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domenica 29 dicembre 2013

Intervista a Padre Antonio Maria Sicari su il compito della Famiglia oggi

Padre Antonio M. Sicari: il compito della Famiglia oggi

famigliaLa festa della Sacra Famiglia ci offre anche l’opportunità di riflettere sul mistero della coniugalità e della fecondità umana. I documenti della Chiesa, a tal proposito, ci ricordano l’immagine trinitaria di cui ogni famiglia è depositaria. Un marito può (o meglio “dovrebbe”) guardare la propria moglie e vivere in sé la principale preoccupazione di condurla – attraverso le risorse dell’amore e della grazia di Dio – verso il Signore… analogamente una moglie può guardare il proprio marito con gli stessi sentimenti… il marito e la moglie (indissolubilmente e fedelmente), insieme, guarderanno i propri figli comprendendo l’importanza di garantire ad essi una “dote spirituale”. Se una famiglia vive così, il sacramento del Matrimonio non è un concetto, un’idea astratta, un rito liturgico e basta, ma una reale “comunione di persone”. Una coppia può diventare il “luogo” dove l’Amore di Dio viene celebrato in ogni circostanza della vita coniugale. C’è una “sostanza d’amore” che due innamorati, uniti dal sacramento del matrimonio, dovrebbero imparare a custodire più di ogni altra cosa. Abbiamo chiesto a Padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, di chiarire alcuni di questi aspetti:
Quanto è importante che nel mondo si parli di famiglia?
Il luogo dove più emerge la situazione della Chiesa nei riguardi del Mondo e del Mondo nei riguardi della Chiesa, in un determinato momento storico, è la famiglia. In essa Chiesa e Mondo si confrontano sulle questioni fondamentali dell’esistenza. Infatti, il mondo che si è allontanato da Dio, tende inevitabilmente ad immaginare e costruire un’esistenza dove tutto è considerato come preda, come possesso. Così “la famiglia” si trova ad essere contesa tra la Chiesa e il Mondo: da un lato sta la Chiesa che vuole salvare il Mondo (quello creato e amato dal Dio) offrendogli nuovamente “il codice naturale dell’amore interpersonale” che il Creatore ha registrato nella famiglia, incidendolo fino nel corpo dei sui membri. Dall’altro sta un Mondo (quello tutto “posto nel Maligno”) che vuole distruggere la Chiesa, immettendo nella famiglia “il codice dell’uso e del godimento indiscriminato” di uomini e cose, e scardinando i legami comunionali tra le persone.

Che tipo di attenzione viene riservata oggi ai valori cristiani della famiglia?
La tradizionale struttura della famiglia cristiana è espressa dalla triade “indissolubilità, fedeltà, fecondità”. Che questi tre valori siano oggi aggrediti da ogni direzione e in ogni modo è ormai diventata un’esperienza quotidiana. La felicità delle vere coppie cristiane resta oggi negata e derisa (come se non esista e non possa esistere). La leggerezza degli amori spontanei viene, invece, decantata e pubblicizzata. Le tragedie degli amori privi di regole, di cui sono pieni i nostri giornali e le nostre case, vengono raccontate, ma senza che nessuno osi darne un giudizio, perché – a volerlo dare – si tornerebbe ancora all’antica bella triade cristiana, che parla di indissolubilità, fedeltà e fecondità.

Di cosa hanno bisogno le coppie cristiane?
Finora i cristiani che hanno resistito, lo hanno fatto cercando di restare attaccati a una tradizione e ai propri convincimenti morali, facendo appello alle proprie capacità. Riproporre oggi alle coppie i comandamenti e le esigenze della Legge di Dio è senz’altro necessario e utile, ma la resistenza delle nostre coppie sarà sempre più devastata da un’immensa campagna culturale, che ormai considera triste e faticoso ogni appello alle norme e ai doveri. C’è bisogno di coppie (di fidanzati e di sposi) che accettino di verificare con tutto il proprio essere, anche con la propria fisicità, la felicità che Dio promette a chi accoglie la sua natura d’amore.

Di che si tratta?
Si tratta di percepirsi come “incarnazione dell’amore di Dio”: l’uno per l’altro; l’uno con l’altro e, perfino, l’uno senza l’altro (nei momenti della difficoltà e in quelli che esigono l’incondizionato perdono). Le persone che si amano devono riconoscere al “Sacramento coniugale” la forza di comunicare loro una vera “sostanza d’amore”. A tale scopo il Sacramento dev’essere atteso, prima, (senza rubare anticipatamente l’amore) e deve, poi, essere continuamente celebrato, con la decisione cosciente di implicare sempre Gesù Cristo e la sua grazia nelle vicende della coppia e della famiglia.

Che significa per una famiglia vivere fino in fondo il ruolo della maternità e della paternità?
C’è bisogno di coppie che si percepiscano e vivano, fin dall’inizio, in funzione del miracolo più grande: quello di poter far nascere nuovi “figli di Dio”, in famiglie sostanziate di carità. Ci vogliono “Famiglie sostanziate di carità in vista del figlio”, nelle quali il dono della paternità e della maternità (fisica o spirituale) non siano una aggiunta, ma uno scopo che giudica anticipatamente l’essere stesso dell’uomo, della donna e della loro relazione, e provoca gioiosamente il loro “dover essere”, come è accaduto alla Famiglia di Nazareth, dove tutto – l’intera persona di Maria, l’intera persona di Giuseppe, l’intera loro relazione coniugale – era per il Figlio e in vista del Figlio. E a partire da tale relazione Maria e Giuseppe erano interamente se stessi.

Qual è il compito della famiglia nella Chiesa?
Nella Chiesa il compito di ogni famiglia, che voglia essere veramente cristiana, non è soltanto quello di resistere al fascino di un mondo che vorrebbe disgregarla, ma di realizzare se stessa come piccola Chiesa o Chiesa domestica. In tal senso la Famiglia di Nazareth ci indica una strada: quando, infatti, si venera la Santa Famiglia di Nazareth, i tre protagonisti possono essere guardati non solo singolarmente – uno per uno –, ma anche nel loro reciproco rimando: nella santità che essi hanno realizzato rimandandosi reciprocamente all’unico Dio Padre.

giovedì 26 dicembre 2013

Jason Gray - Remind Me Who I Am (Official Music Video)

RICORDAMI 
CHI SONO 
PER TE..
SIGNORE
(remember we who I am for you)



...............perchè Ti sei fatto uomo per me ............................................

LETTERE A DIO......Letters.To.God.2010.iTA...FILM COMPLETO...

Il protagonista è Tyler Doherty (Tanner Maguire), un bambino di otto anni appassionato di calcio come tanti suoi coetanei, che ha dovuto abbandonare la squadra di cui faceva parte a causa dell’insorgere di un medulloblastoma al cervello. Amorevolmente seguito dalla mamma Madeline, detta Maddy (Robyn Lively), dalla nonna (Maree Cheatham) e, a modo suo, dal fratello adolescente Ben (Michael Christopher Bolten), trascorre il suo tempo scrivendo lettere ad un amico di penna veramente singolare: Dio in persona. Ogni giorno lascia le sue missive nella cassetta delle lettere di casa sua, sperando che il postino le ritiri quando ne deposita altre in arrivo.

mercoledì 25 dicembre 2013

BUON NATALE!!!...TUTTI I GIORNI GESU' VUOLE VIVERLO CON ME...

