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venerdì 25 dicembre 2015

BUON NATALE A TUTTI ! E GRAZIE !

E' un Natale 2015 dove le emozioni si sovrappongono subito ai ricordi dell'anno che sta finendo.
Come non ricordare,e le immagini ora freddamente possibili da vedere,delle tragedie,delle sofferenze che nel mondo in questo momento ci sono ,come non ricordare che mentre noi ci accingiamo al cenone di Natale,magari con i nostri parenti,tante  persone sono sole a passarlo,non hanno di che festeggiare perchè non hanno libertà o, anche oggi, di che mangiare.
Esse sono le prime che oggi fanno compagnia a Gesù.
Ed il Natale,bisogna pensare,è venuto soprattutto per loro!
E Gesù,non il sentimento passeggero della bontà o della pace tanto per farci gli auguri, e Gesù è qui per loro e noi festeggiamo innanzitutto perchè possa venire per loro.
Festeggiamo con loro nel cuore e donando a loro una speranza concreta.
Festeggiamo perchè la Speranza è data a noi e a loro attraverso Gesù Cristo
 e Lui in noi  ci può fare di più loro fratelli.
Festeggiando Lui noi festeggiamo la nostra possibile conversione nel Suo Amore.
Festeggiando Lui noi festeggiamo la ora possibile incarnazione della nostra volontà.
Festeggiando Lui noi festeggiamo la nostra indissolubile unità in Lui.
Festeggiando Lui noi accettiamo che il giudizio sulla nostra vita sia dato dall'accoglienza di un Bambino. 
Festeggiando Lui  festeggiamo il  grande Divino che si fa Umano e la piccolezza dell'Umano che si fa Divino

Buon Natale!E che un Volto trapassi la Notte della nostra dimenticanza...
Un Volto Radioso nella povertà,Gentile nell'Abbandono,Bellissimo nella sua Purezza.
Un Volto che è Qui Oggi accanto a noi.
Fratello!


Valter....






RACCONTO DI NATALE 2015

http://www.mec-carmel.org/c44-articoli/un-gomitolo-di-lana/

CON  TANTI  TANTI  TANTI 
 AUGURI DI BUON NATALE !

mercoledì 16 dicembre 2015

Prodigio di Natale - Film completo da un racconto di Beatrix Potter

La grazia senza tempo di Beatrix Potter

“Tre topolini sedevano al fuso,
ma sotto la porta spuntò un brutto muso:
che state facendo, miei bravi signori?
Cuciamo giacchette di dentro e di fuori.
Posso aiutarvi a tagliar quei bei drappi?
Oh, no, signor Gatto, se entri ci pappi!”

Non trovate che sia adorabile questa filastrocca? È tratta dal Sarto di Gloucester, altrimenti noto come Il prodigio di Natale, di Beatrix Potter, racconto che più ci è piaciuto in famiglia di questa famosa autrice e illustratrice inglese di fine Ottocento. La storia narra di un povero vecchio sarto che, a causa di una grave malattia, non riesce a cucire l’abito per il matrimonio del sindaco, previsto il giorno di Natale. Ma qualcuno miracolosamente porta a termine il lavoro al suo posto: un nutrito gruppo di topolini efficienti e precisi!
BeatrixPotter-il-sarto-di-gloucer
Il sarto di Gloucer di Beatrix Potter
Il racconto mi ha emozionato per la dolcezza della trama, per la bellezza delle immagini e per la poesia di certi passaggi del testo: “era tutto un tagliar di forbici e un fruscio di fili”.
La storia ha entusiasmato anche mia figlia 4enne per una serie di comprensibili motivi: la simpatia dei topolini, i veri protagonisti, l’astuzia del gatto e tutte le buffe filastrocche che abbiamo canticchiato.

Il successo di Beatrix Potter

Ma chi è Beatrix Potter? Un’elegante signora inglese vissuta a cavallo del secolo scorso, pioniera in fatto di racconti per l’infanzia, pubblicati a partire dal 1901. La sua abilità fu anche quella di riuscire a sfruttare il merchandising derivato dalla popolarità dei suoi disegni, stampati fin dall’inizio della sua attività come romantici biglietti d’auguri.
Beatrix Potter ha scritto, e soprattutto illustrato personalmente, 23 racconti ambientati nelle campagne inglesi, i cui protagonisti sono animali domestici (gatti, cani) o da fattoria (anatre, conigli) oppure animali selvatici di piccola taglia nei quali ci si può imbattere passeggiando in collina (volpi, tassi, porcospini). I racconti, pur costituendo ciascuno un’entità a sé stante, spesso si allacciano fra loro con collegamenti e richiami tra i personaggi stessi. La scelta di questi soggetti, minuziosamente disegnati nei loro tratti salienti nonché umanizzati nei vestiti, nelle abitudini e nelle azioni quotidiane, è l’ingrediente principale, insieme al grande senso di avventura che trapela dalle vicende narrate, dell’intramontabile successo ottenuto dall’autrice. I libri di Beatrix Potter sono stati amati fin da subito e tradotti in ben 25 lingue, tra cui il latino.
beatrix-potter-illustrazioni-
Ancora oggi la sua opera conserva, intatta, il suo charme: ma cosa la rende resistente al tempo?
Innanzitutto lo stile dei disegni, vivido, dettagliato e raffinato, tale da soddisfare gli osservatori più curiosi e più esigenti che sono proprio i bambini, sempre alla ricerca del particolare. Le sue illustrazioni, estremamente curate, mostrano la precisa anatomia dei personaggi oppure le loro caratteristiche peculiari, come il colore del manto o il modo di tenere piegate le zampe.
Se consideriamo i colori, questi sono i morbidi, delicati e tipici toni dell’acquerello che non stancano gli occhi e permettono di apprezzare fino in fondo il disegno nella sua interezza, pur mettendone a fuoco un preciso elemento, come ad esempio la giacca blu di Peter coniglio o quella rossa del cugino Benjamin.
Il testo e il disegno si completano a vicenda così, dove l’autrice non arriva attraverso l’uso delle parole, ci pensa l’elemento grafico: i disegni della Potter, non a caso, inizialmente sono stati pubblicati come biglietti d’auguri, privi del testo scritto ma fortemente espressivi.
Le storie includono spesso filastrocche, indovinelli e canzoncine divertenti, altro ingrediente molto gradito ai più piccoli. Anche dal punto di vista della trama, i racconti risultano affascinanti perché i vari personaggi si trovano a vivere piccole e grandi avventure che spezzano il tranquillo ménage quotidiano.
A causa di un evento imprevisto, la situazione a un certo punto precipita e rischiano di essere catturati, o addirittura di essere mangiati dagli uomini o da animali più grandi e predatori. Ma quando il peggio sembra ormai inevitabile, ecco che un’astuzia o un nuovo personaggio sopraggiungono per ristabilire l’ordine e assicurare il lieto fine. Ogni storia lancia un messaggio: obbedienza verso gli adulti, solidarietà tra amici e familiari, rispetto delle leggi della natura.
Beatrix Potter-illustrazioni
Navigando su Internet, si trovano numerose notizie bibliografiche di Beatrix Potter e, curiosando qua e là, abbiamo scoperto anche una Pagina FB italiana a lei dedicata, dove i suoi fan pubblicano stralci dei racconti, traduzioni di alcuni passaggi dai suoi diari, foto della casa di campagna in cui ha vissuto e dei luoghi della regione dei Laghi che hanno fatto da scenario a tutti i suoi racconti.
Lo “studio”di questa autrice nella nostra famiglia non si è esaurito nella lettura delle sue opere, ma ha incluso anche la visione di tre cortometraggi basati su racconti e disegni originali. L’esperienza è stata positiva: si tratta di materiale sapientemente montato che inizia come un film, con una carrellata sui vari animali protagonisti e la successiva presentazione della Potter intenta a scrivere quelle lettere, indirizzate a figli di amici, in cui prenderanno forma i suoi racconti. Di lì, la sua voce narrante ci introduce nel vivo della storia, uguale a quella presentata nei testi scritti.

