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sabato 28 aprile 2012

Cosa sono gli Esercizi Spirituali?

Sant’Ignazio nel n° 1 del libro degli Esercizi: « con il nome di “Esercizi spirituali” s’intende ogni modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare, di pregare oralmente e mentalmente e di altre attività spirituale… Perché come il passeggiare, il camminare, il correre sono esercizi fisici, così si dicono Esercizi Spirituali ogni modo di preparare e disporre l'anima a togliere tutti gli affetti disordinati e, dopo averli tolti, a cercare e trovare la volontà di Dio nella disposizione della propria vita, per la salvezza della propria anima »


Quindi...benvenuti agli esercizi spirituali del " Movimento "

venerdì 27 aprile 2012

Esercizi Spirituali 2012 del Movimento Ecclesiale Carmelitano a Lignano Sabbiadoro dal 28 Aprile al 1 Maggio :O mio Dio,Trinità che adoro...

O mio Dio,Trinità che adoro..Preghiera alla Trinità della Beata Elisabetta della Trinità....Video

 O Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per fissarmi in te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell'eternità.
Niente possa turbare la mia pace nè trarmi fuori di te, o mio immutabile; ma che ogni istante mi immerga sempre più nella profondità del tuo mistero.
Pacifica l'anima mia, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo riposo.
Che io non ti lasci mai solo, ma ti sia presente, con fede viva, immersa nell'adorazione, piamente abbandonata alla tua azione creatrice.
Gesù mio diletto, crocifisso per amore, io vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morire.
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di te, di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, affinchè la mia vita sia un riflesso della tua vita.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore, come Salvatore.
O verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passar la vita ad ascoltarti.
Voglio rendermi docile ai tuoi insegnamenti per imparare tutto da te: e poi, nelle tenebre dello spirito, nel vuoto, nell'impotenza, voglio fissare lo sguardo in te e restare nella luce del tuo splendore.
O mio astro adorato, affascinami, affinchè io non possa mai più sottrarmi alla tua luce.
O fuoco divorante, Spirito d'amore, sopravvieni in me, affinchè io faccia nella mia anima come una nuova incarnazione del Verbo, ed io gli sia una umanità aggiunta in cui egli rinnovi il suo mistero.
E tu, o Padre, degnati di curvarti verso la tua povera creatura, e vedi in essa solo il Diletto in cui hai messo tutte le tue compiacenze.
O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudune, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, io mi do a voi come una preda: immergetevi in me, affinchè io mi immerga in voi, aspettando di venire a contemplare nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze.

Amen.


 "...Ogni anno gli Esercizi Spirituali hanno rappresentato l’appuntamento formativo più importante per tutti quelli che hanno aderito alla proposta del Movimento o si sono interessati ad essa.
Molta strada è stata percorsa: è maturata la nostra identità e siamo diventati più certi della nostra missione nella Chiesa e nel mondo.
Questo ventesimo anniversario è perciò un’occasione speciale che vogliamo celebrare radunando assieme, per gli Esercizi, tutte le comunità.
Essi si svolgeranno a Lignano (28 aprile – 1 maggio 2012) e devono essere preparati da tutti e da subito, con la preghiera e con la carità. Faremo ogni sforzo perché nessuno sia escluso, soprattutto chi è più lontano.
Il carattere fortemente internazionale del prossimo raduno sottolinea in modo particolare la dimensione dell’accoglienza e della fraternità. Chiediamo a tutti la massima disponibilità perché ognuno possa esperimentare quanto è bello e quanto è dolce che i fratelli vivano insieme.
Nell’unità del Movimento la diversità di lingue e di culture offrirà un’immagine intensa e profonda della cattolicità della Chiesa.
Vi chiedo di pregare e di prepararvi, assecondando generosamente tutte le richieste che la Segreteria Generale vi rivolgerà per il buon esito dell’incontro.
Vi benedico, affidando tutto alla Vergine Santa, nostra Madre"
 (dalla lettera al Movimento in occasione degli Esercizi di P.Antonio Sicari)

mercoledì 25 aprile 2012

Se Cristo non fosse risorto, se non fosse vivo oggi, tutto ciò che è accaduto non sarebbe possibile».

Incontrati da Cristo...Testimonianza che voglio proporre e che mi particolarmente colpito..walter 

