciao"
foto di Punto Missione Onlus.
foto di Punto Missione Onlus.

lunedì 11 maggio 2015

S.Camillo de Lellis : Video e sue frasi sulla carità

                                        

– Se gli infedeli vedranno la nostra carità per gli infermi non avranno bisogno di altri argomenti per convertirsi.
– Più cuore in queste mani…
– Dio è tutto, il resto è nulla. Salvare l’anima è l’unico impegno della vita che è breve.
– Signore, perdona a questo grande peccatore. Dammi tempo di fare penitenza. Non più mondo, non più peccati!
– Perché non organizzare una compagnia di uomini pii e dabbene, che non per mercede, ma volontariamente e per amore di Dio servano gli infermi con quella carità e amorevolezza che sogliono fare le madri per i loro propri figlioli infermi?
Con la maggiore diligenza possibile, con l’affetto di una madre verso il suo unico figlio infermo e guardando il povero come la persona di Cristo.
– Servire gli infermi, anche appestati, con rischio della vita.
– Gli infermi sono pupilla e cuore di Dio e quello che fate a questi poverelli infermi, è fatto a Dio stesso.
– Chi serve gli infermi, serve assiste Cristo nostro redentore.
– Nessuna tra le opere di carità piace più a Dio di quella del servizio ai poveri malati.
– Chi serve gli infermi, ha un segno palese di predestinazione.
– Padri e fratelli miei, miriamo nei malati la persona stessa di Cristo. Questi malati cui serviamo ci fanno vedere un giorno il volto di Dio.
– Poiché Dio non mi ha voluto Cappuccino, né in quello stato di penitenza che tanto desideravo di stare e di morire, è segno dunque che mi vuole qui, al servizio di questi poveri suoi infermi.
– Dio ci ha mandato questa infermità perché, fatti buoni e perfetti maestri nel patire, sappiamo poi con più carità e compassione servire e compatire gli infermi.
– Desideriamo, con la grazia di Dio, servir a tutti gl’infermi con ogni carità.
– La croce che portiamo sul petto significa che tutti noi, segnati di questa santa impronta, siamo come schiavi venduti e dedicati al servizio dei poveri infermi e che questa che abbiamo abbracciata è congregazione di croce, cioè di morte, di patimento, di fatica.

– Signore mio, anima mia che posso io fare per te? (San Camillo domandò ad un infermo spazientito).
– Non bisogna mai perdere di vista Dio, ma contemplare il Creatore nella Creatura.
– Un buon soldato muore in guerra, un buon marinaio muore in mare, un buon ministro degli infermi muore all’ospedale.
– Il Signore mi ha lasciato senza piaghe solamente le mani, perché se avessi avute impiagate anche queste, non avrei potuto esercitarmi in beneficio dei poveri.

APPUNTI DALLA SCUOLA DI CRISTIANESIMO SULLA CARITA' E SULLA MISSIONE NEL MOVIMENTO ECCLESIALE CARMELITANO

Appunti presi dalla lezione di P.Antonio Sicari(Non rivisti dall'autore)


CARITA'
Nel parlare di Carità bisogna pensare innanzitutto a Dio:Tutto carità e Tutto amore.
E poi trovare la strada per FARE la carità.

A che condizioni possiamo dire MIO GRANDE AMORE come per esempio la canzone che ha vinto Sanremo quest'anno?
Per essere vere queste parole le deve dire un Dio fatto carne!
E quando si capisce questo si tenta di Ricambiarlo ("Chi è amato ha diritto di amare quanto è amato"..che bellezza!)
Io imparo nel corso degli anni a restituirgli le parole di amore che mi dice.