Gesù viene a noi per donarci la sua santa umanità e per chiederci in dono la nostra umanità,così da farla diventare un prolungamento della sua...(P.Antonio Sicari)


...Gesù ..con me cammina tra gli uomini d'oggi.
Incontrerà
ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa,
ciascuno di quelli che incrocerò per la strada,
altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri,
altri eruditi e altri ignoranti,
altri bimbi e altri vegliardi,
altri santi e altri peccatori,
altri sani e altri infermi.
Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare.
Ciascuno, colui che è venuto a salvare.

A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa
da dire.
A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa
da dare.
Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo.
Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere.
Nel tumulto, la sua pace da portare.
Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio.
Vuole in me rimanere legato al Padre.
Dolcemente legato,
ogni secondo,
sospeso su ciascun secondo,
come un sughero sull'acqua.
Dolce come un agnello
di fronte a ogni volontà del Padre.
Tutto sarà permesso in questo giorno che viene,
tutto sarà permesso ed esigerà che io dica il mio sì.
Il mondo dove Lui mi lascia per esservi con me
non può impedirmi di essere con Dio;
come un bimbo portato sulle braccia della madre
non è meno con lei
per il fatto che lei cammina tra la folla.


Gesù, dappertutto, non ha cessato d'essere inviato.
Noi non possiamo esimerci d'essere,
in ogni istante,
gl'inviati di Dio nel mondo.
Gesù in noi, non cessa di essere inviato,
durante questo giorno che inizia,
a tutta l'umanità, del nostro tempo, di ogni tempo,
della mia città e del mondo.


Attraverso i fratelli più vicini ch'egli ci farà
servire amare salvare,
le onde della sua carità giungeranno
sino in capo al mondo,
andranno sino alla fine dei tempi.

Benedetto questo nuovo giorno che è Natale
per la terra,
poiché in me Gesù vuole viverlo ancora.


(Madeleine Delbrel)
Il piccolo monaco, P.Gribaudi editore, Torino, 1990

martedì 24 dicembre 2013

AUGURI DI BUON NATALE....in musica.....A TUTTI VOI... CHE MI SUPP..anzi! SOPPORTATE




video
                                                    CERTAMENTE GESU' STA' ANCORA CERCANDO ALLOGGIO NEL NOSTRO CUORE...
VOGLIA IL CIELO CHE CON LUI ANCHE NOI POSSIAMO NASCERE DI NUOVO!!!
 ***************************** BUON NATALE**********************************

domenica 22 dicembre 2013

NASCITA DI GESU’, SIGNORE NOSTRO (dagli scritti di Maria Valtorta)


........  Vedo ancora l’interno di questo povero rifugio petroso dove hanno trovato asilo, accomunati nella sorte a degli animali, Maria e Giuseppe.
                Il Focherello sonnecchia assieme al suo guardiano. Maria solleva piano il capo dal suo giaciglio e guarda. Vede che Giuseppe ha il capo reclinato sul petto come se pensasse, e pensa che la stanchezza soverchi il suo buon volere di rimanere desto. Sorride d’un buon sorriso e, facendo meno rumore di quanto ne può fare una farfalla che si posi su una rosa, si mette seduta e da seduta in ginocchio. Prega con un sorriso beato sul volto; prega a braccia aperte non proprio a croce, ma quasi a palme volte in alto e in avanti, né mai pare stanca di quella posa penosa. Poi si prostra col volto contro il fieno in una ancora più intensa preghiera.
                Giuseppe si scuote. Vede quasi morto il fuoco e quasi tenebrosa la stalla. Getta una manciata di eriche fini fini e la fiamma risfavilla; vi unisce rametti più grossi, e poi ancora più grossi, perché il freddo deve esser pungente. ... .....lentamente si avvicina al giaciglio.
                Non dormi Maria ? Chiede. Lo chiede tre volte, finché ella si riscuote e risponde: Prego .
                Non abbisogni di nulla ?
                No Giuseppe .
                Cerca di dormire un poco, di riposare almeno .
                Cercherò, ma pregare non mi stanca.               
                Maria riprende la sua posa. Giuseppe per non cedere più al sonno, si pone in ginocchio presso al fuoco e prega; prega con le mani strette sul viso; le leva ogni tanto per alimentare il fuoco e poi torna alla sua fervente preghiera. Meno il rumore delle legne che crepitano e quello del ciuchino che di tanto in tanto   batte uno zoccolo sul suolo, non si ode niente....
     Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! come è bello qui! Ella alza il capo che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. Che vede ? Che ode ? Che prova ? Solo lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell’ora fulgida della sua maternità. Io vedo solo che intorno a lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal Cielo, pare emani dalle povere cose che le stanno intorno, pare soprattutto che emani da lei .
                La sua veste azzurra cupa, pare ora di un mite celeste di miosotis, e le mani e il viso sembrano farsene azzurrini come quelli di un messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido. Questo colore, che mi ricorda, benché più tenue, quello che vedo nelle visioni del santo Paradiso e anche quello che vidi nella visione della venuta dei Magi, si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendide.
                La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che ella attiri a se quella che le può venire dal cielo. Ormai è lei la depositaria della Luce. Quella che deve dare questa Luce al mondo . E questa beatifica, incontenibile, immisurabile, eterna, divina, Luce che sta per essere data, si annuncia con un’alba, una diana, un coro di atomi di luce che crescono come una marea, che salgono, salgono come un incenso, che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo …        
            
                E la luce cresce sempre più. E’ insostenibile all’occhio. In essa scompare come assorbita da un velario d’incandescenza, la Vergine…e ne emerge la Madre.
                Si quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa; che vagisce con una vocina tremula, proprio di agnellino appena nato, aprendo la boccuccia che sembra una fragolina di bosco e mostrando la linguetta tremolante contro il roseo palato; che muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo non sulla testa innocente, ma sul centro del petto, là dove sotto è il cuoricino che batte, batte per noi …là dove un giorno sarà la ferita. Gliela medica in anticipo, quella ferita, la sua Mamma, col suo bacio immacolato......
              