«Tu gli vuoi più bene a tuo marito?»
Il medico lo guarda: «Non faccia programmi a lungo termine. Non faccia mutui di dieci anni. E se vuole farsi una corsa, vada oggi. Perché forse domani non potrà più». Ugo ha saputo così di avere la Sla. Silvia era lì, seduta accanto al marito con il pancione di sei mesi. Aspettava la seconda figlia, Letizia, che oggi ha la stessa età della malattia: due anni e mezzo. Quando è nata, è uscita dall’ospedale in braccio al padre seduto nella carrozzina, spinta dalla madre: «Sembrava avesse partorito lui!». La risata di Silvia è limpida ed è uno squarcio. Ti fa vedere meglio tutto, la prova che vivono ogni secondo della giornata e la grazia che li visita.
La diagnosi è del 2009, dopo quattro anni di matrimonio. Ugo ne aveva quarantaquattro, e ha iniziato ad avere una stanchezza esagerata. Poi ad incespicare con un piede. È ingegnere, lavorava in un’azienda di componentistica per elettrodomestici. «E ha continuato a farlo imperterrito, come se nulla fosse», dice Silvia. Ma un mese alla volta si è fermato qualcosa. Prima le gambe, poi il diaframma, poi la lingua. Ed ogni colpo era un aiuto in più a cui cedere: la carrozzina, poi il ventilatore per respirare, poi la peg, il tubicino che lo alimenta. Ora il comunicatore, perché Ugo muove solo gli occhi. Guarda le lettere e il computer riproduce le parole. Una lettera alla volta, pianissimo, in silenzio. E Silvia attende, tutto il tempo che ci vuole. Anche solo per un ciao.
«Ogni passaggio, ogni peggioramento, ha significato una scelta, e quindi immense discussioni tra noi. Lui non accettava». E tu? «Ho fatto quello che fa una moglie: stargli accanto per farlo ragionare. Per cercare di scegliere insieme il bene». I muscoli di Ugo sono sani, cioè sente tutto, il dolore e le carezze. È che non può controllarli. Non può abbracciare i figli, e il suo volto ha perso l’espressività. «È un dolore anche questo», dice Silvia: «Non sai se sta ridendo o se è arrabbiato. Ma generalmente è arrabbiato…», ride. Lei sta imparando ad amare questa arrabbiatura. «Ho dovuto imparare tutto. Innanzitutto a chiedere aiuto. Come lui, che ha dovuto accettare di dipendere. E di vedere che la vita ti scorre intorno come prima e tu non puoi partecipare come vorresti». Ma la vita che gli gira intorno non è proprio come prima. È molto di più. «È esplosa». Negli ultimi due anni, in questa casa saranno passati almeno duecento ragazzi, con cene di dodici alla volta. E gli amici, senza tregua. «Per aiutarci in tutto. È vero che io ho imparato a chiedere, ma la cosa incredibile è stata la risposta. Innanzitutto dalla comunità di Dergano, che è stata qui, ogni giorno». Vengono anche le classi intere di catechismo, ché il prete le porta a vedere che cos’è la Comunione nell’Eucaristia a un malato: i bambini si mettono qui per terra, stanno a lungo fermi in silenzio. Poi le chiedono «ma tu gli vuoi più bene a tuo marito?».
Silvia, quando parla di lui, sembra parlare di "un'opera". E come chi porta avanti una grande opera, chiede preghiere. E ciò di cui ha più bisogno. «Io sono certa alla mattina, perché so che c’è qualcuno che sta pregando per me. Questa è la compagnia più grande: si è scatentata, proprio scatenata, una catena di preghiere impressionante. C’è una quantità di preghiere per noi che ci sostiene fisicamente nella fatica del quotidiano, che non passa, anzi è sempre più critica. Ma questa apertura l’ho imparata da Ugo, che è un uomo di fede, grande».
Il mutuo l'ha fatto lo stesso. Di trent'anni .“Ugo io ho bisogno di vederti, e di vedere come ti guarda Silvia, per imparare a voler bene a mia moglie”… Quando senti questo, capisci che porti qualcosa di grande e non puoi rifiutarlo». Dice di aver capito che è vero che il Signore non ti chiede niente di più di quello che puoi portare. «Ma neanche niente di meno. Bisogna imparare a dare tutto. E io ho una grazia grandissima, perché voglio bene a Ugo proprio come uomo, perché c’è, perché mi è dato. Come i miei figli. Ma se questa prova non fosse accompagnata come lo è, non potrei vivere così. Se Cristo non fosse risorto, se non fosse vivo oggi, tutto ciò che è accaduto negli ultimi due anni e mezzo in questa casa non sarebbe possibile». (Testimonianza tratta dal mensile "Tracce")

SPUDORATI....Libro di Mario Giordano...introduzione

...Interessante sapere che qualcuno non si rassegna ,non è un'ipocrita...o un qualunquista, 
Bravo Giordano!ma ora..tutti a "casa"

...La verità è che la tolda dell'Italia è piena di comandanti Schettino.
Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi difronte alle proprie responsabilità. Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice: «Sono pagato poco, se lavorassi in un'impresa guadagnerei di più». Potrebbe anche essere: se quel qualcuno lavorasse in un'impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d'azienda resisterebbe al suo posto presentando anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro
Palazzo...
Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa? E io rispondo sempre: non lo so. È vero: non lo so. Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po' di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. ......Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco, davvero troppo poco.
Perché proprio in questi mesi, mentre da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall'altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempisti-ca è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano. Mai visto nulla di più spudorato. Anche il tecnico Mario Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: lei, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni... Gli unici cui nessuno ha chiesto sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l'hanno fatta a passare indenni fra mille mannaie previste e tagli che sembravano
(sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare. Risultato: secondo i conti del «Sole-24 Ore», su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni. Meno dello 0,1 per cento...
Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un'altra parte? ....... Questo libro l'ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare. Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s'incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere. Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi non è solo un nostro diritto. È un nostro dovere. Per noi, per la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, be', pensate che ce n'è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione. La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E una sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. L'unico modo per tenerci vivi.