Daniela Bagnato
mamma appassionata di libri in generale e di libri per bambini in particolare, che desidera condividere le sue esperienze di lettura

10 Bellissimi Regali di Natale (che non passeranno mai di moda)

di Sebastian Campos (da Aleteia .org)

Probabilmente varie persone stanno iniziando a pensare agli acquisti natalizi, facendo una lista per vedere chi rientra nel budget previsto e chi no.
Spesso ci preoccupiamo di fare bella figura con i nostri regali, offrendo cose esclusive, originali, divertenti e uniche. Altri, che non dispongono di un budget consistente, puntano sulla creatività e confezionano i regali con le proprie mani. C’è anche chi risolve la questione dei regali offrendo doni generici, una cosa tipica delle nonne: calzini e fazzoletti per tutti!
Ma noi non vogliamo togliere persone dalla lista, anzi tutti dovrebbero rientrarci.
È per questo che vogliamo offrirvi una lista di regali geniali che potete preparare fin d’ora e che potreste iniziare a donare anche in anticipo, senza bisogno di aspettare la notte di Natale. Regali che non passeranno di moda, che dureranno moltissimo, per i quali non si chiederà lo scontrino per il cambio e che vi assicureranno il sorriso di chi li riceve.

1. Regalate del tempo


© Pixabay.com
È senza dubbio un regalo preziosissimo perché il tempo che offrite non tornerà. Ogni minuto investito in qualcuno è un tesoro che non vi tornerà tra le mani. L’ex Presidente dell’Uruguay José Mujica diceva: “Quando compri qualcosa non compri con denaro, compri con il tempo della tua vita che hai speso per guadagnare quel denaro”. E se vi risparmiaste tanti giri e donaste a chi avete di fronte una bella porzione del vostro tempo e della vostra dedizione?

2. Offrite perdono


© Pixabay.com
È un buon momento per rivedere i nodi che avete nel cuore e non solo per perdonare come atto simbolico guardando il cielo, ma per perdonare come siete stati perdonati voi, in modo concreto, restaurando la vita e la relazione di chi avete il coraggio di perdonare. Non è necessario chiamarlo e dirgli che lo avete perdonato. Basta avvicinarsi, mostrarsi empatici, attenti e misericordiosi.

3. Apritevi per imparare dall’altro


© Pixabay.com
“Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso” (Filippesi 2, 3). Nell’altro c’è un tesoro, e se vi disponete a ricevere quello che ha da offrire rimarrete sicuramente sorpresi. Lasciate il vostro cuore aperto e senza pregiudizi. Valorizzare gli altri è un bel regalo.

4. Ascoltate in silenzio


© Pixabay.com
Evitate di terminare la frase, di avere pregiudizi, di valutare e qualificare quello che ascoltate. Regalate il vostro umile silenzio, non solo per evitare di interrompere, ma perché la vostra attenzione e il vostro ascolto sono un dono prezioso e raro. Ascoltate non solo per educazione, ma come segno di amore.

5. Prestate uno sguardo attento. Prestate attenzione


© Pixabay.com
Il vostro sguardo sia sincronizzato con la vostra mente e il vostro cuore. Probabilmente vi siete sorpresi a guardare “attentamente”, ma nella vostra testa stavate risolvendo problemi domestici, pianificando le attività pomeridiane o pensando al pranzo del giorno dopo. Regalate il vostro sguardo e la vostra attenzione.

6. Regalate una bella barzelletta! Con l’umorismo la vita è più facile


© Static.pexels.com
Questo regalo richiede una preparazione speciale: dovete imparare un paio di barzellette. Sappiamo che il sorriso è un regalo eccellente, ma arrivare con una parola allegra, un aneddoto o una bella storia sarà sempre gradito a tutti. La gioia che sperimentiamo noi che ci sappiamo amati da Dio è quella che dobbiamo condividere.

7. Motivate altri a donare


© Pixabay.com
È sempre una buona idea essere solidali con chi ha bisogno del nostro aiuto, ma motivare altri ad essere solidali è molto meglio. Potete far sì che più persone si uniscano alla vostra causa. Non bisogna guardare molto lontano per trovare qualcuno che ha bisogno della nostra solidarietà.

8. Svolgete i compiti di un altro


© Static.pexels.com
Probabilmente è l’aspetto meno spirituale e simbolico della lista, ma è uno dei più efficaci (lo dico per esperienza personale), soprattutto se si tratta di pulire e mettere in ordine quello che non ci spetterebbe, anche se c’è qualcuno che viene pagato per farlo. Quel momento di libertà che avete regalato prendendovi la briga di svolgere i compiti di un altro è un dono che risulterà sempre gradito.

9. Pensate a chi verrà dopo di voi


© Static.pexels.com
Questo è un regalo generico di amore nei confronti del prossimo: pensate a chi verrà dopo di voi. Nel bagno pubblico, lasciando il carrello al supermercato negli spazi previsti, buttando la gomma da masticare nella spazzatura e una lista interminabile di eccetera. È poco probabile che qualcuno vi ringrazi per averlo fatto, ma anche voi siete il prossimo di qualcuno e sapete come ci si sente quando chi ci ha preceduti non ha fatto un buon lavoro.

10. Donate la vostra amicizia disinteressata. Abbiate il coraggio di conoscere qualcuno


© Pixabay.com
Un regalo splendido e molto grande è offrire la vostra amicizia in modo reale a qualcuno da cui non potete trarre profitto. Qualcuno che non considerate un vostro “pari”, una persona più giovane o più adulta, qualcuno che si trova a un livello diverso nella scala sociale o lavorativa. Un’amicizia nuova. È logico che non diventerete subito i migliori amici del mondo, ma il semplice fatto di offrire la vostra amicizia a qualcuno che non si aspetterebbe mai che vi avviciniate a lui è un dono enorme.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Una piccola «Porta Santa» (di Michelangelo Nasca)

http://www.virgolettato.altervista.org/2015/12/11/una-piccola-porta-santa/


Non è molto grande la porta di casa mia, ha i cardini un po’ arrugginiti, e, a volte, si fa fatica ad aprirla.
Bisognerebbe ripararla questa porta! - See more at: http://www.virgolettato.altervista.org/2015/12/11/una-piccola-porta-santa/#sthash.JrSboBFr.o6h58JP9.dpuf
Non è molto grande la porta di casa mia, ha i cardini un po’ arrugginiti, e, a volte, si fa fatica ad aprirla.
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Non è molto grande la porta di casa mia, ha i cardini un po’ arrugginiti, e, a volte, si fa fatica ad aprirla.
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Questo e' NATALE!


"Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani.
Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi.
Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d'amore? Signore, oggi ti do la mia voce.
Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è un uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.

(!Madre Teresa di Calcutta)

mercoledì 25 novembre 2015

Quel silenzio assordante­ ( Una lettera al settimanale Diocesano La Voce del Popolo di Brescia)



Quel silenzio assordante­
Egr. Direttore,
ho assistito come tutti con sgomen­to alla cronaca degli attentati pari­gini di metà novembre, battezzati subito come l' 11 novembre euro­peo. Ho visto ed ho letto le mani­festazioni di vicinanza al popolo francese, dal profilo fu tinteggiato di tricolore francese, all'inno del­la marsigliese nei campi di serie B, ai lumini e alla penosa esibizione pianistica del ragazzo sulle note di John Lennon. Una risposta che non ha nome, una religione senza Dio. Tutto mi è parso una reazione 000­lescenziale, emotiva, superficiale e vuota. Non ho visto o sentito qualcuno invitare a pregare. Ho seguito tutti i talk televisivi nella speranza che qualche conduttore o qualche ospite ne analizzasse le cause. Tutti a cercare il colpevole. Tutti politi­camente corretti uniti e compatti a criticare il governo- ma questo era scontato - e a evocare i valori della tradizione e dell'Occidente. Non si è sentita una parola di pietà cristia­na,. Sono rimasto ferito dal silenzio assordante della comunità cristia­na. Non ho visto la chiesa parigina, radunarsi al Sacré Coeur sulla col­lina di Mon1martre a pregare. Papa Francesco invece si è fatto immedia­tamente sentire. Ma anche la nostra chiesa locale dov'era? È vero, abbia­mo aggiunto una preghiera dei fedeli alla Messa nella quale si celebrava la dedicazione della Chiesa! Forse qualche sacerdote più sensibile ha allungato l'omelia con un pensiero e un ricordo alle vittime del terrori­smo. Parigi, una città smarrita, ec­co quello che ho visto, una Francia smarrita, un'Europa smarrita. Que­sto è l'aggettivo più calzante. Quan­do si tradisce la propria fede e ci si affida ad un fumoso senso di appar­tenenza, siamo baldanzosi e arro­ganti nei momenti di gioia e spen­sieratezza, ma diventiamo impauriti e smarriti di fronte ai gravi ten1i del dolore e della morte, perché ci man­cano i fondamentali della speranza. I giorni in cui si scriveva la Costi­tuzione della Comunità europea, la maggior parte dei rappresentanti volle inserire il termine "radici cri­stiane" nei valori su cui si basa il nostro continente. Francois Mitte­'rand si oppose fermamente in no­me della laicità. Noi italiani, come sempre, ci siamo affrettati a ricono­scere le ampie vedute del presiden­te francese, abbiamo allegramente e stupidamente collaborato a dare delle grosse spallate per buttar giù la Chiesa, con la soddisfazione in­fantile che si prova a distruggere le cose vecchie per gettarle nel fuoco. Adesso che la fiamma si è spenta, ci sentiamo vuoti e nudi, senza valori di fede, senza la voglia di pregare.
Cominciamo a provare il terrore del vuoto, le vertigini del nulla. Come sacchi vuoti che non si reggono più in piedi e si afflosciano. Ci accon­tentiamo di esteriori lumini, di tre­molanti accendini o la lacrimuccia adolescenziale di una stupida emo­ticon. Ci manca la meditazione che non è una sterile esercitazione di new age, ma è l'evento unico di un Dio che nasce a Betlemme, da porre al centro. Altrimenti dimentichiamo le ceneri di Auschwitz e il ghiaccio del Gulag, l'acqua e il sangue delle risaie dell'Asia, dei laghi dell'Africa, paradisi massacrati. Ci scordiamo di tanti bambini negati, prostituiti, mu­tilati e la strage dei giovani cristiani fucilati in Kenya - alcuni decapitati, perché non ricordavano il nome del­la madre di Maometto. Nessuno mi dice la app per colorare la mia fac­cina su whattsapp con i colori della Nigeria, della Libia e dell'Eritrea?
Padre Ettore Moscatelli

domenica 15 novembre 2015

Il posto delle Fragole (I.Bergman) Film Completo...citato da P.Antonio Sicari nel suo libro "Pregare nel mondo"

l vecchio e illustre professor Isak Borg viene insignito di un prestigioso premio accademico e dovrà recarsi a Lund per ritirarlo. La sua giornata inizia però con un incubo: egli si trova solo in una città sconosciuta dove gli orologi sono privi di lancette. Un uomo cade a terra afflosciandosi su se stesso e un carro funebre cozza contro un lampione facendo cadere sul selciato la bara che trasporta. Si vede una mano afferrare il professore per il braccio, tirandolo a sé ed egli riconosce nel volto del morto il proprio viso. Al risveglio, dopo aver chiesto la colazione alla governante, decide di non affrontare il viaggio in aereo bensì in automobile e la nuora Marianne si offre di condividere il viaggio con lui.
Durante il viaggio Marianne rimprovera al suocero l'avarizia nei confronti del figlio medico Evald. Una deviazione dell'itinerario conduce i due alla casa dove Isak ha vissuto per vent'anni con nove tra fratelli e sorelle e il vecchio si lascia travolgere dai ricordi. Rivede la cugina Sara, da lui un tempo amata, intenta a raccogliere le fragole per lo zio Aron, di cui ricorre l'onomastico. A tavola due sorelline gemelle [5] raccontano di aver visto il cugino Sigfrid baciare Sara, che si allontanava piangendo.
Intanto una giovane, che somiglia molto a Sara [6], chiede a Isak un passaggio per sé e due suoi amici. Egli accetta e la vettura riparte; a una curva avviene uno scontro con un'auto che incrocia quella di Isak e da quella esce, illesa, una coppia che è accolta sulla macchina. Ripreso il viaggio, i due ospiti litigano in modo insopportabile e sono obbligati a scendere.
Lungo l'itinerario si trova la casa della mamma ultranovantenne di Isak e, dopo essersi riforniti di benzina e aver pranzato in una trattoria, dove i due giovanotti discutono con veemenza sull'esistenza di Dio, la vanno a visitare. L'anziana donna, ancora vivace malgrado l'età, mostra a Isak e a Marianne vecchi giocattoli e vecchie foto lamentandosi per la solitudine di cui soffre malgrado il cospicuo numero di nipoti e pronipoti.