                Anche Giuseppe che quasi rapito pregava così intensamente da essere isolato da quanto lo circondava, si scuote, e dalle dita strette al viso vede filtrare la luce strana. Leva le mani dal viso, alza il capo, si volge. Il bue ritto in piedi nasconde Maria. Ma ella chiama: Giuseppe, vieni .
Giuseppe accorre. e quando vede si arresta, fulminato di riverenza, e sta per cadere in ginocchio là dove è. Ma Maria insiste: Vieni Giuseppe e punta la mano sinistra sul fieno e tenendo con la destra stretto al cuore l’infante, si alza e si dirige verso Giuseppe che cammina impacciato, per il contrasto tra il desiderio di andare e il timore di essere irriverente.
                Ai piedi della lettiera i due sposi si incontrano e si guardano con un pianto beato.
                Vieni che offriamo al Padre, Gesù, dice Maria .
                E mentre Giuseppe si inginocchia, Ella, ritta in piedi fra due tronchi che sostengono la volta, alza la sua Creatura fra le braccia e dice: Eccomi. Per Lui , o Dio, ti dico questa parola. Eccomi a fare la tua volontà. E con Lui, io Maria, e Giuseppe , mio sposo. Ecco i tuoi servi, Signore. Sia fatta sempre da noi, in ogni ora e in ogni evento, la tua volontà, per tua gloria e per amor tuo . Poi Maria si curva e dice : Prendi Giuseppe e offre l’Infante .
                Io, a me ? Oh no! Non sono degno!  Giuseppe è sbigottito, addirittura annientato all’idea di dover toccare Iddio.
                Ma Maria insiste sorridendo: Tu ne sei ben degno. Nessuno più di te lo è, e per questo l’Altissimo ti ha scelto. Prendi Giuseppe e tienilo, mentre io cerco i panni .
                Giuseppe rosso come una porpora, stende le braccia e prende il batufolino di carne che strilla di freddo e quando lo ha tra le braccia non persiste nell’intenzione di tenerlo scosto da sé per rispetto, e se lo stringe al cuore dicendo con un grande scoppio di pianto: O Signore e Dio mio! E si curva a baciare i piedini e li sente freddi, e allora si siede al suolo e se lo raccoglie in grembo e con la sua veste marrone e con le mani cerca coprirlo, scaldarlo, difenderlo dalla sizza della notte. Vorrebbe andare verso il fuoco, ma là c’è quella corrente d’aria che entra dalla porta. Meglio stare qui, meglio anzi, andare fra i due animali che fanno da scudo all’aria e che mandano calore. E va fra il bue e l’asino e sta con le spalle alla porta, curvo sul Neonato per fare del petto una nicchia, le cui pareti laterali sono una testa bigia dalle lunghe orecchie e un grosso muso bianco dal naso fumante e dall’umido occhio buono.
                Maria ha aperto il cofano e ne ha tratto lini e fasce. E’ andata al fuoco e le ha scaldate. Eccola che va a Giuseppe e avvolge il Bambino nella tela intiepidita e poi nel suo velo per riparargli la testolina. Dove lo mettiamo ora, chiede .
                Giuseppe guarda intorno, pensa… Aspetta dice. Spingiamo più in qua i due animali e il loro fieno e tiriamo giù quel fieno là in alto e lo mettiamo qui dentro. Il legno della sponda lo riparerà dall’aria, il fieno gli farà guanciale e il bue col suo fiato lo scalderà un pochino. Meglio il bue, è’ più paziente e quieto. E si dà da fare mentre Maria ninna il suo Bambino stringendoselo al cuore e tenendo la sua guancia sulla testolina per dargli calore......           
                Prendi il mio mantello, dice Maria.
                Avrai freddo.
                Oh! non fa nulla! La coperta è troppo ruvida. Il mantello è morbido e caldo; io non ho freddo per nulla, ma che egli non soffra più .
                Giuseppe prende l’ampio mantello di morbida lana celeste cupo e lo accomoda in doppio sul fieno, con un lembo che pende fuor dalla greppia. Il primo letto del salvatore è pronto.
                E la madre col suo dolce passo ondeggiante, ve lo porta e velo depone e lo ricopre con il lembo del manto e lo conduce anche intorno al capino nudo che affonda nel fieno, appena riparato da questo dal sottile velo di Maria. Rimane scoperto solo il visetto grosso come un pugno d’uomo, e i due, curvi sulla greppia, lo guardano beati dormire il suo primo sonno, perché il calduccio delle fasce e del fieno ha calmato il pianto e conciliato il sonno al dolce Gesù .

sabato 21 dicembre 2013

Il Vero Volto di Gesù - L' Uomo (Documentario storico) su Youtube

DOCUMENTARIO SULLA NASCITA DI GESU'
STORICO...da History Chanell (BBC)

Da vedere per prepararsi alla VERITA' del  VERO NATALE
in adorazione della nascita di Gesù

venerdì 20 dicembre 2013

Celtic Woman - The Christmas Celebration Live

Concerto bello,maestoso,gioioso come il cuore desidera

Scuola di Cristianesimo :Da Palermo in streaming Domenica 22 alle 16,30

http://www.mec-carmel.org/Articoli/diretta-streaming-da-palermo.html

Clicca qui! e poi sulla diretta... Meditazione di Padre Paolo...

INTERVISTA A PAPA FRANCESCO : Che cosa significa il Natale?

Che cosa significa per lei il Natale?

«È l'incontro con Gesù. Dio ha sempre cercato il suo popolo, lo ha condotto, lo ha custodito, ha promesso di essergli sempre vicino. Nel Libro del Deuteronomio leggiamo che Dio cammina con noi, ci conduce per mano come un papà fa con il figlio. Questo è bello. Il Natale è l'incontro di Dio con il suo popolo. Ed è anche una consolazione, un mistero di consolazione. Tante volte, dopo la messa di mezzanotte, ho passato qualche ora solo, in cappella, prima di celebrare la messa dell'aurora. Con questo sentimento di profonda consolazione e pace. Ricordo una volta qui a Roma, credo fosse il Natale del 1974, una notte di preghiera dopo la messa nella residenza del Centro Astalli. Per me il Natale è sempre stato questo: contemplare la visita di Dio al suo popolo».


Che cosa dice il Natale all'uomo di oggi?


«Ci parla della tenerezza e della speranza. Dio incontrandoci ci dice due cose. La prima è: abbiate speranza. Dio apre sempre le porte, mai le chiude. È il papà che ci apre le porte. Secondo: non abbiate paura della tenerezza. Quando i cristiani si dimenticano della speranza e della tenerezza, diventano una Chiesa fredda, che non sa dove andare e si imbriglia nelle ideologie, negli atteggiamenti mondani. Mentre la semplicità di Dio ti dice: vai avanti, io sono un Padre che ti accarezza. Ho paura quando i cristiani perdono la speranza e la capacità di abbracciare e accarezzare. Forse per questo, guardando al futuro, parlo spesso dei bambini e degli anziani, cioè dei più indifesi. Nella mia vita di prete, andando in parrocchia, ho sempre cercato di trasmettere questa tenerezza soprattutto ai bambini e agli anziani. Mi fa bene, e mi fa pensare alla tenerezza che Dio ha per noi».

giovedì 19 dicembre 2013

Moriah Peters - "I Choose Jesus" ---SCELGO GESU'-

 

HO FATTO  UNA RICERCA PER TROVARE IL SIGNIFICATO DI QUESTA VITA, 
QUALCOSA CHE POTESSE RIEMPIRE LA MIA ANIMA VUOTA.

ALCUNI CREDONO NELLA MENZOGNA,

SCELGONO LE TENEBRE INVECE DELLA LUCE
MA ORA VOGLIO CHE IL MONDO SAPPIA   CHE  
SCELGO GESÙ,SCELGO GESÙ CHE MI SCELSE INIZIALMENTE,
SCELGO GESÙ ORA E PER  SEMPRE ,SENZA VERGOGNA 
CONFIDO NEL SUO NOME PERCHE ' HO VISTO LA CROCE,
 E CREDO NELLA SUA SCELTA PERCHE' HA UN COSTO  
  E NESSUN ALTRO AMORE PUÒ DIRE TANTO PER ME 

 HA SCELTO DI AMARMI QUANDO NON LO AMAVO 
 HA SCELTO DI RAGGIUNGERE ME, QUANDO MI SENTIVO IRRAGGIUNGIBILE 
 HA SCIOLTO OGNI  MIO TIMORE E DUBBIO

ORA VOGLIO CHE IL MONDO SAPPIA CHE IO SCELGO GESÙ

Mia traduzione della canzone....faccio mie le sue parole e la sua preghiera....