Noi diciamo TI VOGLIO BENE alle persone in maniera piccola,imprecisa e tuttavia SACRAMENTALE da quando un Dio fatto carne è venuto a dircele.
Il Desiderio più grande di ogni cuore umano è di VEDERE DIO (S,Teresa) E il volto più bello di Dio è il volto di chi soffre:"Quando tu ti avvicini ad una persona sofferente accade una Liturgia del Prossimo.......E' Cristo che va incontro a Cristo (è la Carità)
"DOBBIAMO METTERE SEMPRE LA NOSTRA FEDE
AL RIPARO DELLA CARITA'"

Madre Teresa,quando le domandarono come era il suo progetto disse:
"Il mio progetto ha un inizio,un centro ed un compimento.
COMINCIAMO col pulire le latrine... così apriamo il nostro cuore,
poi AMIAMO  Gesù e ci immergiamo nella  tenerezza del suo Amore ,
E poi LAVORIAMO per la Santificazione dei poveri(per dare a Dio dei Santi)"

Cosa può diventare una casa,cosa diventa un ambiente di lavoro quando come degli innamorati rischiamo di vedere Gesù ovunque!
....Guardando gli altri nel cuore....

MISSIONE

Essere Movimento vuol dire il muoversi di qualcosa :è l'Amore di Dio che ci raggiunge ed innesca il desiderio di muoversi verso Gesù negli altri

Ma la prima cosa che dobbiamo comprendere è il metodo di Gesù per la Missione.
Nella prima pagina degli Atti degli Apostoli si vede come questi aspettassero ancora il Trionfo di Gesù..nonostante avessero visto la Croce...
Il metodo di Gesù non è il CLAMORE CHE PIEGA MA IL CAMMINO CHE VA DA CUORE A CUORE.
Dio non vuole piegarci ad essere suoi schiavi,ma il suo metodo è il Fiat di Maria,cercare il sì di ogni creatura.
Il suo metodo non è vincerci ...ma il cercare amichevolmente il nostro cuore.
Perchè "Il cuore deve parlare al cuore" (Newmann)

PARLARE DI MISSIONE VUOL DIRE INNANZITUTTO PARLARE DI QUESTO---cuore a 
cuore...

Ma ci sono 2 modi di rapportarci con l'altro
Il nostro PROSSIMO non è una categoria affettiva,ma è una persona in cui ci si imbatte,che ci urta...Il Samaritano SI DEVE considerare prossimo del derubato sulla strada.
OGNI persona in cui ti imbatti è Gesù che ti dice :"Sono IO"
Può essere sgradevole,urtante,antipatica.....il primo giudizio,da cuore a cuore,è che Gesù ti dice:"Sono IO"
Camillo de Lellis diceva al malato"Signore,che posso fare per Te?"
E gli raccontava i suoi peccati...
Padre Damiano di MoloKai "Devo toccare i malati"..e prendeva il cibo con loro.

Allora il PRIMO MOVIMENTO:Comincia col dire "C'è qualcosa di Gesù in quella persona...mi sono imbattuto in Gesù!"
il SECONDO MOVIMENTO:Gesù lontano di dice:"Vieni da me!"
E poi Si comincia a muoversi col dire "Andiamo da Lui"
Questi sono i movimenti DA CUORE A CUORE

Ci sono delle leggi da rispettare per questi 2 movimenti
IL SOGGETTO CHE SI MUOVE DEVE ESSERE UN SOGGETTO GIA' SEGNATO DALL'AMORE:
"Li mandò a due a due...."
Davide e Tommaso in missione in Colombia...tanti altri nelle altre nostre missioni..
IL RAPPORTO COI LONTANI HA IN LORO COME ESEMPIO LA PROSSIMITA' DELL'AMICO.





Se la prossimità è vissuta bene ogni giorno,come la prossimità con Gesù,allora può venirei una grande intelligenza nel campo missionario.
PERCHE' CI SONO PERSONE CHE ASPETTANO DI SENTIRSI DIRE "Sei tu il mio Gesù!"












Fino alla fine dei tempi e dello spazio è questa una catena.....una catena di CUORI,quella che vuole Gesù.

E' Cristo che ti muove come prossimo e Cristo che ti muove come lontano.
(Lettera dalla comunità del Kansas...cuori toccati e scossi dalle parole e dalla testimonianza...)
(Lettere dai lager in Russia scritte a P.Antonio per ringraziarlo dei suoi Ritratti di Santi...)