Dopo la breve visita, si rimettono in viaggio e, mentre Marianne è alla guida, Isak si addormenta e viene colto da un nuovo incubo. Sara, giovane, lo costringe a guardare in uno specchio il proprio volto di anziano e lo informa che presto dovrà morire. Successivamente gli annuncia che sposerà Sigfrid e va in casa ad accudire il suo bambino. Isak bussa alla porta ma viene ad aprirgli un severo insegnante che lo conduce in una classe e lo interroga contestandogli le risposte e dandogli dell'incompetente. Lo accusa poi di egoismo e incomprensione e gli infligge come condanna la solitudine.
Quando il professore si risveglia dice a Marianne «Sono morto pur essendo vivo»

 e Marianne gli confida che i suoi rapporti con il marito sono difficili e che egli non vuole il figlio che lei attende.
Il viaggio ha finalmente termine: Marianne e Isak arrivano a casa di Evald dove trovano la governante, nel frattempo giunta in aereo. Inizia intanto la cerimonia tra gli squilli di tromba e il suono delle campane e viene letta la formula in latino della premiazione mentre Isak, che sente essere cambiato qualcosa in lui, decide di trascrivere l'esperienza di quella giornata. Durante la sera tratta gentilmente la governante, cerca di far riconciliare la nuora con il figlio e quando si addormenta ricorda ancora i momenti felici dell'infanzia e l'immagine dei genitori.

Preghiera dopo la strage di Parigi......ARALDI DELLA TUA PACE (S.FRANCESCO)


Risultati immagini per Strage di parigi 13 novembre 

Signore, fa' di noi degli araldi della tua pace! 

Facci portare amore dove regna l'odio,
perdono dove regna l'offesa,
conciliazione dove regna la discordia,
fede dove regna il dubbio,
gioia dove c'è tristezza,
la tua luce dove sono tenebre ,

 
Risultati immagini per Strage di parigi 13 novembreperche se noi diamo diventiamo ricchi;
se dimentichiamo noi stessi troviamo la pace;
se perdoniamo otteniamo il perdono;
se moriamo, guadagniamo la risurrezione eterna.
Dacci la pace, Signore.



San Francesco d'Assisi


 Risultati immagini per Strage di parigi 13 novembre

QUALUNQUE COSA RECHI QUESTO GIORNO (preghiera)




Il nostro gruppo durante la Via Crucis da noi organizzata
Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo.
Aiutami a pregare
e a raccogliere i miei pensieri su dl te;
da solo non sono capace.

C'è buio in me,
in te invece c'è luce;
sono solo, ma tu non m'abbandoni;
non ho coraggio, ma tu mi sei d'aiuto;
sono inquieto, ma in te c'è la pace;
c'è amarezza in me, in te pazienza;
non capisco le tue vie ,
ma tu sai qual è la mia strada.

Padre del cielo,
siano lode e grazie a te
per la quiete della notte,
siano lode e grazie a te
per il nuovo giorno.
Signore,
qualunque cosa rechi questo giorno,
il tuo nome sia lodato!
Amen.





Dietrich Bonhoeffer

Lui ci ascolta quando nulla ci risponde (S.Agostino)

Vista dal Convento dei Carmelitani Scalzi di Brescia




Se senti vacillare la fede
per la violenza della tempesta,
calmati: Dio ti guarda.
Se ogni ora che passa
cade nel nulla senza più ritornare,
calmati: Dio rimane.
Se il tuo cuore è agitato
e in preda a tristezza,
calmati: Dio perdona.
Se la morte ti spaventa
e temi il mistero e la notte,
calmati: Dio risveglia.
Lui ci ascolta quando nulla ci risponde,
è con noi quando ci crediamo soli.
                                    Sant'Agostino d'Ippona

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-124824>

"Pregare nel mondo" Come?

A margine degli Esercizi del MEC"Pregare nel mondo" tenuti da P.Antonio Sicari nel 2003  ....un libero riassunto di un partecipante trovato in internet
 Una ragazza quasi analfabeta vissuta alla fine del XVIII° secolo dalle parti di Bologna, di nome e divenuta poi S. Clelia Barbieri (muore a soli 23 anni), portava sempre con sé un biglietto con questo scritto riferito a Dio:
"La speranza che io ho di vederti santa è straordinaria"

In questi giorni in cui parliamo della "preghiera nel mondo", se non chiediamo, o non cerchiamo, questa possibilità di pregare, non si capirà mai ciò che vogliamo davvero pregare.

Il solo esistere, il solo respirare è già un inizio di quella parola che dobbiamo pronunciare: "Grazia".
La meravigliosa Sua "Grazia", che sarà l'ultimo respiro, l'ultima preghiera, così avremo compiuto l'ultima nostra preghiera.
"Il primo respiro apre alla vita e l'ultimo la chiude".
  Ogni uomo è parola di Dio fatta carne, e noi oggi dobbiamo imparare ad ascoltarla; anche gli avvenimenti trasmettono la parola di Dio, e noi dovremmo imparare ad ascoltarli. Noi siamo fatti - diceva S. Teresa d'Avila - come un castello dove Lui abita, in mezzo a noi, e noi potremo ascoltarlo: dipende dalla nostra capacità di ascolto; se ci comporteremo come dei "sordo-muti" non riusciremo a parlare con Dio.
Alcuni esempi: il monaco che anticamente faceva un viaggio su di un carro in compagnia di due giovani che amoreggiavano, questi (il monaco) si mette a piangere pensando alla tenerezza di Dio: anche questa è preghiera.
Un uomo, un rabbino, diceva in proposito: dovunque io vato TU, dovunque mi fermo TU, terra, cielo, mare, TU, il Signore: anche questa è preghiera.
Dopo Auschwitz, dopo le brutture fatte all'uomo e dall'uomo in campo di concentramento, si è conosciuta la storia di una ragazza ebrea, quasi non credente, che non sapeva inginocchiarsi, non sapeva pregare, e invece scrive un libro-diario sulla preghiera: una cosa meravigliosa ciò che ha scritto! Racconta nelle "Lettere dal campo di concentramento" che una domenica, fredda e piovosa, già molto triste perché assieme ad altre compagne non si accorgevano che era "domenica", ma al mattino sente, mescolato alla pioggia, un profumo forse di gelsomino e lo scopre in fondo al recinto, alla rete, tutto in fiore, bianco pallido e la fa esclamare, e ripetere per tutto il giorno: "Voglio che tu, Dio, stia bene con me!" E pensare che si diceva che dopo Auschwitz non si poteva più pregare, invece …

Questo è il vero volto del Cristianesimo, della parola del Vangelo e dell'uomo che si fa parola da ascoltare. Gesù si è fatto uomo per essere ascoltato, per essere guardato. "Gesù diventa familiare nello sguardo", ancora, "Guardare Gesù come amore" (S. Teresa del B.G.). Anche questo diventa preghiera se lo vogliamo.
Pregare come respirare, come ascoltare per poi parlare: ascolta la voce della creazione, la voce degli avvenimenti, della storia: quindi la parola si fa carne, persona, la si ascolta totalmente e in pienezza, perché è Gesù stesso che ci parla.