"Credere in Gesù significa offrirgli la nostra carne"...Papa Francesco ci spiega con le sue parole la nostra Scuola di Cristianesimo

"Maria ha concepito Gesù nella fede e poi nella carne, quando ha detto “sì” all’annuncio che Dio le ha rivolto mediante l’Angelo. Che cosa vuol dire questo? Che Dio non ha voluto farsi uomo ignorando la nostra libertà, ha voluto passare attraverso il libero assenso di Maria, il suo “sì”. (...)
Ma quello che è avvenuto nella Vergine Madre in modo unico, accade a livello spirituale anche in noi quando accogliamo la Parola di Dio con cuore buono e sincero e la mettiamo in pratica. Succede come se Dio prendesse carne in noi, Egli viene ad abitare in noi, perché prende dimora in coloro che lo amano e osservano la sua Parola. (...)
Domandiamoci: siamo consapevoli di questo? Oppure pensiamo che l’incarnazione di Gesù sia un fatto solo del passato, che non ci coinvolge personalmente? Credere in Gesù significa offrirgli la nostra carne, con l’umiltà e il coraggio di Maria, perché Lui possa continuare ad abitare in mezzo agli uomini; significa offrirgli le nostre mani per accarezzare i piccoli e i poveri; i nostri piedi per camminare incontro ai fratelli; le nostre braccia per sostenere chi è debole e lavorare nella vigna del Signore; la nostra mente per pensare e fare progetti alla luce del Vangelo; soprattutto il nostro cuore per amare e prendere decisioni secondo la volontà di Dio. Tutto questo avviene grazie all’azione dello Spirito Santo. (...)Lasciamoci guidare da Lui!"

domenica 15 dicembre 2013

Lena Collin...Queen of Sadness ... e un pensiero di S.Giovanni della Croce

Un amica della comunità del Belgio....una voce ....una musica per l'anima...

"Sono cinque le caratteristiche del passero solitario.
Prima: si porta in alto il più possibile; 
seconda: non ama  la compagnia nemmeno di quelli della sua specie;
 terza: tende il becco verso il vento;  
quarta: non ha un colore determinato;
 quinta: canta soavemente. 
Queste devono essere anche le caratteristiche dell’anima contemplativa, che deve tenersi al di sopra delle cose transitorie, comportandosi come se non esistessero, e dev’essere tanto amica della solitudine e del silenzio;
deve protendere il becco al soffio dello Spirito Santo, corrispondendo alle sue ispirazioni, perché, così facendo, possa diventare più degna della sua compagnia; 
non deve avere un colore determinato, cioè non deve fissarsi in alcuna cosa, ma solo in ciò che è volontà di Dio; 
deve cantare soavemente nella contemplazione e nell’amore del suo Sposo".(S.Giovanni della Croce)

Una riflessione di don Giussani per L'Avvento e il Commento al vangelo del 15 dicembre 2013 Paolo Curtaz


 AVVENTO : VIENI SIGNORE GESU'!


Vieni, Signore Gesù: una familiarità, una vicinanza da accogliere con tutto noi stessi.
 Vieni, Signore Gesù ha un significato che, attraverso la propria persona, attraverso la propria libertà, investe il mondo intero, perché l’Avvento del Signore è l’avvento del mondo vero, è l’avvento della realtà vera, è l’intendimento del Mistero che ha fatto tutte le cose.
Perciò la nostra dedizione a Cristo, questo spalancarsi del nostro esistere che accoglie come vicinanza suprema Cristo, è per il mondo. 
Non possiamo risvegliarci al mattino e dire con tutto il cuore: Vieni, Signore Gesù!, se non intendendo Vieni attraverso di me, nel mondo, per il mondo. 
Ciò che costruisce l’umanità non è ciò che le mani dell’uomo costruiscono, non ciò che il pensiero immagina e cerca di realizzare; il significato per cui il mondo si accosta, s’avvicina, s’approssima a un disegno mirabile e buono (dove tutto sarà ricondotto a unità), si attua attraverso la dedizione nostra a Cristo. 
Perciò non ci si può dedicare a Cristo se non portando dentro il cuore tutta quanta l’umanità: la pietà per l’uomo e la passione per il mondo. 
Non c’è bisogno di alcun dettaglio. Questa passione amorosa per il mondo troverà di giorno in giorno il suo dettaglio, perché nelle circostanze, nei condizionamenti, Iddio farà trovare l’immagine da amare e servire; ma perché si abbia questa vivezza e freschezza e giovinezza nell’amore del mondo dentro le circostanze del vivere quotidiano, occorre questa passione totale, quella per cui Cristo morì, quella per cui Cristo sudò sangue, quella per cui Cristo gridò il suo ultimo grido. 
La passione per il mondo non può disgiungersi dalla passione per il volto e la figura di Cristo. Perciò Vieni, Signore Gesù è l’espressione della coscienza totale, della coscienza di noi stessi e della nostra coscienza del mondo
( una riflessione di don Luigi Giussani per l'Avvento)

giovedì 12 dicembre 2013

IL DIO FATTO BAMBINO....P.Antonio Sicari......prepariamoci ad accoglierlo...

«IL BAMBINO GESU'»
Il BAMBINO GESU' : colui che è eternamente "Figlio di Dio", e viene al mondo come tutti i bambini, per ricordarci che "esser figli" ("esser bambini") non è una stagione del vivere, ma è l'identità costitutiva del nostro essere.
Il Dio fatto Bambino, per mostrarci che Dio non è solo Onnipotenza, ma anche  Amore indifeso, Amore obbediente, Amore che vuole essere accolto e custodito: e può essere adorato dai Re Magi con umiltà, e dai pastori con fierezza.
Il Dio fatto Bambino che dà Gloria al Dio dei cieli, rivelando il Suo Volto paterno, e dà Pace a noi uomini che sappiamo finalmente fino a qual punto siamo stati amati.
Il Dio fatto Bambino, affinché tutti i nostri bambini imparino a "diventare  Dio"  (per grazia e partecipazione). E, se si è vecchi, bisogna prima farsi bambini, a costo di nascere di nuovo.
Il Dio Bambino che ha bisogno di  madre e di fratelli, e a cui tutti potremo fare da madre  e dare fraterna compagnia, purché prima ci mettiamo in ascolto del Padre celeste, l'Unico che gli è sempre vicino  ("Chi fa la volontà del Padre mio, è mio fratello, mia sorella, mia madre").
Il Dio Bambino che occorre proteggere da Erode e dai persecutori, come poi bisognerà proteggerlo lungo tutta la storia umana, a costo di fuggire con Lui verso paesi stranieri.
Il Dio Bambino che occorre tenere tra le braccia, come Simeone, per "vedere la salvezza" che si è a lungo desiderata e che finalmente appare, non come un sogno o una utopia, ma come "salvezza fatta carne" (contro tutte  le riduzioni intellettualistiche e moralistiche).
Il Dio Bambino che si può perdere di vista, quando ci si dimentica che Lui deve "restare nella casa di suo Padre",  così come si può perdere di vista ogni altro bambino  quando lo facciamo abitare in case che non assomigliano alla "casa del Padre"
(ANTONIO MARIA SICARI, Viaggio nel Vangelo)


 Il Signore ha questo modo di parlarci: si avvicina … Quando guardiamo un papà o una mamma che parlano al loro figliolo, noi vediamo che loro diventano piccoli e parlano con la voce di un bambino e fanno gesti di bambini. Uno che guarda dal di fuori può pensare: ma questi sono ridicoli! Si rimpiccioliscono, proprio lì, no? Perché l’amore del papà e della mamma ha necessità di avvicinarsi, dico questa parola: di abbassarsi proprio al mondo del bambino. Eh sì: se papà e mamma gli parlano normalmente, il bambino capirà lo stesso; ma loro vogliono prendere il modo di parlare del bambino. Si avvicinano, si fanno bambini. E così è il Signore». (Papa Francesco nell'omelia di oggi in S.Marta)

venerdì 6 dicembre 2013

"Usciamo ad offire a tutti la vita di Gesù Cristo!" Papa Francesco al paragrafo 49 della sua lettera apostolica Evangelii Gaudium

