giovedì 19 luglio 2012

RITROVIAMO LA SPERANZA...RITROVIAMO NOI STESSI

QUESTE PAROLE MI HANNO COLPITO LEGGENDO IL LIBRO DI SCUOLA DI CRISTIANESIMO...PAG.93

"Gli uomini non si distinguono tra ottimisti e pessimisti  (ambedue le connotazioni o sono una pura predisposizione psicologica o sono atteggiamenti ideologici) ma tra coloro che pensano di tenere il futuro solo nelle proprie mani e coloro che lo vedono soprattutto nelle mani di Dio.
Coloro che pensano di tenere il futuro solo nelle loro mani o si disperano(pessimisti) o si gonfiano di presunzione(ottimisti)e cadono nella stessa menzogna.
Coloro invece che vedono il futuro nelle mani e nel cuore di Dio,sanno che l'Amore e il potere dell'Amore trionferanno su tutto il male:non pretendono di sfuggire il male e ai suoi condizionamenti ma sanno che ci è stata donata la possibilità di vincerlo." (Padre Antonio Sicari)

Mia riflessione:
La parola SPERANZA sembra bandita da tutti i telegiornali....e da tutte le discussioni...in casa..sul lavoro..tra gli amici..

MA NON PARLARE  DI SPERANZA VUOL DIRE AVER  PERSO LA FIDUCIA IN DIO che abbiamo conosciuto,nel quale siamo stati educati,nel quale ci muoviamo ed esistiamo, .COSI' VUOL DIRE PERDERE  PIAN PIANO ANCHE LA FIDUCIA IN NOI STESSI....

L'amicizia vera in Cristo all'interno della comunità può fare miracoli...ridare speranza..ed io ne ho viste di persone che si sono "recuperate"grazie a questo Amore...Rinate, magari come nemmeno loro pensavano e secondo un disegno che hanno solo adesso cominciato a capire e a seguire..

Non è questione di essere ottimisti o pessimisti ma di essere fiduciosi in un Amore che si è conosciuto e che non ci delude mai..  Walter

P.S.
Andrej Tarkovskij, il famoso regista russo, fa dire a uno dei suoi personaggi del film Andrej Rublëv: «Lo sai anche tu, certi giorni non ti riesce nulla, oppure sei stanco, sfinito, e niente ti dà sollievo, e all’improvviso nella folla incontri uno sguardo semplice, uno sguardo umano, ed è come se avessi ricevuto la comunione e subito tutto è più facile» (Andrej Rublëv, Garzanti, Milano 1992, p. 74). L’esperienza presente di questa Presenza, analogamente a quella della madre, è il fondamento della speranza.
 
Diceva don Giussani: «La speranza, che non è nient’altro che l’espandersi della sicurezza della fede al futuro»

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