In Conclusione...P.Antonio :
"Vi affido un compito per casa .......Prendete un foglio o una cartina,Segnate con un punto il luogo in cui siete,POI con un'altro punto il luogo più lontano che raggiungete con la vostra missionarietà.....FATEVI ORA UNA DOMANDA:....Quanto posso estendere questo punto?Quanto posso arricchire il flusso e il mio muovermi missionario (anche con la preghiera)?
MOVIMENTO....CARITA'....MISSIONE.....




venerdì 8 maggio 2015

Bruxelles: l’esperienza della carità nel Movimento Ecclesiale Carmelitano


samaritanoCari amici, con questo racconto che vi proponiamo vorremmo descrivervi qualcosa di ciò che stiamo vivendo di questi tempi a Bruxelles, in particolare attraverso il coinvolgimento dei più giovani (14-19 anni). 
Lo facciamo, perciò, lasciando la parola ad alcuni di noi che, a nome di tutti, porteranno la loro testimonianza su alcune esperienze di carità vissute insieme. E vale la pena di dire che per noi poter dire “insieme” è già qualcosa di grande, se pensate alla composizione multietnica e multiculturale del nostro gruppo: sei ruandesi, due congolesi, uno dal Burundi, un’italiana; e in più l’équipe di educatori, formata da un italiano, una ragazza dalla Costa d’Avorio e una belga.Le esperienze che abbiamo vissuto di recente sono state di caritativa e preghiera (il 7 ottobre), attraverso il servizio alla mensa dei poveri delle suore di Madre Teresa (le Suore Missionarie della Carità) e un momento di educazione alla preghiera (anche grazie a testi di santa Teresa di Gesù Bambino e della stessa Madre Teresa di Calcutta). 
Un secondo appuntamento (il 22 ottobre) ha tenuto insieme le dimensioni del lavoro e della carità, attraverso l’aiuto prestato a un’associazione (“Les compagneurs dépanneurs”, che significa “I compagni soccorritori”), che si rende disponibile a fornire “manodopera” per pulire e ridipingerere le case di persone povere. Anche il lavoro manuale è così messo a servizio della carità che vogliamo donare e dell’amicizia che desideriamo costruire. 
 