Queste parole del papa citate da Padre Gino mi accompagnano durante la mia giornata..
Sono come "un pungolo" ad essere ciò per cui Dio mi ha fatto:
essere annuncio gioioso della vita che ho ricevuto in dono,vita innestata nella vita di Cristo...Valter

49.
Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: 
preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade,piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita.
Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta:«Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)

martedì 3 dicembre 2013

Satana,il censimento e...il Bambino.(racconto letto da Padre Gino Toppan durante il ritiro di Avvento del Movimento Ecclesiale Carmelitano di Brescia ed Adro)

In quel tempo Satana era particolarmente soddisfatto.
La faccenda del censimento creava una grande agitazione,riempiendo di calcoli ed opinioni la testa della gente.
"Con i potenti così impegnati a contare gli uomini-diceva Satana tra sè-nessuno si ricorda quanto vale veramente un uomo"
Il lavoro era così facile ed abbbondante che aveva gettato nella mischia anche i diavoli dell'ultima leva.
Quella sera però era nervoso:c'era qualcosa di strano nell'aria.
Infatti,verso mezzanotte ci fu una luce,poi il silenzio,poi un grido,una grande commozione!
Allarmato Satana disse:"Cosa succede?Non era previsto!Voglio sapere...andate a vedere!"
Tornò presto uno dei suoi.
"Tranquillo capo,non è niente!-disse ridendo-eh!E' nato un bambino...fuori in campagna,e tutti corrono a vederlo,sembrano entusiasti....dico...un bambino..bè..uno in più?!..."
Ma a Satana la bocca si spalancò quasi più degli occhi e farfugliò:
"Fanno festa per un bambino?Ma chi è?Allora.................."
In mezzo al fumo di una tremenda fiammata si sentì urlare:
"E' la fine!E' la fine!!


Sì...per lui..
Ma per noi è L'INIZIO....

Mettiamoci di cuore davanti a questo nuovo INIZIO....Buon Avvento!






lunedì 2 dicembre 2013

Ritiro di Avvento del Movimento Ecclesiale Carmelitano di Brescia ed Adro...appunti dalla meditazione tenuta da Padre Gino Toppan

"Figlio trattati bene! Non privarti di un giorno felice,alza la testa.....la tua liberazione è vicina!"
Gesù viene ad illuminare le tenebre..c'è bisogno che questa luce venga!

Queste sono alcune delle parole con cui Padre Gino ha introdotto la sua meditazione nel ritiro di Avvento delle comunità di Brescia ed Adro  l'1 Dicembre nella Scuola Madonna della Neve ad Adro.
e continua dicendo:

Un capitale si sta esaurendo a poco a poco,una grossa bolla finanziaria spaventosa..si sta perdendo quella fede dei nostri nonni da figlio in figlio..
Dobbiamo vivere
perciò un nuovo INIZIO come lo è stato per Maria.
Nuovo inizio perchè Lui è il Vivente,non fuggiamo oggi dalla Resurrezione di Cristo.!
Perchè in mezzo a noi sta Uno che è vivo...
"Lui è accanto a me,al mio fianco" dice S.Teresa...
Lui in persona viene a noi per donarci la sua umanità e chiedere in dono la nostra umanità.
Vogliamo essere sue ossa e sua carne?



"Bisogna vivere secondo inizi che non finiscono mai"(S,Gregorio di Nizza)
Vivere con un sapore di eternità!
"Chi rischia,il Signore non lo delude!"Papa Francesco..

Scriviamo LAVORI IN CORSO all'inizio della nostra giornata!
Dio ,per salvare l'uomo è diventato di carne..ha un volto umano..e qui sta lo stupore,l'amore e la responsabilità della nostra fede!
E il volto di Dio è il Cristianesimo come prolungamento di Gesù,dell'Uomo di carne,nel tempo.
"NON C'E' RELIGIONE PIU' MATERIALISTA DEL CRISTIANESIMO!" (R.Guardini)
Perchè quello che è accaduto è in presa diretta con qualunque cosa io faccio...

Dobbiamo pregare,supplicare,domandare in questo tempo di Avvento.."O Dio vieni a salvarmi!"
Occorre avere una regola di preghiera..S.Messa,Lodi,Compieta Scuola di Cristianesimo...
Ma non è solo questione di regole..è questione di Luce!

L'Avvento è il tempo della Strada..l'uomo ha sentieri nel cuore percorsi dai passi di Dio.
Perchè l'uomo del Futuro ha paura di tutto mentre l'uomo dell'Avvento è l'uomo della Comunione(l'amico che aspetta l'amico,il fratello che aspetta il fratello,lo sposo che aspetta la sposa.)
La strada è per incontrare Qualcuno che sta arrivando.."Non so come verrà..ma so che verrà!"
L'Avvento è di chi ama,il Futuro è di chi ha paura!
Ma chi cammina,chi ama..si CONSUMA nell'attesa della salvezza.
ANDIAMO FUORI..l'amore è una sostanza,non calcola,si consuma ed è sempre dalla parte del di più di generosità..

E andiamo oltre l'ordinario,non siamo deboli ed uniformi,non vivacchiamo ma viviamo..
(Papa Francesco agli Universitari)

A TUTTI .. BUON CAMMINO VERSO BETLEMME!  

Dai miei appunti non rivisti dall'autore della meditazione di Padre Gino Toppan

Il monastero in mezzo alla guerra «assurda e atroce». Quattro suore italiane trappiste in Siria per seguire l’esperienza dei monaci di Tibhirine

Suor Marta racconta a tempi.it cosa significa vivere con «i cecchini appostati sui tetti». Le violenze, la povertà, le armi. «Non ce ne andiamo: è il nostro popolo, il nostro paese»