Il Vangelo è stato scritto anche per essere visto, cioè guardato: vedere Gesù che muore sulla croce, vedere Maria che sta ai piedi della croce e guardare suo figlio. "abìtuati ad innamorarti" della sua umanità - dicevano alcuni santi riguardo a Gesù - a portarlo sempre con te, a rallegrarti con lui, a lamentarti con lui (come facciamo già tante volte, ma ciò è umano …)
"Egli - Gesù - aspetta anche un solo tuo sguardo, anche un istante, è un regalo prezioso per te" (S. Giovanni della Croce).
Lui, il Signore, è grato anche di una piccolissima cosa, come lo sguardo verso di lui, che ci ama infinitamente.
La suprema ragione umana è mettersi in relazione con lui fin dal primo respiro (il bambino che nasce) e all'ultimo respiro (l'uomo che muore).

Ogni creatura umana è chiamata alla "comunione" con Dio. Per la sua "dignità" è chiamato alla comunione con Dio e solo lui può farlo.
Anche se una persona è impossibilitata a farlo (per malattia o handicap) lui è chiamato, ripeto, per la sua dignità umana, ad essere in comunione con Dio.
La dignità dell'uomo significa essere in dialogo con Dio, secondo la sua capacità: l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è stato creato solo per amore (dall'Enciclica: "Gaudium et Spes")
La preghiera quindi è solo un amoroso dialogare, silenzioso contemplare, festoso celebrare e infine è un generoso agire, cioè mettere in atto i propositi recitati nella nostra preghiera fin dal nostro primo respiro del mattino che è, come gia detto, anche questo è preghiera.
"La preghiera è la porta del mattino (apre) e il catenaccio della sera (chiude la giornata)".

  Celeste Ferrari    Parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino 

25 ott 2015 Scuola di Cristianesimo Movimento Ecclesiale Carmelitano, Brescia, Padre Antonio Maria Sicari OCD PREGARE NEL MONDO "Pregare come respirare"


Pregare secondo S.Tersa D'Avila


"Immaginatevi questo nostro Signore vicino a voi e considerate con quale amore e con quanta umiltà vi istruisce; credetemi, fate il possibile per non privarvi di un così buon amico. Se vi abituerete a tenervelo vicino, se egli vedrà che lo fate con amore e che vi adoperate a farlo contento, non potrete togliervelo d’attorno; starà sempre con voi; vi aiuterà in tutte le vostre difficoltà; l’avrete con voi dappertutto. Pensate che è una cosa da poco aver sempre al fianco un tale amico?

Non vi chiedo ora di concentrare tutto il vostro pensiero su di lui, né di fare molti ragionamenti né profonde e sublimi considerazioni con la vostra mente: vi chiedo solo di guardarlo. E chi può impedirvi di volgere gli occhi della vostra anima, anche solo per un attimo, se non potete di più, a questo Signore?" (S.Teresa d'Avila cf. Cammino di Perfezione 26,1-5).

mercoledì 4 novembre 2015

Le beatitudini e la preghiera (dal Gesù di Nazareth di Zeffirelli)


http://youtu.be/ZvoMJdFuukw

Io spero in Te (H.Nouwen)




O Dio
sono ricolmo di aspirazioni,
ricolmo di desideri, ricolmo di attese.
Alcune potranno realizzarsi, molte no,
ma in mezzo ad ogni mia soddisfazione o delusione,
io spero in te.
So che non mi lascerai mai solo
e adempirai le tue divine promesse.
Anche quando sembra che le cose non vadano a modo mio,
io so che vanno a modo tuo
e che alla fine il tuo modo è il modo migliore per me.
O Signore, fortifica la mia speranza
specie quando i miei tanti desideri non si adempiono.
Fa' che io non dimentichi mai che il tuo nome è amore.
(H.N.ouwen)

domenica 1 novembre 2015

Chiara Amirante: «La preghiera, ossigeno dell’anima» - Presentazione suo libro:"Dialogare con Dio"


DIALOGARE CON DIO - CHIARA AMIRANTES’intitola Dialogare con Dio la nuova proposta letteraria di Chiara Amirante, fondatrice e presidente della comunità “Nuovi Orizzonti”. Nella prefazione – che vanta la firma del Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi – il Porporato raccomanda «questo piccolo trattato sulla preghiera scritto per una comunità particolare ma il cui stile e contenuto aprono orizzonti di pace e di gioia d’una portata universale. Niente di astratto o accademico – assicura il Card. Ouellet – ma soltanto l’esposizione d’una passione per il Vangelo della preghiera».
Chiara Amirante, sin da giovanissima, s’immerge «nei baratri più terribili degli inferi di molti cuori», com’ella dettaglia nel volume, edito da Piemme e, nelle librerie, dallo scorso 27 ottobre. Fin dal 1990, si dedica ai ragazzi di strada, al “popolo della notte”, nei luoghi più degradati di Roma, grazie a cui apprende che «la preghiera ci dischiude nuovi meravigliosi orizzonti di pace, di gioia, di amore, di pienezza, di vita», e che, «troppo spesso, rischiamo di ridurre la preghiera a degli sterili monologhi o alla ripetizione mnemonica ma distratta di alcuni testi che abbiamo imparato», dimenticando che «il cuore della preghiera è il dialogo, la comunione con Colui che è l’amore». 
Mediante l’esperienza maturata col “popolo della notte”, Chiara, in Dialogare con Dio, rimarca tenuamente, come fosse un tenero abbraccio, che «la preghiera è l’ossigeno dell’anima»: 
«Quante energie – osserva finemente Chiara –, quanto tempo disperdiamo nel tentare di raggiungere mille diversi obiettivi e una volta raggiunti ne cerchiamo di nuovi perché non ci sentiamo mai pienamente felici e realizzati». E ancora: «Troviamo il tempo per impegnarci in tante cose ma non lo troviamo per l’unica veramente necessaria: dialogare con Dio! Sì – commenta la fondatrice di “Nuovi Orizzonti” – perché la preghiera ci introduce nell’intimità e nella comunione con Colui che ci ama infinitamente».
Inoltre, in Dialogare con Dio, Chiara ci ravvede pure dalla tentazione di dire: «“Ma io non ho tempo, ho troppe cose da fare”», poiché – dettaglia ancora – «se non trovi il coraggio di fermarti per dedicare del tempo a imparare a pregare, a fare silenzio dentro di te per metterti in ascolto della voce dello Spirito, continuerai a disperdere tantissime energie per riscoprirti poi sempre insoddisfatto e inquieto». Insoddisfazione e inquietudine che trovano soluzione nel donazione gratuita di sé, nella donazione dell’amore: «Donare amore – palesa Chiara – senza aspettarsi niente in cambio. L’amore è il respiro dell’anima»; ma, per sapere amare, dobbiamo amare Dio, «che è Amore: solo se impariamo a rimanere nel suo amore possiamo davvero realizzarci in pienezza».
E non c’è amore se non c’è verità: «Se stai cercando la verità, se vuoi essere libero davvero – chiosa Chiara – c’è una via impegnativa ma efficace: la preghiera».
Grazie alla preghiera, di fatto, «ogni catena ci libera da ogni tipo di dipendenza e tutto ciò che prima ci condizionava e talvolta ci imprigionava perde la sua forza. Ritroviamo la semplicità, la spontaneità, lo stupore dei piccoli e non siamo più condizionati da ciò che gli altri pensano, si aspettano da noi, dal bisogno di riconoscimenti, di successo, di applausi, di piacere, di “sballo” di ogni tipo, di denaro, di sostanze».
Insomma, Dialogare con Dio è un libro che si legge tutto d’un fiato, dove «l’esposizione dottrinale – come annota il Card. Ouellet – è originale, impastata di Sacra Scrittura, contestualizzata nelle attuali condizioni della cultura dell’“usa e getta”, e accompagnata da una fine analisi psicologica che deve più al discernimento spirituale che alla corrispondente scienza umana».