L’esperienza della carità Bruxelles è conosciuta per essere la “capitale” d’Europa. Certamente vi si trovano delle ricchezze culturali e i suoi abitanti beneficiano, secondo diverse indagini, di una qualità di vita invidiabile rispetto ad altre città. Ma tra ciò che Bruxelles ha in comune con altre grandi città, è quella  grande parte di popolazione meno fortunata che vive situazioni di reale povertà. In questo contesto noi, giovani del MEC di Bruxelles, con l’aiuto dei padri Carmelitani, andiamo regolarmente  a prestare il nostro aiuto e a condividere un momento di fraternità con queste persone bisognose.
Le suore di madre Teresa hanno la loro casa e svolgono il loro servizio in un quartiere sud di Bruxelles.
Arrivati da loro, abbiamo cominciato come d’abitudine con un momento di preghiera, di canti, d’insegnamento e di adorazione nella cappella delle suore. Durante questo momento, una parte del gruppo già cominciava il servizio nel refettorio, al piano di sotto. Le suore, infatti, distribuiscono tutti i giorni un pasto caldo ai senza fissa dimora: dopo la lettura del vangelo del giorno e una piccola riflessione sulla parola di Dio appena ascoltata, il servizio comincia coinvolgendo tutti. Si passa di tavola in tavola con le vivande, cercando di fare attenzione che non manchi niente agli ospiti.
Ma non è sempre scontato poter lavorare in questo modo, perché non tutte le persone accettano di lasciarsi servire e a volte il contatto con loro è molto freddo. Questa attività ci permette però di vivere concretamente la nostra fede, condivisa con gli altri membri del gruppo Eliseo (il cammino formativo per bambini e giovani del MEC di Bruxelles) ed è per noi molto importante trovare delle occasioni per sperimentare la forza della carità nel grembo della Chiesa; poter vivere questo in un “gruppo” di giovani credenti aggiunge una sensibilità in più, quella di “aiutare” insieme Cristo presente nei suoi poveri, con la certezza che così possiamo crescere e avvicinarci di più a Lui. Vale il principio per cui un credente che “resta da solo” è già “morto”, come in anticipo. Al contrario, ognuno di noi vuole “esistere” anche grazie agli altri membri della sua comunità, con i quali condivide la sua stessa fede. Questa attività, ma anche altre come quella con i “Compagneurs Dépanneurs”, fanno sì che il nostro gruppo si rafforzi nell’attenzione reciproca e in vista della realizzazione di un progetto comune, nel nome di Cristo e dei fratelli.
Preghiera e carità
Visitare le Suore Missionarie della Carità, proprio nel giorno in cui festeggiavano la loro patrona, la Madonna del Rosario (7 ottobre), è stato dunque per noi un momento speciale, che ci ha anche permesso di entrare in comunione con il carisma di Madre Teresa. Questa Santa aveva capito, infatti, che la carità senza la preghiera non può raggiungere il suo scopo, quello di portare in mezzo alla miseria l’amore di Cristo Salvatore. Per toccare il cuore delle persone provate per le difficoltà della vita, abituate alla violenza e all’indifferenza, occorre abbassarsi davanti a loro, servirle umilmente, come Gesù quando ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Ci tornavano così in mente le parole di Gesù alla samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio…” (Gv 4,10). Noi eravamo là, infatti, per testimoniare la verità del dono di Dio, pregando il Signore di “trasparire” Lui stesso nelle nostre mani, nei nostri sorrisi, nei nostri gesti.
Ma questi incontri ci permettono anche di conoscere alcuni che sono già rivolti verso il Signore e possono insegnarci a loro volta qualcosa: messi ai margini dalla società, hanno accolto con gioia e gratitudine il Vangelo e non hanno paura di vivere l’amore di Dio con semplicità.
Così, alla fine della giornata passata insieme, abbiamo pregato i Vespri nel giardino della casa delle suore. Sicuramente quest’esperienza ha toccato il cuore di ciascuno in maniera diversa e per questo può costituire l’inizio di una storia più lunga, quella che unisce le strade personali di ognuno, quelle strade che solo Dio conosce.
Rendere felice un altro
Queste esperienze ci danno insomma tanta gioia, perché ci consentono di aiutare alcuni dei nostri fratelli. Aiutare le suore a far mangiare chi altrimenti non potrebbe, rendere felice qualcuno anche solo per un pasto caldo, tutto questo rende felici anche noi. Inoltre, queste esperienze ci fanno lavorare insieme, e questo per noi giovani è sempre più importante. Così, anche se a volte è dura alzarsi presto la mattina, per poi andare a servire, alla fine della giornata sappiamo che quello piccolo sforzo… è per la felicità di tanti!
La carità è una missione
Per vivere la carità, infine, si può diventare anche “pittori” (ma sarebbe meglio dire imbianchini!); anche questo può aiutare una famiglia povera. P. Ermanno può allora raccontarvi com’è andata l’ultima volta.
«Arriviamo al terzo piano di un grande edificio, con i corridoi stretti e decine di porte che si aprono su diversi appartamenti. Una porta si apre e ci permette di entrare nell’abitazione di questa famiglia numerosa: papà, mamma e sei figli (dai 14 ai 3 anni). Le dimensioni di questa casa le scopriamo a poco a poco, dipingendo le stanze una dopo l’altra e verniciando porta dopo porta. Ecco davanti a noi la “cameretta” delle due figlie più grandi, poi le “stanzette” dei fratelli che dormono nei letti a castello; il cucinino è qui dietro, mentre non si vede la camera dei genitori… Forse è proprio il grande salone, con il tavolo da pranzo e la televisione, e dove il divano fa da letto? L’appartamento certo non è grande abbastanza per otto persone, e in più oggi ci siamo noi, otto “operai” al lavoro… Cerchiamo intanto di fare un po’ di conoscenza prima di cominciare il lavoro, di presentarci… Così con un ragazzo di circa 13/14 anni inizia un breve dialogo. Forse mi vede più “grande” tra tutti quei giovani e allora mi chiede:
“Voi siete un pittore?”
“No, sono un prete? Sono qui per aiutare come gli altri. E tu, come ti chiami?”
“Jourdain [Giordano]”
“Sei anche tu di questa famiglia?”
“No, sono un cugino. Sono qui per far visita alla zia.”
Cerchiamo di conoscere anche i nomi di tutti gli altri. Ma questa breve presentazione aprirà la porta a un altro dialogo, alla fine della giornata, quando ci ritroveremo in cucina per lavarci le mani piene di vernice. Jourdain e suo cugino stanno parlando dei compiti da fare per la scuola e in particolare per l’ora di religione (qui prevista nelle scuole assai più raramente che in Italia). Chiedo allora:
“Che cosa state “studiando” di religione?”
“Parliamo di Gesù e dei suoi discepoli”.
“E ti piace ciò che impari?”
“Quando il professore di religione ci parla di Gesù sono molto interessato. Tu mi hai detto che sei un prete?”
“Sì.”
“Beh, sai, mia madre non crede in Dio. Ma io ci credo. Però non sono battezzato.”
“Un giorno, se vorrai, tu potrai essere battezzato e diventare cristiano.”
“Perché, non sono cristiano ora? Che cosa sono allora?”
“Sei un uomo e Dio vuole entrare in comunione con ogni uomo. Se continui a desiderare di conoscere Gesù, un giorno potrai ricevere il Battesimo.”
Gli parlo allora di cosa facciamo con i giovani, gli dico che sono un carmelitano e gli do il mio indirizzo mentre stiamo finendo di pulire i pennelli. Nei giorni successivi mi è capitato di pensare che tutto accade proprio come nel vangelo, come quando quella povera donna bussa con tanta insistenza alla porta del giudice per ottenere giustizia! Ma Dio è molto più pronto di un giudice a fare giustizia a coloro che gridano verso di lui!
 Arriveranno giorni (ma forse sono già i nostri) in cui tanta gente busserà con insistenza alla porta della Chiesa (dei cristiani!) per chiedere il dono di Dio e di Gesù Cristo: saremo pronti ad aprire la porta di casa come Dio desidera? Certo, il desiderio di tanti dovrà maturare, perché ancora timido e confuso, ma con la grazia di Dio e con il tempo potrà diventare un vero desiderio di Dio e di Cristo. Se anche noi saremo collaboratori di Dio e amici di Cristo, pronti a “essere” carità, umile e forte, verso tutti.
Dialoghi Carmelitani, dicembre 2007