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siria-suore-tibhirineQuattro suore trappiste in terra musulmana. Un monastero cistercense di stretta osservanza appollaiato su una collina mentre tutt’intorno infuria la guerra. È la storia di suor Marta e altre tre monache italiane che otto anni fa hanno deciso di fondare un monastero in Siria, in un villaggio maronita al confine col Libano, fra Homs e Tartous. Le quattro sorelle si sono mischiate ai sunniti e agli alawiti «per seguire l’esperienza dei nostri fratelli di Tibhirine», i monaci uccisi in Algeria da terroristi islamici la cui storia è stata anche raccontata dal film Uomini di Dio.
A tempi.it suor Marta racconta cosa significa «vivere in un contesto in cui i cristiani sono minoranza» e perché non se ne sono andate da «una guerra assurda e atroce» che «distrugge la maggioranza della Siria», con «i cecchini appostati sui tetti» e i proiettili che non risparmiano neanche il loro monastero.
Suor Marta, che cosa significa seguire l’esperienza dei monaci di Tibhirine?
Il cuore dell’esperienza dei nostri fratelli era ciò che loro stessi esprimevano, cioè sentirsi come degli “oranti in mezzo ad altri oranti”. Si percepivano così: uomini di preghiera, che entravano in dialogo con i loro vicini musulmani proprio attraverso la preghiera. Cioè lo stare, come uomini, di fronte a Dio.
Perché avete deciso di ripetere la loro esperienza?
Ci siamo sentite interpellate da questa eredità, da questa “proposta” di vita: in un contesto in cui i cristiani sono minoranza, riscegliere la nostra vocazione monastica – nulla anteporre a Cristo – diventa allo stesso tempo un invito alla radicalità e un’apertura all’altro.
Perché proprio la Siria?
La scelta della Siria è dovuta a un cammino “provvidenziale”, di segno in segno. Non sapevamo nulla, allora, di questo paese. Pensare all’Algeria, soprattutto come donne, era impossibile. In Marocco c’è già una comunità di fratelli, fra cui i sopravvissuti di Tibhirine, e i vescovi in quel momento desideravano un profilo basso, niente comunità nuove. Allora abbiamo girato lo sguardo dal Maghreb al Mashreq e con l’aiuto di religiosi amici abbiamo fatto il primo viaggio sul posto, incontrando alcuni vescovi. Tutti ci hanno accolto bene, il vicario latino monsignor Nazzaro ci ha offerto un appartamento ad Aleppo, accanto ad altre suore, dove alloggiare il tempo necessario per cercare un terreno dove costruire il monastero. Il dado era tratto.
siria-suore-3
Che differenza c’è tra l’Algeria e la Siria?
La scelta del Medio Oriente ha aggiunto alla realtà del vivere in un paese a maggioranza islamica anche quella di trovarci immerse nella vita e nelle tradizioni delle Chiese orientali, che sono tutte presenti in Siria, ad eccezione di quella Copta.
Come avete individuato il luogo dove costruire il monastero?
Siamo rimaste ad Aleppo più di cinque anni, nel frattempo abbiamo trovato un terreno rurale presso un villaggio maronita al confine col Libano, fra Homs e Tartous. Nella nostra zona ci sono due piccoli villaggi cristiani, e poi villaggi sunniti e alawiti. Ci è piaciuta subito questa convivenza fra diversi, che del resto avevamo trovato in tutta la Siria, ed anche la semplicità e la bellezza naturale della zona, adatte a fare del Monastero un luogo di pace, di ascolto profondo.
Come siete state accolte dalla popolazione siriana?
Sia ad Aleppo sia nel luogo dove ci siamo trasferite per costruire il Monastero siamo state sempre accolte da tutti con calore, con simpatia.
siria-suore-1Nessuna diffidenza?
No, nessuna. Anzi, siamo state molto aiutate dai cristiani e dai musulmani. In Siria si vive insieme, i rapporti sono quotidiani, continui. E soprattutto c’è molto rispetto per ciò che è “religioso”, per la preghiera, per la fede in Dio. È questo che ci ha fatto sempre sentire a casa. A volte, quando ritorniamo in Italia, ci sentiamo molto più “estranee” a Roma. Certo c’era curiosità, perché l’ambiente non è cristiano. La gente aveva il desiderio di capire chi eravamo, anche perché non siamo infermiere o insegnanti.
La vostra zona è stata colpita dalla guerra civile?
Nella nostra zona l’instabilità è cominciata da subito, molto prima che ad Aleppo, ad esempio, ma grazie a Dio non ha raggiunto la gravità e l’atrocità che ora colpisce la maggioranza della Siria. Ci sono stati scontri a fuoco, più volte anche sul nostro terreno, ma non c’è mai stata una volontà distruttiva verso di noi o verso il villaggio da nessuna delle parti in causa, anche se più volte i proiettili sono arrivati vicini e abbiamo avuto qualche danno agli edifici. Noi siamo vicine al confine con il Libano, quindi molto spesso la notte ci sono bande armate di ribelli che cercano di entrare in Siria, trasportando armi e accompagnando nuovi combattenti. Cercano di aprirsi un varco nella zona, per poi andare a Homs e nelle parti dove si combatte di più.
Quali sono state le immediate conseguenze della guerra?
Per noi, come per tutti, è stata ed è una cosa logorante. Da subito nella zona si sono guastati i rapporti di convivenza tra sunniti e alawiti, e presto si è arrivati alla violenza. Ci sono state uccisioni di civili, cecchini sui tetti, una vera tristezza. Prima vivevamo tutti insieme, i ragazzi andavano nelle stesse scuole, i negozi erano uno accanto all’altro.
Perché avete deciso di restare, potendo riparare in Italia fino alla fine del conflitto?
Non ci sembrava possibile, e neanche lo desideravamo, fare diversamente. È il nostro popolo, il nostro Paese ormai. La nostra comunità in Italia ci sostiene e poi siamo col villaggio, viviamo tutto questo con loro. Nonostante la paura che proviamo quando i colpi arrivano troppo vicini al Monastero, per Grazia, siamo molto serene. Di fatto, senza averlo previsto, siamo anche nella sola zona della Siria, quella di Tartous, rimasta ancora “vivibile”.
E se la vostra zona fosse presa dai ribelli? Non vi spaventa la possibilità di rapimenti come avvenuto a due sacerdoti e due vescovi?
La paura della gente, qui, è che si possa fare del nostro villaggio qualcosa di simile a Quseyr, o altre zone di confine: una postazione fissa dei jihadisti, che costringerebbero i cristiani alla fuga e ucciderebbero tutti quelli che non si uniscono ai salafiti. La paura più forte è la pressione che può venire dal confine col Libano.
La Siria è spaccata in due, pro e contro Assad?
La popolazione è stanca, sfinita dalle violenze atroci, da una parte e dall’altra, e dalla morte di tante, tantissime persone, soprattutto giovani. Poi le sanzioni internazionali, un vero giogo iniquo che pesa quasi esclusivamente sui poveri e sui più poveri fra i poveri.
Perché?
Il costo della vita è salito alle stelle, tanta gente soffre la fame e non ha più casa. È difficile però parlare di due fazioni. Diciamo che le fazioni erano molto diversificate all’inizio; ma tutto ciò che poteva essere la realtà interna della Siria è stata fin da subito spazzata via dal gioco di interessi esterni che proprio niente hanno a che vedere con la libertà e la dignità dei siriani. Poi, col protrarsi di questa assurda guerra, si è arrivati all’esasperazione del conflitto fra sunniti e sciiti. Ma se questo è il gioco “esterno”, “storico”, all’interno non è sempre così vero: in fondo, all’interno della Siria sempre più ci si divide tra chi accetta questa logica di morte e chi la rifiuta. Tra chi accetta che una visione fondamentalista possa prendere il governo del paese e chi la rifiuta totalmente. E tra questi ci sono anche molti sunniti. È questa la vera speranza della Siria: la gente stessa, sperando che la maggioranza avrà il coraggio di rifiutare la logica del più forte.
L’Occidente è spaccato tra chi pensa che sarebbe meglio armare i ribelli e chi crede che il dialogo e la trattativa siano l’unica soluzione percorribile.
Nessun dubbio. Non c’è altra strada se non quella del dialogo, di una soluzione politica che rispetti veramente la volontà dei siriani. Tutti i siriani, però, non solo i più mediatici. Perché di questi ultimi si parla tanto, ma nella realtà hanno ben poca voce. In Siria ormai c’è un arsenale di armi spaventoso, messo in mano persino a ragazzini. Non si può essere ingenui: purtroppo c’è chi vuole tutto questo. Ma chi si chiede davvero dove sia il bene, basta che guardi attorno e pensi alla storia di questi ultimi decenni: c’è una sola situazione in cui le armi non abbiano portato morte, distruzione, avvilimento delle persone, annientamento delle culture? Mi sembra che la voce della Chiesa sia molto chiara, a cominciare dal Papa. Basterebbe ascoltarla.
Avete ancora speranza per il futuro della Siria?
Ci dà speranza soprattutto la gente, la loro capacità di portare questa situazione mettendosi nelle mani di Dio. Questa è una vera forza per un popolo. Noi, poi, siamo cristiane e la speranza che ci fa vivere è più profonda e più forte di qualunque atrocità, di qualunque devastazione. Noi speriamo nel Dio della vita. E siccome speriamo in Dio, possiamo anche sperare nell’uomo, aldilà di tutto, anche se forse ci sarà ancora molto da patire. E poi ci sarà tanto “lavoro” dopo, bisognerà ricostruire. Non solo gli edifici, ma soprattutto l’integrità delle coscienze, il perdono reciproco, il rispetto. C’è speranza perché Cristo è davvero risorto, attraverso tutte le nostre morti. 