Chiara Amirante ci spiega cos'è la preghiera del cuore


Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015)

https://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

a scanso di equivoci dei giornali,leggere dal paragrafo 69 in poi.....

Il vero Sinodo? Quello di Luigi e Zelia Martin (di Riccardo Cascioli)


AA+A++
Luigi e Zelia Martin
«Mamma ha vissuto la Speranza cristiana: questa speranza era veramente il clima di famiglia. In casa non si sentiva parlare che della vita eterna, non c’era che questa che contasse. Nell’educazione dei suoi figli, la sua preoccupazione dominante era il Cielo e il distacco dalle cose della terra: ella ce ne parlava sempre».

«Un mese dopo l’entrata al Carmelo di Teresa, nel maggio 1888, alla grata del parlatorio papà disse: “Figlie mie, ritorno ora da Alencon dove ho ricevuto nella chiesa di Notre-Dame, tali grandi grazie e consolazioni che ho fatto questa preghiera: ‘Mio Dio è troppo!... Sì, sono troppo felice, non si può andare in cielo così. Voglio soffrire qualcosa per voi… E mi sono offerto…”. La parola Vittima morì sulle labbra. Non osò pronunciarla davanti a noi, ma noi abbiamo compreso».
Questo è come Celina, sorella di santa Teresina e una delle cinque figlie suore, ricorda i suoi genitori Luigi e Zelia Martin, i primi coniugi santi, canonizzati da papa Francesco lo scorso 18 ottobre, nel mezzo del Sinodo sulla famiglia. Due brevi passaggi, ma che possono dare l’idea di che cosa sia una famiglia cattolica. Non un ideale astratto, ma una fede vissuta quotidianamente tra gioie e sofferenze grandi, con un amore reciproco che riflette l’Amore di Dio. Una famiglia in cui si impara che l’unica cosa che conta davvero è camminare verso la santità.

È questa la bellezza che attira le persone. Dovunque l’urna con le reliquie dei coniugi Martin faccia sosta (Roma, Lisieux, ieri a Monza, oggi a Como) il popolo accorre numeroso e desideroso: per pregarli, per imparare a vivere così, per condividere per qualche momento quell’esperienza di Cielo, di eternità, che tutti noi – consapevoli o no – desideriamo: per noi stessi e per le nostre famiglie così imperfette.

È la bellezza della famiglia cristiana di cui il mondo, tutto il mondo, ha bisogno e che al mondo avremmo desiderato mostrare in questi due anni di Sinodo continuo sulla famiglia. Se è vero – come ha ricordato papa Francesco facendo eco ai suoi predecessori – che sulla famiglia si gioca il futuro del mondo e se è vero che mai come oggi la famiglia è minacciata, questa della santità è la risposta più adeguata, quella che va alla radice del problema.

Invece, bisogna riconoscere che la percezione comune – mondiale - dopo questa maratona sinodale è di una Chiesa cattolica sostanzialmente avvitata sulla comunione ai divorziati risposati. È vero, l’immagine non è completamente corretta, perché la Relatio finale contiene molti punti dedicati alla riproposizione dei fondamenti di una famiglia – uomo e donna sposati in un matrimonio indissolubile e aperti alla vita – ma la responsabilità non è tutta dei media, è in buona parte dei portavoce del Sinodo che di giorno in giorno si sono alternati per la conferenza stampa quotidiana, e che hanno corroborato questa immagine.

Ad ogni modo ciò che è passato nell’opinione pubblica – piaccia o meno - non è una proposta concreta, una luce a cui guardare per illuminare il cammino di famiglie ordinarie, di coppie in difficoltà, di uomini e donne che devono fare i conti con i cocci che sono l’unica cosa che resta del loro matrimonio, di giovani che vivono in culture che esigono forme disumane di rapporto. No, è stata trasmessa invece l’immagine di una Chiesa che cede alla logica del mondo, che ragiona come il mondo: comunione ai divorziati risposati sì o no? Unioni gay sì o no? Coppie di fatto buone oppure no? 

Non una Chiesa più che mai decisa a indicare la strada della santità, unica risposta adeguata alle attese del mondo e valida in ogni circostanza, soprattutto le più dolorose; ma una Chiesa preoccupata di mettere a posto le coscienze delle persone, anche quando è la coscienza stessa a gridare l’inadeguatezza della risposta.
Non una Chiesa che costringe a guardare in alto, ma che invece si preoccupa essenzialmente di risolvere i problemi.

Questa è una Chiesa che interessa ai media, perché parla la loro lingua, la lingua di un potere a cui è rimasta solo la Chiesa cattolica da omologare; basta guardare l’entusiasmo con cui i giornaloni laicisti stanno accompagnando e tifando per una presunta rivoluzione, per «la nuova Chiesa» come l’ha definita un padre sinodale (e non parliamo della sguaiatezza di certi vaticanisti ben accreditati, clicca qui). Ma è una Chiesa che interessa molto meno al popolo, che invece accorre assetato laddove passano le spoglie dei coniugi Martin.

Se questo è il punto, passa in secondo piano anche la disputa sulle interpretazioni della Relatio finale del Sinodo (probabilmente alla fine ognuno farà come vuole); anche l’ennesima vergognosa manipolazione con i giornaloni di cui sopra, che annunciano festosi la comunione per i divorziati risposati anche se di comunione in tutta la Relatio non si parla affatto; anche la constatazione di una profonda divisione nella Chiesa; anche l’attesa per le decisioni del Papa.
Diversi vescovi si sono sforzati di raccontare quanto è stata bella l’esperienza del Sinodo, e non lo mettiamo in dubbio. 
Ma il popolo cristiano, confuso dai suoi pastori, fa affidamento sulle coppie già beatificate e sui santi Luigi e Zelia Martin, la cui canonizzazione – evento extrasinodale - si dimostrerà il punto più alto del Sinodo.