domenica 3 maggio 2015

CARI LETTORI....IL NOSTRO GRUPPO DI COMUNIONE VI SALUTA !


Prendersi cura di Gesù.....LA CARITA' ( P.Gianni Bracchi )


IL CASTELLO INTERIORE:QUARTE MANSIONI (Testo degli amici di Bologna)


4. Quarte Mansioni - Raccoglimento e abbraccio

INTRODUZIONE:

Possiamo sintetizzare così il passaggio di queste Quarte Mansioni: dalla preghiera in cui ci si raccoglie davanti a Dio, si passa alla preghiera in cui ci si lascia raccogliere (o abbracciare) da Dio.
Avendo già percorso le prime tre Dimore, l'uomo ha ormai compreso d'essere atteso al centro di se stesso, perciò da tempo lavora a "raccogliersi", facendo ogni sforzo per scoprire il meraviglioso spazio e le segrete presenze nella propria interiorità, vincendo la sua ostinata paralisi, la sua sordità, il suo mutismo.
L'ingresso nelle Quarte Mansioni significa che l'anima è ormai giunta alla cosiddetta "orazione di raccoglimento", alla quale si è lungamente preparata: si tratta del vertice del nostro protenderci verso Dio.
L'anima ha cominciato a "raccogliersi" fin dal giorno in cui ha deciso di dedicarsi seriamente al rapporto col suo Signore. Dapprima lo ha fatto sporadicamente, poi un po' più frequentemente, poi ha compreso di dovere consacrare alla preghiera del tempo in maniera stabile, e ha preso la decisione forte e generosa di considerarlo come "tempo che appartiene a Dio".

Santa Teresa insegna che, a partire dalle Quarte Dimore, si sviluppa un'altra storia interiore che non dipende dall'uomo, ma solo dalla grazia di Dio. Dio comincia ad intervenire personalmente per donare alla sua creatura un abbraccio sempre più intimo.

Il raccoglimento naturale viene pian piano afferrato dentro un più profondo e più quieto raccoglimento che Dio stesso produce nell'anima, e si semplifica sempre più, seguendo quanto dice Teresa: "l'essenziale non sta nel molto pensare, ma nel molto amare".