Leone Grotti

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sabato 30 novembre 2013

DA "UOMINI DI DIO" A "IL DONO DELLA COMUNIONE...nelle parole di questo video tratto dal film c'è un riassunto "vissuto" delle meditazioni degli Esercizi del nostro Movimento Ecclesiale Carmelitano





                                                                                                                                                                                                

Discorso di padre Christian ai monaci che ricostruisce il senso della loro storia e della loro santità:

"Giorno dopo giorno abbiamo scoperto quello che Gesù Cristo ci invita fare, cioè nascere. 
La nostra identità di uomini va da una nascita all’altra e nascita dopo nascita 
faremo nascere il Figlio di Dio che siamo noi.
 L’Incarnazione per noi è permettere alla realtà filiale di Gesù di incarnarsi nella nostra umanità.
 Il mistero dell' Incarnazione dimora in quello che noi andremo a vivere. 
Così si radica quello che abbiamo già vissuto qui e quello che dobbiamo ancora vivere."

....................................................................................................................................

.."O Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me", affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo e io gli sia una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero. E Tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura, "coprila della tua ombra", non vedere in lei che "il Prediletto nel quale hai posto tutte le tue compiacenze".
O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi, in attesa, di venire a contemplare, nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze."                                                       
 S.Elisabetta della Trinità

lunedì 25 novembre 2013

UOMINI DI DIO...il film in streaming

questo il link 
http://www.cineblog01.net/uomini-di-dio-2010/
vedi film completo.....

Una piccola comunità di monaci vive tra i monti dell'Atlante algerino in una realtà che li vede operare in mezzo ai musumani. Ma in barba ai luoghi comuni di "scontri di civiltà" i padri godono dell'affetto e dell'ammirazione della popolazione che non li vede come "infedeli" ma come fratelli maggiori cui confidarsi e chiedere consiglio. In particolare risalta l'opera di Padre Luc (un fantastico Michael Lonsdale) che presta con grande dedizione la sua opera di medico, alleviando le sofferenze della gente del luogo che non hanno altra assistenza che quella che trovano nel monastero. Lo Stato è assente e si farà vivo solo per dimostrare la sua parte più minacciosa, quando comparirià l'esercito impegnato nella guerra contro il terrorismo.
Nonostante gli inviti e le pressioni da parte delle autorità a lasciare la zona, la comunità decide di restare anche accogliendo l'appello della terrorizzata popolazione locale ("noi siamo gli uccelli e voi siete il ramo su cui ci posiamo" dice loro una fanciulla) andando incontro a un destino di sacrificio.
Non si pensi che il regista descriva i Monaci come degli eroi, tutt'altro: sono uomini e come tali hanno paura, vivono in una realtà di violenza e di scontri fra l'esercito e le bande di terroristi. Dubitano del loro coraggio e affrontano anche l'idea di abbandonare tutto ma alla fine trovano la forza di affrontare il loro destino di uomini di Dio al servizio dei fratelli e di restare per non abbandonare chi ha bisogno della loro presenza.
Un film che mi permetto di definire profondamente cristiano, nella sua essenza più profonda, nel vedere ogni uomo come il proprio fratello indipendentemente dalla sua identità.
Bravissimi gli attori da Lambert Wilson (Padre Christian, il capo della comunità) al già citato Lonsdale e via via tutti gli altri meravigliosamente calati nella parte, a contribuire a questo piccolo capolavoro imperdibile.                         GIANNISV66


domenica 24 novembre 2013

I sette trappisti dell'abbazia di Tibhirine, in Algeria uccisi il 21 Maggio 1996 e di cui abbiamo ieri visto insieme nel gruppetto il film UOMINI DI DIO

Nella notte del 26 marzo 1996 sette trappisti dell'abbazia di Tibhirine, in Algeria, vengono rapiti. Per due mesi nessuna notizia. Il 21 maggio i fondamentalisti islamici annunciano: "Ai monaci abbiamo tagliato la gola". Il 30 vengono ritrovati...

 Frère Christian de Chergé, priore della comunità, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971. La personalità forte, umanamente e spiritualmente, del gruppo. Figlio di generale, ha conosciuto l'Algeria durante tre anni della sua infanzia e ventisette mesi di servizio militare in piena guerra d'indipendenza. Dopo gli studi al seminario dei carmelitani a Parigi, diventa cappellano del Sacré Cocur di Montmartre a Parigi. Ma entra ben presto al monastero di Aiguebelle per raggiungere Tibhirine nel 1971. È lui che fa passare l'abazia allo statuto di priorato per orientare il monastero verso una presenza di "oranti in mezzo ad altri oranti". Aveva una conoscenza profonda dell'islam e una straordinaria capacità di esprimere la vita e la ricerca della comunità.

Frère Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947. Quello che tutti chiamavano "il dottore" era, per usare una sua espressione "un vecchio consumato ma non disilluso". Nato nel Drome, esercita la medicina durante la guerra e arriva perfino a prendere il posto di un padre di famiglia numerosa in partenza per un campo di prigionia in Germania. Per cinquant'anni a Tibhirine ha curato tutti, gratuitamente, senza distinzioni. Nel luglio 1959 era già stato rapito dai membri del FLN (Fronte di liberazione nazionale). Le crisi d'asma non avevano intaccato il suo hamour salace. Per il suo funerale aveva scelto una canzone di Edith Piaf: Non, je ne regrette rien.

Frère Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987. Personalità calda ed esplosiva. Settimo di dodici figli, questo sessantottino ha prestatò servizio civile a titolo di cooperazione in Algeria. E il primo contatto con il monastero di Tibhirine. A 24 anni entra al monastero di Tamié. Ma è innamorato della terra algerina. Verrà ordinato prete nel 1990 e diventerà maestro dei novizi della comunità. Il suo gusto per i rapporti con i più umili va di pari passo con una caparbia volontà di spingersi sempre più lontano nella riflessione di fede e nel dono di sé.

Frère Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria e Marocco dal 1990. Come Michel e Célestin, proviene dall'abazia di Bellefontaine. Ma prima era stato per quattordici anni direttore del collegio Saint-Charles di Thonars (Deux-Sèvres). Figlio di militare, nell'infanzia ha conosciuto l'Indocina e l'AIgeria. In realtà, è solo per caso che si trova a Tibhirine il 26 marzo 1996. Dal 1990 è 1'animatore della fraternità che,la comunità ha aperto a Fez in Marocco. È venuto per partecipare alle votazioni per il rinnovo della carica di priore. Lo dipingono come un uomo posato e riflessivo.

Frère Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985. Un uomo semplice, per non dire schivo, ma impregnato di povertà. Nato da una famiglia contadína della Loire-Atlantique, era entrato nella congregazione del Prado a 27 anni e aveva lavorato come fresatore a Lione e a Marsiglia, prima di dirigere i suoi passi all'abazia di Bellefontaine. Lì sente la chiamata dell'Algeria. A Tibhirine è il cuoco della comunità e l'uomo dei lavori domestici. È sua la cocolla (abito monastico che segna l'assunzione dell'impegno definitivo) che viene ritrovata sulla strada di Médéa dopo il rapimento.