Halloween, la vigilia dei Santi

DI AUTORI VARI


Beato Angelico, La danza dei santi -  Museo di San Marco  Firenze
Beato Angelico, La danza dei santi –
Museo di San Marco Firenze
Halloween è un antica festa cattolica, come dice con semplicità la sua etimologia: hallows=santi (ricordate il Padre nostro in inglese Hallowed be thy name), een=vigilia (da evening=seravigilia), cioè Halloween=sera/vigilia dei Santi.
Non c’è dunque nessun bisogno di inventare il neologismo Holyween, perché Halloween significa esattamente questo. Ma chi lo spiega ai bambini e, prima di loro, ai maestri e ai genitori? Halloween è la festa cristiana della vigilia dei Santi, cioè l’inizio della festa dei Santi perché le grandi feste (vedi Natale e Pasqua) iniziano nella notte.
I cristiani – grandi maestri della gioia e del festeggiare – inventarono la festa dei santi (e la commemorazione dei morti) per celebrare il fatto che la morte era vinta e che il duro male era ormai sconfitto. Di questo dobbiamo parlare ai bambini, spiegando il nome Halloween. Gli irlandesi cattolici iniziarono a celebrare l’illuminazione della notte, le zucche che mettevano in fuga il male, il cielo che visitava la terra, i dolcetti che i morti portavano ai loro discendenti come segno del loro amore sempre presente e della loro intercessioni per i loro cari presso Dio, la sconfitta del male.
La tradizione, peraltro, non è solo nord-europea, ma anche mediterraneo-cattolica, tanto è vero che in tanti paesi della Sicilia e della Sardegna ci sono i “dolci dei morti”. Se fosse vero che gli irlandesi cattolici cristianizzarono una precedente festa celtica, si può spiegare ai bambini che questo è il genio del cristianesimo: mentre i pagani, che erano pur sempre credenti, pensavano che i morti potessero venire a visitarli solo un giorno all’anno nella festa di Sanhedrin i cristiani annunciarono loro che essi ci visitavano tutti i giorni grazie alla comunione che esiste in Gesù tra i vivi ed i morti.
Solo 30 anni fa, in un periodo molto recente quindi, si impadronirono di questo rito meraviglioso – che ci permette di celebrare la comunione fra il cielo e la terra – gli ambienti irrazionalisti che credono nella magia, il mondo capitalistico che governa la finanza e vuole vendere oggetti e, in qualche rarissimo caso, anche gli ambienti satanisti che, comunque, con la loro fede distorta, ci ricordano che il diavolo esiste e che, a maggior ragione, esiste Dio!
Orbene è del significato della festa di Halloween che dobbiamo parlare e non delle cavolate sovrapposte da questi gruppi minoritari. Dobbiamo parlare del fatto che Halloween ci ricorda che la vita eterna esiste, che i morti (compresi nonni e bisnonni defunti) e, soprattutto, i santi ci accompagnano con la loro dolcezza. Dobbiamo parlare pure del fatto che la morte e il diavolo esistono, ma che Cristo li ha sconfitti. Una volta che i bambini hanno parlato dei morti, hanno capito che i morti ci amano e pregano per noi presso Dio, che i santi ci proteggono, che il male esiste, ma che è la prova che la scienza non basta e che, per fortuna, Dio è ben più forte di lui, facciano un po’ quello che vogliono, tanto ormai sono vaccinati…
Ormai è tardi per scrivere questo post quest’anno, ma ricordatevelo per il prossimo anno (noi lavoriamo per il futuro)… nelle scuole e nella catechesi, l’anno prossimo, una settimana prima di Halloween, lezione su Halloween, sui morti, sui santi, sugli irlandesi, e sulle indebite appropriazioni degli ambienti neo-magici e capitalistici… e poi ognuno faccia ciò che vuole!
Concludo, a chi non fosse bastato quanto già detto, un magnifico passaggio ricordato da Giovanna Jacob tratto da Kristin figlia di Lavrans di Sigrid Undset.
Contemplando un dipinto che raffigura una santa alle prese con un drago, Kristin dice: «Mi pare che il drago sia molto piccolo (…) non sembra in grado di potere ingoiare la Vergine». E il frate che l’ha dipinto risponde: «E infatti non c’è riuscito. Eppure non era più grande di così. I draghi e tutti gli strumenti del diavolo ci sembrano grandi finché la paura ci possiede, ma se una creatura aspira a Dio con tutta l’anima sua fino a potersi avvicinare alla sua potenza, la forza del diavolo di colpo viene abbattuta, tanto che i suoi strumenti diventano piccoli e impotenti. I draghi e gli spiriti malvagi sprofondano e non sono più grandi di rane, di gatti e di cornacchie».
fonte: gliscritti.it

giovedì 29 ottobre 2015

Contagiosi di gioia!(Madeleine Delbrel


Poiché le tue parole, mio Dio, non son fatte
Per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia
da te acceso, un tempo, su una montagna
e da quella lezione di felicità,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come “fiammelle nelle stoppie”
Corriamo per le vie della città
E fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia..
                                                                         Madalaine Delbrel
Buona giornata a tutti!😊😊😊

mercoledì 28 ottobre 2015

DON PIERINO GELMINI-Film Documentario


LOURDES (2000) FILM sulla conversione di Alexis Carrel


QUANDO LA SCIENZA RICONOSCE LA FEDE
La clamorosa conversione a Lourdes di Alexis Carrel (premio Nobel nel 1912 grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue)
«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida».
Questa bella preghiera è stata composta da un grande scienziato, il medico francese Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912 grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue, pratica che ha salvato e che salva tante vite umane. Il dottor Carrell era agnostico, ma fu convertito grazie a un viaggio a Lourdes dove poté constatare ciò che egli riteneva inconstatabile.


Alexis Carrel nacque a Lione nel 1873. La sua famiglia era di commercianti benestanti. Rimasto orfano di padre, a cinque anni lasciò Lione per andare a vivere in campagna con la mamma. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina.
Furono propri gli studi universitari a spingerlo ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dall’educazione familiare per abbracciare la filosofia positivista e materialista. Conservò però sempre una forte nostalgia verso le certezze della sua fanciullezza, soprattutto avvertiva l’inquietudine che gli procuravano quelle nuove convinzioni positiviste, incapaci di dare una persuasiva risposta al senso della vita e della morte.
Lui stesso, dopo la conversione, scrisse di quel periodo parlando di sé in terza persona: «Assorbito dagli studi scientifici, affascinato dallo spirito della critica tedesca, [Carrel] s’era convinto a poco a poco che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna. E le sue idee religiose, distrutte dall’analisi sistematica, l’avevano abbandonato, lasciandogli il ricordo dolcissimo di un sogno delicato e bello. S’era allora rifugiato in un indulgente scetticismo (…) La ricerca delle essenze e delle cause gli sembrava vana, solo lo studio dei fenomeni, interessante. Il razionalismo soddisfaceva interamente il suo spirito; ma nel fondo del suo cuore si celava una segreta sofferenza, la sensazione di soffocare in un cerchio troppo ristretto, il bisogno insaziabile di una certezza».

LA DECISIONE DI ANDARE A LOURDES
In quegli anni, negli ambienti medici, si discuteva molto di Lourdes e dei miracoli che vi avvenivano. C’era chi ci credeva e c’era chi era profondamente scettico. Nel 1894, il famoso scrittore Emile Zola, dopo esser stato a Lourdes e pur essendo stato testimone di fatti inspiegabili, aveva scritto un libro in cui negava decisamente la veridicità delle apparizioni.
Anche Carrel, nel suo positivismo, era convinto che quelli di Lourdes fossero solo sedicenti “miracoli”, in realtà guarigioni frutto di autosuggestione. Volle però andare a constatare di persona e, nel 1902, partecipò come medico a un pellegrinaggio, occasione che gli fu offerta da un collega che aveva dovuto rinunciare all’ultimo momento. Da questo viaggio venne fuori un libro che ebbe il titolo di Viaggio a Lourdes.