P.S..Chi ha incontrato Cristo il vivente non si rassegna , non solo si arrabbia ma cerca la compagnia dei "buoni",assieme alla giustizia ....con Lui "manovratore"nella vera Concordia...
Valter

martedì 24 aprile 2012

Cristo si è imbattuto nella mia vita, la mia vita si è imbattuta in Cristo

Cristo, questo è il nome che indica e definisce una realtà che ho incontrato nella mia vita. Ho incontrato: ne ho sentito parlare prima da piccolo, da ragazzo, ecc. Si può diventar grandi e questa parola è risaputa, ma per tanta gente non è incontrato, non è realmente sperimentato come presente; mentre Cristo si è imbattuto nella mia vita, la mia vita si è imbattuta in Cristo proprio perché io imparassi a capire come Egli sia il punto nevralgico di tutto, di tutta la mia vita. È la vita della mia vita, Cristo. In Lui si assomma tutto quello che io vorrei, tutto quello che io cerco, tutto quello che io sacrifico, tutto quello che in me si evolve per amore delle persone con cui mi ha messo.

Come diceva Möhler in una frase che ho citato molte volte: «Io penso di non poter più vivere se non lo sentissi più parlare» . È una frase che avevo messo sotto un’immagine del Carracci raffigurante Cristo quando ero al liceo. Forse una delle frasi che ho più ricordato nella mia vita. Cristo, vita della vita, certezza del destino buono e compagnia per la vita quotidiana, compagnia familiare e trasformatrice in bene: questo rappresenta l’efficacia di Lui nella mia vita.                                
(Don Luigi Giussani)

domenica 22 aprile 2012

NOTTE DEL SACRO a Brescia 21 Aprile..il nostro coro di S. Luca..video Teletutto

 
Grande successo per il coro S.Luca diretto da Lella Tomasini (coro del Mec)
Concerto di parole e musica sulle tracce della mistica  fuori e dentro il Carmelo
(ho cantato anch'io)

sabato 21 aprile 2012

Mons.Cafarra..La crisi...Zaccheo...il nostro gruppetto

Dall'intervista a Mons.Cafarra...
In cuor suo, cosa pensa della situazione politica italiana così critica? 
Il politico ha un ruolo fondamentale perché attraverso le sue scelte può confermare la crisi o cominciare a ricostruire la casa dentro la quale l’uomo sta sempre più male, ha perso la speranza e in cui i giovani fanno fatica a pensare a un futuro. Una cosa mi sembra ormai chiara: la costruzione di una comunità italiana che voglia sradicarsi dalla proposta cristiana non porta da nessuna parte. Noi siamo stati generati dal Vangelo. L’Italia è stata per secoli culla ed esempio internazionale di cultura e di civiltà. Ora sembriamo in un vicolo cieco e subiamo la supremazia dell’economico sul politico. Se vogliamo invertire questa tendenza demolitrice, i politici devono capire che non si costruisce niente se non si prende coscienza della visione che si ha della persona umana e delle scelte coerenti che ne conseguono.

Un tempo i cristiani erano soggetti protagonisti in questo compito di costruzione sociale e politica della società italiana. Ora non più. Cos’è accaduto?
Questo è uno dei peccati più gravi di omissione della comunità cristiana italiana di questi anni. L’assimilazione della dottrina sociale della Chiesa ha subìto un assordante silenzio che è segno di una malattia più seria: l’esperienza di una fede per cui quello che celebri la domenica non ha nulla a che fare con il lunedì. Significa che la fede non è rilevante per le categorie umane come il lavoro, gli affetti, la malattia, l’educazione dei figli, la distribuzione della ricchezza; la fede è come se ne fosse estranea. La soluzione non sta neanche in un opposto, come alcuni hanno cercato di proporre, ovvero in un cristianesimo inteso come una religione civile, una religione scristianizzata presa solo come modello etico. Su questo la cristianità italiana deve fare un serio esame di coscienza. Negli ultimi anni lo stiamo facendo e ci si rende sempre più conto di come uscire da questa situazione, ma la Chiesa ha mancato.

Qual è la cura? 
C’è una sola cura: la fede in Gesù Cristo. In un mondo scristianizzato c’è solo un modo per porsi dentro come uomo di fede: l’incontro con Cristo ti fa incontrare in modo vero ogni persona umana. Zaccheo quando incontra Cristo cambia il suo rapporto con l’altro, lo dimostra il fatto che prima era un ladro, poi dona metà del suo e restituisce moltiplicato per quattro ciò che aveva rubato. Quest’uomo non è cambiato perché ha sentito una predica sul settimo comandamento, ma perché è stato a tavola con Cristo. Lo stare a tavola con Cristo gli ha cambiato la vita. Questa è la cura perché la fede nasce sempre da un incontro: è il modo di porsi del cristianesimo. È anche un modo democratico, non crede?
(dalla Rivista "Tempi" di questa settimana)




A Tavola col Gruppetto dopo un "incontro"