Frère Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987. Due esperienze caratterizzano lo sfondo della sua vocazione monastica. Innanzitutto la guerra d'Algeria nel corso della quale, infermiere, cura un partigiano ferito che l'esercito francese avrebbe voluto finire. Poi un lavoro di educatore di strada a Nantes, in mezzo ad alcolizzati, prostitute e omosessuali. Prete diocesano, sceglie tardi la Trappa. Estremamente sensibile, dovrà convivere con sei by-pass coronarici dopo la prima visita del GIA al monastero nel Natale 1993.

Frère Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989. Un savoiardo fino al midollo, che ha trovato solo a 45 anni il suo cammino verso le vette. Prima è stato idraulico e ha fatto il militare in A1geria come ufficiale paracadutista. A Tibhirine è l'uomo dell'acqua, quello che mette in funzione un impianto di irrigazione per gli orti. Nel marzo 1996 era appena rientrato da una sosta in famiglia, portando una scorta di vanghe e dei giovani faggi da piantare.

 Perché Tibhirine significa "giardino"...

sabato 23 novembre 2013

Alto E Glorioso Dio -Dal nuovo album di Frate Alessandro: Tu scendi dalle stelle

Il nuovo album di Frate Alessandro: Voice of Joy – Tu scendi dalle stelle

Il nuovo album di Frate Alessandro: Voice of Joy   Tu scendi dalle stelle 
La più bella compilation di Natale pubblicata dal frate più famoso nel mondo musicale. 
Quindici splendidi brani per vivere e rivivere il Natale di Nostro Signore, interpretati come sempre magistralmente dal frate di Assisi, e incisi presso i prestigiosi studi di Abbey Road, avvalendosi dei più sofisticati tecnici del suono, per un ascolto trepidante e coinvolgente.

Contenuto del cd 1. Tu scendi dalle stelle 2. O Santa notte (O holy night) 3. Adeste Fideles 4. Veni veni Emmanuel 5. Agnus dei 6. O Tannenbaum 7. Ave Maria (Bartolucci) 8. Madonna de la claritate 9. Joy to the world 10. Alto e glorioso Dio 11. Ave Maria (Bach, Gounod) 12. Douce nuit (Silent night – French) 13. Caro Gesù Bambino 14. Madre en la puerta 15. A Gaelic blessing

venerdì 22 novembre 2013

IL CARD.VAN THUAN HA PRESO ISPIRAZIONE DA S.TERESA DEL BAMBINO GESU' NEL VIVERE LA SUA PRIGIONIA

"Vi racconto la mia esperienza. Quando ero giovane, ciò che aveva detto santa Teresa del Bambino Gesù sul momento presente, mi aveva colpito molto ma la mia pratica non era ancora approfondita.
La sera dell'Assunzione del 1975, come vi ho già raccontato, fui arrestato nel palazzo della presidenza e mi portarono in una parrocchia vicino alle montagne, a quindici chilometri dal vescovado. Ero in macchina con due poliziotti; ci precedeva un carro armato e ci seguiva una vettura con dei soldati. Avevo con me solo l'abito talare, un po' di carte, un fazzoletto e il rosario. Mi resi conto che non avevo ormai alcuna possibilità di decisione e mi ricordai di un vescovo americano che fu prigioniero in Cina e che quando
fu rilasciato non poteva più camminare. Arrivato in America, fu intervistato e la prima cosa che disse fu di avere passato il suo tempo ad aspettare.
In carcere, tutti attendono ad ogni istante la liberazione, ma io mi sono detto, mentre mi stavano accompagnando che era un'illusione sperare di tornare a Roma e di fare un lavoro importante perché la cosa più probabile, nelle condizioni in cui mi trovavo, era che sopraggiungesse la morte.
Decisi quindi che avrei vissuto il momento presente e che lo avrei colmato di amore, ma non era facile mettere in pratica questa decisione.

Quando giunsi alla diocesi, vidi la polizia ovunque, tutto era stato bruciato e confiscato, non vi erano più Bibbie o testi spirituali e le suore, cacciate dai conventi, lavoravano nei campi. Ero tormentato da tale situazione, ma una notte mi fu suggerito di scrivere lettere, come fece san Paolo quando era prigioniero.
L'indomani, chiamai un bambino e gli chiesi di dire alla sua mamma di darmi dei blocchi di un vecchio calendario e di portarmelo la sera. Così cominciai a scrivere la notte, con la lampada a petrolio e con il tormento delle zanzare. La mattina consegnavo i fogli al bambino dicendogli che li desse alle sue sorelle per ricopiarli e conservarli.
Il 18 marzo, vigilia di san Giuseppe, fui arrestato di nuovo e messo in isolamento, ma quello che avevo scritto fu pubblicato mentre ero in prigione, senza che io lo sapessi. Il titolo di quel libro è "Il cammino della speranza".

 È vivendo il presente che si possono adempiere bene i doveri di ogni giorno. Se ciascuno lo facesse, nei differenti ruoli, tutto il mondo sarebbe trasfigurato. È vivendo il presente che le croci diventano sopportabili, è vivendo il presente che si possono cogliere le ispirazioni di Dio, gli impulsi della sua grazia, è vivendo il presente che possiamo costruire fruttuosamente la nostra santità. Diceva San Francesco di Sales che ogni attimo viene carico di un ordine e va a sprofondarsi nell'eternità per fissare ciò che ne abbiamo fatto.

L'uomo trova se stesso nel rapporto con Dio e tutta la sua felicità. Vivere il presente e lavorare a due. È molto saggio trascorrere il tempo che abbiamo seguendo perfettamente la volontà di Dio e per fare questo occorrono volontà, decisione, ma soprattutto una confidenza in Dio che può giungere fino all'eroismo. Se non posso fare nulla in una data circostanza o per una persona cara in pericolo o malata, posso però fare quello che si vuole da me in quel momento: studiare bene, pulire bene, pregare bene, accudire bene i miei bambini.
Vivendo bene il presente, avverrà come ha detto Paolo: Vivit in me Christus (Gal 2, 20) ed io posso tutto, tramite Lui. ...
Quando ero in prigione, pensavo ogni giorno alla santità e alla fine mi convinsi che non vi era altro che vivere bene il momento presente perché la nostra vita è composta da milioni di minuti.
Per fare una linea retta, bisogna fare migliaia di punti e se, facciamo bene ogni punto, essa diventa una bella linea retta. La nostra vita è formata da milioni di minuti; se viviamo bene ogni minuto, abbiamo una vita santa. Non si può essere santi con intervalli, non si può vivere respirando ad intervalli perché bisogna respirare sempre.

Per concludere, voglio richiamare le parole di Teresa del Bambino Gesù e di Teresa di Calcutta.
Santa Teresa del Bambino Gesù ha detto: "Non ho occhi che per amare". Ha scritto anche di profittare del nostro unico momento di sofferenza e di badare
solo all'attimo che passa perché un attimo è un tesoro e, per amare Dio sulla terra, non vi è altro che l'oggi (Santa Teresa di Lisieux, seconda lettera a Giovanna e Maria Guérin. ).
Lo stesso, dice santa Teresa, è anche per la sofferenza che di minuto in minuto si può sopportare perché si avverte solo la sofferenza del momento mentre se si pensa al passato e all'avvenire si perde il coraggio. Soffrire solo nell'attimo presente non è troppo gravoso.
Madre Teresa di Calcutta mi scrisse una lettera dicendomi, tra l'altro, che non è il numero delle nostre attività che è importante ma l'intensità di amore che mettiamo in ciascuna azione.

Sia lodato Gesù Cristo!"                  CARD.VAN THUAN