L’INCONTRO CON MARIE FERRAND
Alexis Carrel era in incognito. Solo pochi conoscevano la sua identità. Voleva solo constatare e aiutare qualche malato. Nel suo scompartimento giaceva una giovane donna, Marie Ferrand (chiamata così nel libro, ma in realtà si chiamava Marie Bailly). Era gravissima: ventre gonfio, pelle lucida, costole sporgenti, addome teso da materia solide, sacca di liquido che occupava la regione ombelicale, febbre alta, gambe gonfie, cuore veloce. Si trattava di peritonite tubercolare.
Dolori tremendi! Il dottor Carrel le praticò un’iniezione di morfina. «Avete ancora i genitori?», le domandò gentile il medico. «No, sono morti di tubercolosi da alcuni anni», rispose la donna.
Dall’età di quindici anni, ella era tubercolotica. I medici che la tenevano in cura dicevano che ormai era all’ultimo stadio. Ella però, pur sentendosi alla fine, era convinta che la Vergine, a Lourdes, le avrebbe concesso qualcosa d’importante: se non la guarigione, almeno la forza per morire in pace.

IL DIALOGO CON UN AMICO CREDENTE
Arrivato a Lourdes, incontrò un suo vecchio compagno di collegio, nel suo libro-diario ne riporta solo le iniziali: A.B. Gli chiese: «“Sai se qualche malato è guarito, stamane, nelle piscine?” “No, nessuno. Però vidi un miracolo davanti alla grotta. Una suora che camminava con le stampelle arrivò, si fece una gran segno di croce, bevve l’acqua della fonte miracolosa... Subito il suo viso s’illuminò, buttò via le stampelle, corse agile alla Grotta, gettandosi in ginocchio davanti alla Vergine... Era guarita”. “La sua guarigione – fece Carrel – è un caso interessante di autosuggestione!”. “Quali sono – ribatté l’amico – le guarigioni che, se le constatassi, ti farebbero riconoscere l’esistenza del miracolo?”. “La guarigione improvvisa di una malattia organica – rispose Carrel – Una gamba tagliata che rinasce. Un cancro scomparso, una lussazione congenita che improvvisamente guarisce. Allora sì che crederei! Se mi fosse concesso di vedere un fenomeno tanto interessante, tanto nuovo, sacrificherei tutte le teorie e le ipotesi del mondo. Ma non il minimo timore di arrivare a questo...
C’è una ragazza, Marie Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato dieci volte ed è in pericolo di vita. È tisica, ha una peritonite tubercolare all’ultimo stadio. È in uno stato pietoso. Temo che mi muoia tra le mani. Se questa ammalata guarisce, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate”».

AVVIENE L’INSPIEGABILE
Nella Sala dell’Immacolata (riservata ai malati più gravi) tutto era pronto per la funzione presso le piscine. Il dottor Carrel si avvicinò al lettino della “sua” ammalata, Marie Ferrand. La visitò rapidamente: il cuore stava per cedere, era alla fine. Il medico le praticò un’iniezione di caffeina, poi disse ai presenti senza farsi sentire dall’ammalata: «È una peritonite polmonare all’ultimo stadio. Figlia di genitori morti di tubercolosi in giovane età, è tisica dall’età di 15 anni. Può darsi che viva ancora per qualche giorno, ma è finita». Anche un altro medico confermò la diagnosi nefasta di Carrel.
Alla piscina non fu possibile immergere Marie Ferrand. Le fecero alcuni lavaggi al ventre. La portarono davanti alla Grotta. L’aspetto della donna era sempre cadaverico. Erano circa le 14.30.
Carrel osservava il volto dell’ammalata: gli parve più normale, meno livido. Gli sembrava avere un’allucinazione, continuò ad osservarla. Le contò le pulsazioni e i respiri al polso. La respirazione sembrava rallentata. Il volto di Marie Ferrand continuava a cambiare. I suoi occhi sembravano catalizzati verso la Grotta.
C’era in lei un sensibile miglioramento, non lo si poteva negare. Lo stupefacente, però, avveniva adesso: Carrel vide a poco a poco la coperta abbassarsi al livello del ventre. Il gonfiore spariva. Si sentì impallidire. Alle 15 la tumefazione era ormai scomparsa. Carrel credeva d’impazzire.
Si avvicinò alla donna, ne osservò la respirazione, guardò il collo. Il cuore batteva regolarmente. Le domandò: «Come vi sentite?». Marie rispose sottovoce: «Benissimo. Non sono molto in forze, ma sento che sono guarita».
Carrel così ha scritto, sempre parlando di se stesso in terza persona: «Il medico non parlava più; non pensava più. Il fatto inatteso era totalmente contrario a tutte le previsioni, che egli credeva di sognare… Si alzò, traversò le file serrate dei pellegrini, i quali gridavano invocazioni che egli a stento sentiva, e se ne andò. Erano circa le 16. Quel ch’era accaduto era la cosa impossibile, la cosa inattesa, il miracolo».

L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA
Marie Ferrand, guarita, fu portata all’ospedale diretto dal dottor Boissaire, lo scienziato che difendeva la veridicità di Lourdes. Carrel tornò a visitarla e dovette constatarne la inspiegabile guarigione. Lo stesso fecero altri medici.
Marie era felice e diceva: «Andrò dalle suore di San Vincenzo, loro mi accoglieranno e io assisterò i malati». Carrel era commosso. Uscì dall’ospedale. Era ormai notte. Si recò alla Basilica e vi entrò. Scorse il suo amico A.B. e cominciarono a parlare. Mentre il medico fissava la statua dell’Immacolata, l’amico gli chiese: «Sei convinto, ora, filosofo incredulo?». Carrel si limitò a rispondere: «Una giovane moribonda è stata guarita sotto i miei occhi in pochi istanti. È una cosa meravigliosa, è un miracolo». A.B. concluse a mo’ di battuta: «Ma non è meno vero che ora sei obbligato a vestire il saio! Addio».
Carrel rimase solo e fu allora che pronunziò quelle parole che abbiamo posto all’inizio: «Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te...».
Il medico positivista, diventato credente, dedicò poi l’intera sua vita alla scienza (come abbiamo già detto, fu insignito del Nobel nel 1912) e a propagare la devozione alla Vergine di Lourdes. In tarda età fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con il governo filonazista di Vichy. Fu un’accusa che lo prostrò molto e lo condusse, il 5 novembre 1944, ad un infarto che gli fu fatale.
A lui si deve una famosa frase che esprime bene il realismo cristiano e l’umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni ricerca scientifica: «Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».

Fonte: Radici Cristiane n. 37 - Ago/Set 2008

Discorso del Papa al Sinodo della Famiglia 2015

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“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”