Santa Teresa raccomanda di nuovo di non abbandonare il cammino intrapreso: il rischio è quello di "allontanarsi da Colui che si è offerto di essere loro amico", smettendo di pregare e "giocando" con le occasioni di offendere Dio.




TESTO:
Qui comincia il soprannaturale, parlar del quale è assai difficile, a meno che non mi aiuti Sua Maestà. Queste mansioni, essendo più vicine all'appartamento reale, sono di una magnificenza così grande e contengono meraviglie così stupende …!!!
Gli effetti di questa orazione sono molti, e ne dirò alcuni. Ma prima voglio parlare dell'orazione che ordinariamente la precede.
Si tratta di un raccoglimento che mi sembra anch'esso soprannaturale. Benché non consista nello starsene al buio, nel chiudere gli occhi e in altre cose esteriori, tuttavia gli occhi si chiudono e si desidera la solitudine. L'anima rientra in se stessa e alle volte sale sopra se stessa. (Se si allontana), il gran Monarca che risiede nel castello, vedendo la sua buona volontà si lascia impietosire, e nella sua grande misericordia decide di chiamarla a sé. A guisa di buon pastore, emette un fischio tanto soave da non esser quasi percepito, ma con il quale fa conoscere la sua voce, affinché l'anima, lasciata la via della perdizione, rientri nel castello. E ciò fa immediatamente, perché quel fischio è di così grande efficacia da districarla da tutte le cose esteriori fra le quali viveva. Quando il Signore accorda questa grazia, si ha un aiuto particolare per cercar Dio in noi stessi.

Desidero soltanto avvertirvi che per inoltrarsi in questo cammino e salire alle mansioni a cui tendiamo, l'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in quelle cose che più incitano all'amore. E l'amore di Dio non sta nei gusti spirituali, ma nell'essere fermamente risoluti a contentarlo in ogni cosa, nel fare ogni sforzo per non offenderlo, nel pregare per l'accrescimento dell'onore e della gloria di suo Figlio e per l'esaltazione della Sua Santa Chiesa. Questi sono i segni dell'amore, non già non distrarsi, quasi basti la più piccola divagazione per mandare a monte ogni cosa.
Ma queste cose di orazione si conoscono meglio esaminando gli effetti e le opere che ne seguono: infatti, per provarle non v'è crogiuolo migliore. Soprattutto si richiede umiltà e ancora umiltà.

Oltre le grandi grazie che si ricevono, Dio dilata l'anima e la rende capace di contenere ogni cosa.
Questa soavità e dilatamento interiore si riconoscono anche dall'energia di cui l'anima si sente ripiena, perché nel servizio di Dio non si porta più grettamente come prima, ma con larghezza maggiore. E se prima provava tanta ripugnanza per le tribolazioni, ora le teme di meno, perché la sua fede si è fatta più viva e vede che accettandole per amor di Dio, ottiene la forza di sopportarle con pazienza.
. Quanto più progredisce nella conoscenza di Dio, tanto più bassa è l'opinione che si fa di sé. E avendo assaporato le dolcezze del Signore, ritiene per immondizie quelle della terra, da cui si allontana a poco a poco, rendendosi, così, sempre più padrona di sé. Insomma, resta migliorata in tutte le virtù, e andrà sempre più progredendo, purché non torni ad offendere Iddio, nel qual caso perderebbe ogni cosa, anche se già arrivata alla cima. Però, non si deve credere che per trovarsi con tali effetti basti ricevere questa grazia una o due volte soltanto. Occorre riceverla di continuo: il nostro bene è tutto in questa perseveranza.
Ecco un avviso che raccomando molto a chi si trova in questo stato. Si guardi attentamente dal mettersi nelle occasioni di offendere Iddio.
Qui l'anima non è ancora formata: è come un bambino che comincia a poppare, il quale se si discosta dal petto di sua madre non può aspettarsi che la morte Se tanto insisto sulla fuga dalle occasioni, è perché il demonio mette più impegno nel rovinare un'anima sola di queste, che non molte altre a cui Dio non faccia tali grazie.